La coalizione a guida saudita che dal 2015 sta attuando una vasta, quanto cruenta, azione militare contro gli Houti nello Yemen rischia di perdere un pezzo: da Khartoum infatti, fanno sapere che è in discussione la possibilità che il Sudan lasci sauditi ed emiratini, dopo tre anni in cui il paese africano ha supportato politicamente e militarmente l’azione anti Houthi. Il parlamento sudanese si è mostrato scettico sulla prosecuzione dell’impegno nello Yemen, mentre di pari passo anche nell’opinione pubblica monta sempre più la protesta per una missione che sta portando un gran numero di soldati di Khartoum a morire tra le lande yemenite.

Troppi soldati deceduti nello Yemen

Nei giorni scorsi, presso la provincia yemenita di Hajjah, un agguato degli Houthi ha provocato la morte di numerosi soldati della coalizione a guida saudita. Tra di loro, la maggior parte delle vittime erano sudanesi: il governo di Khartoum non è riuscito al momento ancora a quantificare con precisione il numero di militari del proprio paese deceduti, ma il sospetto è che la cifra sia superiore alla decina. Non è stata la prima volta, dall’inizio del conflitto, che dallo Yemen arrivino notizie di militari sudanesi uccisi in guerra. Ecco perché l’opinione pubblica inizia a vedere di cattivo occhio la missione del Sudan al fianco dei sauditi; tale missione è nata con l’intento, da parte del governo locale, di affiancare Riyadh e porre il paese in linea con la posizione delle petromonarchie del golfo. Ma adesso tutto appare drasticamente in discussione.

A confermare l’intenzione di aprire, in seno al governo, una discussione sulla permanenza di soldati sudanesi nello Yemen, è stato lo stesso ministro della Difesa del Sudan, Ali Salem. Nel corso di un discorso pronunciato in parlamento, il rappresentante dell’esecutivo di Khartoum ha spiegato che la discussione è in effetti avviata e che emergono posizioni favorevoli e contrarie allo schieramento di truppe sudanesi nello Yemen. “Stiamo conducendo studi e valutazioni – ha dichiarato Ali Salem, così per com’è possibile leggere da una nota locale – in questi giorni su una eventuale possibile partecipazione delle forze sudanesi alle operazioni militari nello Yemen. Ci sono favorevoli e contrari, quindi prenderemo una decisione che porterà benefici e stabilità al paese”. Prima del governo, a cui compete la decisione finale, è stato lo stesso parlamento di Khartoum a sollecitare una discussione per iniziare a valutare un eventuale disimpegno delle truppe dallo Yemen. La situazione potrebbe avere importanti evoluzioni già nei prossimi giorni.

Nessun beneficio per il Sudan

Tra i banchi del parlamento, è stato soprattutto un deputato ad intestarsi la battaglia politica per l’addio del Sudan alla guerra al fianco dei sauditi: Hassan Othman Rizq, parlamentare di lungo corso, ha dichiarato alla Reuters che il suo netto convincimento circa l’opportunità per ritirare le truppe dallo Yemen poggia su una base tanto giuridica quanto economica. Per quanto concerne il primo punto, secondo Rizq nel 2015 non c’è stata alcuna approvazione dell’organo legislativo e dunque la missione dovrebbe considerarsi a tutti gli effetti illegale. Ma è nel secondo punto che la riflessione politica del deputato sudanese centra un’argomentazione anch’essa molto sentita, specie in questi giorni, tra l’opinione pubblica del paese africano: “La nostra economia – commenta infatti Rizq – Non ha tratto giovamento da questa missione. Il paese, in termini di morti sul campo ed a livello economico, c’ha solo rimesso dal conflitto nello Yemen”.

Questo punto sarebbe anche preso in considerazione dallo stesso governo; il riferimento è ai mancati compensi da parte dei sauditi per l’affiancamento di Khartoum nella guerra inscenata contro gli Houthi. A fronte di tanti soldati morti, spesso inviati nei fronti più caldi del conflitto, il Sudan non ha avuto quel supporto finanziario che forse da Riyadh e da Abu Dhabi avevano promesso nel 2015. Del resto, già tre anni fa appariva chiaro come Khartoum stesse appoggiando i Saud e gli emiratini nella speranza di poter avere ossigeno finanziario ed economico per la propria economia. “Alcuni paesi – ha continuato ancora il deputato Rizq – Non hanno preso parte direttamente alla guerra ma ricevono aiuti finanziari. Noi invece rimaniamo alla finestra pur mettendo i nostri uomini sul campo”. L’eventuale addio del Sudan alla guerra contro gli Houthi, potrebbe avere implicazioni tanto pratico – militari quanto (soprattutto) di natura politica, specie perché dimostrerebbe le ennesime lacune di una coalizione che nel paese asiatico è andata quasi sempre incontro ad autentici disastri.

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