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Le coste lungo il Mar d’Azov sono già interamente occupate dalle truppe russe. Adesso Kiev teme che la stessa cosa possa accadere sul Mar Nero, lì dove Mosca controlla già Kherson. È quanto paventato dal vice ministro della Difesa ucraino, Anna Malyar, sentito dall’agenzia Unian. Per la verità questa prospettiva è nota da tempo. Quando i russi il 24 febbraio, primo giorno di guerra, sono entrati dalla Crimea hanno subito preso la cittadina di Nova Kakhova, dirigendosi successivamente sia verso est, in direzione Mariupol, e sia verso ovest, verso per l’appunto Kherson. Si è intuito cioè che nei piani del Cremlino c’era l’intenzione di bloccare ogni accesso al mare a Kiev.

Le “nuove mappe”

Il conflitto però solo adesso sta prendendo una decisa fisionomia. Nelle prime settimane, specialmente quando i soldati russi si trovavano anche a nord di Kiev, non si comprendevano molto bene i veri obiettivi di Mosca. Se cioè l’intento era quello di un’annessione per intero dell’Ucraina oppure di un rovesciamento del governo, senza intaccare gli attuali confini. Guardando le mappe, adesso è possibile tracciare quella che potrebbe essere la nuova geografia ucraina auspicata dal Cremlino. E cioè uno Stato ucraino ridimensionato territorialmente e senza sbocchi sul mare.

Del resto di nuove cartine se ne parla da giorni. Come sottolineato su InsideOver lo scorso 28 aprile, nelle stesse cancellerie europee sono iniziate a circolare delle nuove mappe, segno di come in occidente si è iniziato a mettere in conto uno scenario in cui Kiev è destinata a perdere parte del proprio territorio. Il tutto ovviamente se i russi dovessero riuscire a conquistare militarmente il Donbass, dopo aver messo gli scarponi a Mariupol.

Ad ogni modo, il fatto che l’allarme sulle velleità russe lungo le coste ucraine sia stato rilanciato dalle stesse autorità di Kiev appare ulteriormente emblematico della situazione. “La Russia – ha dichiarato Anna Malyar – non abbandona i suoi piani per conquistare i confini geografici delle regioni di Donetsk e Lugansk, ma ora sta cercando anche di fare lo stesso nelle regioni di Kharkiv e Kherson. Il loro obiettivo è isolare l’Ucraina dal Mar Nero e dal Mare di Azov”.

Cosa rappresenterebbe per Mosca un’Ucraina senza sbocchi sul mare

È probabile che la Russia avesse nelle sua intenzioni iniziali uno sfaldamento dell’attuale Stato ucraino e quindi l’insediamento di un governo più vicino a Mosca. Fallita però la morsa su Kiev, il Cremlino potrebbe puntare sulla creazione di territori cuscinetto in grado di allungare la distanza tra Mosca e un’Ucraina più ridimensionata e senza sbocchi sul mare. Kiev al momento ha perso Mariupol e Kherson. Due zone strategiche: la prima è affacciata sul Mar d’Azov, oramai un vero e proprio “lago russo”, mentre la seconda sul Mar Nero. All’Ucraina rimane come sbocco sul mare Mykolaiv e soprattutto Odessa. Da qui parte una fetta importante dell’export ucraino.

Se la Russia, che ha imposto da ieri il Rublo come moneta a Kherson e che considera Mariupol oramai sotto il proprio controllo nonostante la presenza di soldati ucraini dentro l’acciaieria Azovstal, dovesse prendere anche Odessa, cambierebbe per sempre il futuro dell’Ucraina.

Il governo di Kiev senza più porti, si ritroverebbe chiuso in territori più poveri rispetto al Donbass e con la prospettiva di dover esportare i prodotti agricoli unicamente da porti in mano russa. In poche parole, se il Cremlino non può avere Kiev allora l’obiettivo è quello di rendere l’Ucraina non solo meno estesa ma anche chiusa sul Mar Nero e costretta ad avere a che fare con Mosca per i propri commerci. Per l’economia ucraina questo rappresenterebbe un autentico disastro.

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