Guerra /

Lo scorso 4 settembre i cieli tra Taiwan e la Cina sono stati teatro di un giallo che ha scomodato il Ministero della Difesa di Taipei: un caccia cinese era stato dato per probabilmente abbattuto dalla difesa aerea dell’isola. Il caccia, secondo le indiscrezioni della prima ora, era dato per essere un Sukhoi Su-35, e date le iniziali frammentarie notizie si riteneva anche che potesse essere precipitato per via di un guasto tecnico e addirittura essere un caccia di Taiwan.

Oggi Cctv, la televisione di Stato cinese, sembra avere risolto ogni dubbio sulla vicenda, a cominciare dal velivolo, che risulta essere un Chengdu J-10. A quanto risulta il caccia, monomotore, è precipitato a seguito dell’ingestione di un volatile nella presa d’aria che ha causato una grave avaria al compressore provocando lo spegnimento del propulsore. Il pilota, che stava volando a bassa quota, non ha potuto fare altro che lanciarsi prima di essersi assicurato che il velivolo sarebbe precipitato in una zona disabitata della provincia di Guangxi, nei pressi della città di Guilin, nella Cina meridionale.

Il pilota, come evidenziato anche dai filmati comparsi in rete nelle ore immediatamente successive allo schianto, ha subito ferite gravi e nel video della Tv cinese viene mostrato ancora in quello che sembra un letto di ospedale.

L’incidente aveva dato luogo ad una ridda di ipotesi sul suo abbattimento, fomentate anche dal silenzio della Cina che solo in queste ore ha chiarito il mistero, se davvero così si può dire. Solo il governo di Taiwan, come detto, aveva smentito che la sua difesa aerea fosse entrata in azione abbattendo il caccia.

L’ipotesi dell’abbattimento, in quelle prime ore, poteva anche essere plausibile per delle continue penetrazioni nella Adiz (Air Defense Identification Zone) di Taiwan da parte di velivoli cinesi, che si sono intensificate soprattutto nel periodo in cui l’isola è stata visitata dai diplomatici americani giunti anche per siglare accordi per forniture militari importanti, come quelli per i missili antinave Harpoon o per i sistemi di artiglieria M-142 Himars (High Mobility Artillery Rocket Systems) e Atacms (Army Tactical Missile Systems).

Il Chengdu J-10 è un caccia monoposto, a singolo motore, multiruolo, con ala a delta a piani anteriori canard che sembra essere il frutto della mescolanza delle linee generali dei caccia Typhoon e Rafale. L’ingestione di un volatile è una delle cause più frequenti che portano a quella che viene chiamata, in gergo, “piantata” di un propulsore: se per un velivolo bi o plurimotore non rappresenta un serio problema, per un velivolo monomotore lo diventa, soprattutto in caso di volo a bassa quota.

Resta ora da chiarire perché la Cina abbia atteso così tanto per sollevare la coltre di dubbi sul caccia precipitato. Molto probabilmente Pechino ha ritenuto opportuno non esprimersi da subito, in quanto in quei giorni era trapelata la notizia che il Pakistan aveva dimostrato la volontà di acquistare un certo numero di caccia J-10. Islamabad, infatti, aveva chiesto il J-10 già nel 2009 ma con la produzione congiunta del JF-17, il velivolo cinese era stato messo in secondo piano. Ora, con l’arrivo in India dei caccia francesi Rafale, le trattative tra Cina e Pakistan sono ricominciate. Insieme al J-10CE, Islamabad ha chiesto anche i missili aria-aria PL-10 e PL-15, rispettivamente a corto e lungo raggio.

La Cina avrebbe quindi cercato di nascondere in un primo tempo l’accaduto. Del resto la storia del J-10 è stata funestata da una serie di incidenti: sono almeno otto dal 2014, tra cui uno in cui ha trovato la morte una delle prime donne pilota di caccia cinesi, e 13 in totale dal 2009. Pertanto, forse per prendere tempo in funzione dell’esito della commissione di inchiesta, ma forse, ed è più probabile, per non far annoverare un altro incidente nel curriculum del J-10 in un momento in cui all’orizzonte si stava prospettando un ordine di acquisto importante, si è scelto di coprire l’accaduto sotto un manto di silenzio lasciando trascorrere il tempo, come nella migliore tradizione orientale.

Alla luce di questa ipotesi, però, anche la spiegazione ufficiale, quella dell’ingestione di un volatile nella presa d’aria del motore, appare fumosa e forse è stata data proprio per occultare un qualche tipo di guasto meccanico non derivante da cause esterne: del resto il numero di incidenti, alcuni anche mortali, nella carriera del caccia è abbastanza elevato e rappresenta una pessima pubblicità un ulteriore caccia perduto per noie meccaniche nel momento in cui c’è la possibilità di piazzare un ordine internazionale.

C’è anche una terza possibilità ed è data dall’addestramento dei piloti cinesi: nel 2016, in occasione della morte di Yu Xu, il primo pilota da caccia donna, alcuni analisti avevano fatto osservare come le ore di volo dei piloti cinesi fossero inferiori rispetto a quelle dei loro colleghi americani, pertanto avrebbero “meno familiarità” coi mezzi e soprattutto meno esperienza per affrontare situazioni critiche. Il pilota del caccia precipitato lo scorso settembre, Wang Jiangduong, aveva al suo attivo 2100 ore di volo ma non sappiamo da quanto tempo era in servizio nella Plaaf (People’s Liberation Army Air Force), pertanto non abbiamo modo di dire se siano sufficienti oppure no. Il sospetto comunque resta, come resta quello che l’incidente possa essere stato causato da un guasto meccanico di qualche tipo e non dall’ingestione di un volatile nel motore.

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