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Secondo un articolo del New York Times, Israele, per mano dei suoi servizi segreti, è la mente dietro gli attacchi sui dispositivi elettronici pager esplosi in simultanea alle 15:30 di martedì 17 settembre ora locale in Libano e del 18 settembre. Il materiale esplosivo, del peso di due once (poco più di 56 grammi) è stato impiantato accanto alla batteria del singolo pager.

Il produttore in Taiwan

Fin dai primi momenti, in seguito al ritrovamento parziale di un dispositivo esploso e alla successiva condivisone in rete dell’immagine, si è cercato di ricostruire la supply chain di fornitura dei dispositivi. Le esplosioni – avvenute in due giorni diversi, cioè martedì 17 e mercoledì 18 – hanno portato il numero dei feriti a superare le 3.000 persone. Questo dato indica che i dispositivi coinvolti con ogni probabilità hanno superato le 2.000 unità. Un volume così grande di dispositivi non può che appartenere a una o a poche e voluminose spedizioni. 

Il resto di dispositivo, di cui potete osservare un’immagine qui in basso, ha permesso di identificato la casa di produzione del dispositivo in Gold Apollo, un’azienda con sede in Taiwan che produce sistemi di pagamento wireless e dispositivi di comunicazione semplificata wireless. Nella gamma dei suoi prodotti, come è possibile vedere dal sito, è presente anche il Pager Gold Apollo AR-924. Una volta che il produttore è stato identificato attraverso l’immagine circolata in rete, l’azienda taiwanese ha immediatamente diffuso un comunicato di chiarimento sui social media e sul proprio sito.

Secondo il comunicato di Gold Apollo, la produzione del modello AR-924 sarebbe stata delegata ad un’azienda con sede in Ungheria, a Budapest: “Gold Apollo Co., Ltd. ha stabilito una partnership a lungo termine con BAC CONSULTING KFT. (SZONYI UT 33/A. , 1142 BUDAPEST, HU, in appresso denominato “BAC”). Secondo l’accordo di cooperazione, autorizziamo BAC ad utilizzare il marchio registrato per la vendita di prodotti nelle regioni designate, ma la progettazione e la realizzazione dei prodotti sono esclusivamente responsabilità di BAC”.

In sostanza Gold Apollo si tira fuori dalla vicenda puntando il dito contro BAC CONSULTING.

L’amministratore delegato di Gold Apollo Shen Jing-kuang ha riferito di aver concesso la licenza alla Bac Consulting per 3 anni, tuttavia senza mostrare alcun documento che provasse l’effettiva concessione del marchio e lo spostamento di produzione in Ungheria.

Come fa notare un quotidiano taiwanese, se Gold Apollo avesse realmente concesso una licenza di produzione all’azienda bulgara BAC CONSULTING, questo avrebbe violato le misure di certificazione del luogo di orgine di Taiwan, in quanto sui pager esplosi l’etichetta informativa riporta come luogo di origine del dispositivo Taiwan.

Il broker in Budapest

BAC CONSULTING è un’azienda con sede in Budapest. Sui social media, sebbene l’azienda mantenga un sito (messo offline subito dopo l’accusa di Taiwan) e una pagina LinkedIn, l’attività effettiva dell’azienda appare poco chiara e lacunosa. A guidare la compagnia in veste di CEO è Cristiana Barsony-Arcidiacono il cui profilo LinkedIn può essere visualizzato a questo link.

Secondo il profilo LinkedIn, Barsony-Arcidiacono ricoprirebbe la carica di CEO dal febbraio 2019. Su Web Archive possiamo osservare che sul sito di BAC CONSULTING tra il 2016 e il 2021 non è stato fatto alcun cambiamento, ma l’azienda esisteva prima che Barsony-Arcidiacono ne assumesse effettivamente le redini in carica di CEO.

L’azienda sembra non avere dipendenti, se non qualche vecchia registrazione su LinkedIn. Il campo di azione di BAC CONSULTING è la consulenza strategica nel campo della sicurezza e, secondo un post della comunità Osint, ha una dimensione di fatturato tra i 500.000 e i 750.000 dollari annui. Effettivamente, da uno screenshot del sito – ora offline – l’azienda pubblicizza servizi in Asia molto simili a quello che può essere la vendita di un pager.

Si legge infatti: “Sviluppiamo tecnologie internazionali tra Paesi nel settore dei prodotti di telecomunicazione. Questa cooperazione comporta il ridimensionamento di un’azienda dall’Asia a nuovi mercati, ad esempio i Paesi in via di sviluppo”. 

Anche da questa frase sembrerebbe che l’unico ruolo della BAC CONSULTING sia quello di brokeraggio. Inoltre l’azienda sul proprio sito non ha dichiarato di produrre effettivamente sistemi pager o di avere una base di produzione in Ungheria.

Nella giornata del 18 settembre il segretario di Stato per la Comunicazione internazionale ungherese, Zoltan Kovacs, ha confermato in un post su X che, dopo un’attenta analisi interna delle forze di intelligence, non sono state trovate prove di una effettiva produzione su suolo ungherese dei pager coinvolti nelle esplosioni del 17 settembre in Libano. La CEO Barsony-Arcidiacono intervistata da Nbcnews ha riferito, in un brevissimo discorso, di non avere prodotto i dispositivi incriminati e di non aver consegnato quel tipo di dispositivo in Libano.

L’ordine di Hezbollah e la detonazione

I pagers sono dispositivi di comunicazione remota utilizzati per almeno tre motivi durante i conflitti e in aree di comunicazione sensibile: sono irrintracciabili, sono costruiti in modo che il segnale gps permetta le comunicazioni anche in aree remote ed isolate con scarsa copertura, e la loro batteria ha una durata media di 85 giorni.

Alle 15:30 in punto migliaia di pagers hanno iniziato a suonare in tutto il Libano. La detonazione è seguita ad un’azione dell’utente sul pager dopo che all’utente veniva richiesto di spegnere un allert comparso sul pager. Oltre ai grammi di esplosivo, all’interno del dispositivo sono stati piazzati dei piccoli contenitori di plastica con microsfere di metallo per massimizzare il danno. Solo a febbraio del 2024 il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah aveva chiesto ai membri dell’organizzazione di non utilizzare più smartphone per le comunicazioni. 

Come riporta il The Times, Hezbollah avrebbe inviato mesi fa un ordine per 5.000 dispositivi pager. Il quotidiano britannico tuttavia non è riuscito ad identifcare il reale destinatario dell’ordine. Resta il fatto che l’altissima precisione con cui sono stati posizionati l’esplosivo e i serbatoi di sfere metalliche indicano che la manomissione ha necessitato di tempo. Le domande a cui rispondere restano due: in quale momento della catena di spedizione si è inserito il Mossad? Le modifiche ai dispositivi sono state fatte all’origine, cioè nei siti di produzione oppure durante gli interscambi di spedizione? 

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