L’orribile strage di Sumy, dove un missile russo Iskander ha ucciso 34 persone (tra le quali alcuni bambini) e ne ha ferite 84 (questo, almeno, il bilancio al momento in cui scriviamo), è la replica di un copione tragico cui abbiamo assistito molte volte in questi tre anni di guerra in Ucraina. Cadono gli ordigni, muoiono i civili. Gli ucraini accusano la Russia di un ennesimo crimine di guerra. I russi rispondono di aver mirato a un obiettivo militare annidato nel tessuto urbano, di fatto replicando le accuse che Israele da sempre muove ai palestinesi di Hamas. E infatti sulla Rete russa sono subito comparse immagini come quella che riproduciamo qui sotto, tese a dimostrare la “buona fede” del bombardamento.

Nel caso specifico di Sumy, poi, si sono subito aggiunte polemiche interne all’Ucraina, particolarmente forti tra le autorità locali. Il sindaco di Konotop, una cittadina vicina, in un video molto emozionale, ha chiesto le dimissioni del governatore regionale e del capo del locale ufficio dell’SBU (il servizio segreto ucraino) entro le 18, minacciando in caso contrario di “dire la verità” su quanto accaduto a Sumy. Non solo: un ex deputato del Parlamento ucraino ha scritto sui social che a Sumy era in corso una cerimonia di distribuzione di medaglie a ufficiali e soldati, che sarebbe stata l’obiettivo vero dell’attacco, e che ad assistere erano stati portati molti civili, tra cui quelli dell’autobus investito dall’esplosione del missile.
Il timore di una nuova offensiva russa
Di fronte a tante morti di persone innocenti le parole e le giustificazioni, ovviamente, stanno a zero. Colpire il centro di una città vuol dire, inevitabilmente, ammazzare civili e prendersene la responsabilità. Quello che va rilevato, però, è che questo attacco (accompagnato da ulteriori bombardamenti su altri centri della stessa regione di Sumy) va inserito in uno scenario più ampio, che potrebbe preludere ad altre pagine drammatiche del conflitto. Già un mese fa, infatti, il presidente Zelensky aveva lanciato un allarme ben preciso: i russi stanno preparando un’offensiva contro Sumy e Khar’kiv. L’allarme è stato ripreso nei giorni scorsi, con toni di maggiore urgenza, dal generale Aleksandr Syrsky, il comandante in capo delle forze armate ucraine.
I missili sulla città di Sumy e sulla regione circostante, quindi, potrebbero essere il primo passo della tanto temuta offensiva che, se davvero progettata dai comandi russi, spiegherebbe anche la riluttanza di Vladimir Putin ad accelerare il negoziato con gli Usa di Donald Trump per arrivare a un cessate il fuoco. A dare maggiore sostanza al timore di un’escalation nel conflitto arrivano anche altre notizie. Dopo aver attraversato il fiume Oskol, che entra ed esce da Russia e Ucraina scorrendo verso Sud e facendo quasi da confine naturale, le truppe russe avrebbero costituito una piccola testa di ponte che poi, pian piano, hanno trasformato in una vera breccia, larga fino a 34 chilometri e profonda fino a 4 chilometri, dove sono andati accumulando truppe e mezzi. Gli analisti militari russi pensano che nelle prossime settimane da lì potrebbe partire prima il tentativo di aumentare la pressione su Kupyansk e, più avanti, di usare il consolidamento per lanciare un’ulteriore offensiva in direzione di Khar’kiv e Sumy.
In altre parole, il tentativo del Cremlino sarebbe quello di rovesciare a specchio la tattica impiegata dagli ucraini quando, nell’agosto del 2024, entrarono nella regione russa di Kursk, occupandone una parte consistente. Il loro obiettivo era di avere un “gettone” da giocare al tavolo della trattativa. Ora i russi, che hanno riconquistato i territori della regione di Kursk, sarebbero tentati di fare lo stesso con le regioni di Sumy e Khar’kiv. Con una differenza sostanziale: Kursk, a parte la vicina centrale nucleare di Kurchatov, non ha grande importanza. Khar’kiv, con un milione e mezzo di abitanti (almeno fino a prima della guerra) è la seconda città dell’Ucraina.
