Svelato il ruolo della Cia negli attacchi ucraini al petrolio russo: l’inchiesta del New York Times

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI

In un’inchiesta esplosiva pubblicata dal New York Times, emergono dettagli sconvolgenti su come la Cia, con l’apparente benedizione del presidente Donald Trump, abbia intensificato una campagna di attacchi di droni ucraini contro impianti petroliferi e petroliere russe. Questi sabotaggi sarebbero avvenuti proprio mentre l’amministrazione Trump stava negoziando la pace in Ucraina e cercando di ripristinare relazioni bilaterali con Mosca. Ma la domanda che aleggia su questa rivelazione è: Trump ha davvero approvato queste azioni, o si tratta di un’operazione autonoma dello “Stato profondo”, che evidenzia una feroce lotta di potere all’interno della sua amministrazione? Sono i “guerrafondai del Deep state” a cui alludeva, non più tardi di una decina di giorni fa, Tulsi Gabbard?

L’inchiesta del New York Times

L’articolo del Times, firmato dal reporter Adam Entous, si basa su oltre 300 interviste con funzionari governativi, militari e di intelligence da vari Paesi, inclusi Stati Uniti, Ucraina e Russia. Dipinge un quadro caotico dell’amministrazione Trump, segnata da profonde divisioni interne in tema di politica estera. Al centro di tutto, quello che può apparire come un paradosso: mentre Trump tentava di mediare un accordo di pace, la Cia ha messo in atto operazioni segrete per indebolire l’economia russa.

Secondo il Times, la campagna ha preso slancio a giugno 2025, quando ufficiali militari Usa, frustrati dalle restrizioni imposte dal Pentagono, si sono coordinati con la Cia per ottimizzare gli attacchi ucraini. Invece di colpire obiettivi generici, il focus si è spostato su raffinerie petrolifere russe, mirando a componenti critici come i “coupler” – pezzi difficili da sostituire che potevano paralizzare una raffineria per settimane.

Il supporto della Cia

La Cia ha fornito intelligence per il targeting e assistenza tecnica .Questi attacchi, tuttavia, non si limitavano alle raffinerie: la CIA ha autorizzato supporto per attacchi drone su navi della “flotta ombra” russa nel Mar Nero e nel Mediterraneo, usate per eludere sanzioni. L’impatto economico? Secondo stime dell’intelligence Usa, fino a 75 milioni di dollari al giorno di perdite per l’economia russa, con code alle stazioni di servizio in Russia e un calo significativo delle esportazioni energetiche.

Il giornale americano sottolinea che queste operazioni avvenivano “in segreto, con la sua benedizione” – riferendosi a Trump. John Ratcliffe, direttore della Cia e amico personale del presidente (con cui giocava a golf la domenica), avrebbe discusso i risultati con Trump, che li elogiò per la deniability (negabilità) e il leverage (leva) che offrivano nei negoziati. Trump avrebbe detto a Ratcliffe che questi attacchi gli davano un vantaggio mentre Putin lo “prendeva in giro”.

I dubbi sull’inchiesta

Qui entra in gioco il dilemma centrale. L’inchiesta del Times suggerisce un’approvazione esplicita da parte di Trump, motivata dal suo stile da deal maker: usare la carota (negoziati amichevoli con Putin) e il bastone (sabotaggi segreti) per forzare un accordo. Trump, descritto come “inconsistente” dal giornale liberal ma determinato a siglare una pace storica, vedeva questi attacchi come un modo per indebolire Putin senza sporcarsi le mani pubblicamente.

Ciò che è sicuramente vero riguarda le profonde divisioni all’interno dell’amministrazione Trump. Il presidente è circondato da fazioni contrapposte: da una parte, gli “scettici ucraini”, guidati dal vicepresidente JD Vance e dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, che spingono per reindirizzare risorse militari verso la Cina e il Medio Oriente, considerando l’Ucraina una causa persa; dall’altra, figure più favorevoli a Kiev, come l’inviato speciale Keith Kellogg e il generale Christopher Cavoli (comandante delle forze USA in Europa), spesso emarginati o messi in secondo piano per le loro posizioni pro-Ucraina.

La Cia, accusata da Trump durante il suo primo mandato di far parte dello “stato profondo”, ha operato in questo anno con grande autonomia: ha protetto i propri programmi in Ucraina, mantenuto la presenza sul terreno e, in certi periodi, continuato a fornire intelligence nonostante i congelamenti degli aiuti ordinati dal presidente. Insomma, anche con Trump, la “guerra per procura” è proseguita.

Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. Unisciti a noi, abbonati oggi!