É successo lunedì nella notte, in Sudan le Forze di supporto rapido (RSF) hanno abbattuto un aereo cargo. Tra i primi entusiasmi dei soldati che credevano di aver sventato una minaccia, ci si è però resi conto che l’aereo trasportava probabilmente armi agli stessi ribelli. Inoltre si pensa che fosse legato agli Emirati Arabi Uniti e che a bordo ci fossero cittadini russi. Quest’ultimo particolare ha segnato la gravità dell’accaduto, notificato immediatamente dall’ambasciata russa in loco al Cremlino. In base ai documenti mostrati nel filmato dell’accaduto, si pensa che l’aereo fosse affiliato a una compagnia aerea precedentemente legata agli Emirati Arabi Uniti, che si sarebbero impegnati ad armare le Forze di supporto rapido. Gli Emirati, invece, hanno negato di essere coinvolti nel conflitto.
Lo schianto è avvenuto nella regione settentrionale di Malha, nel Darfur, vicino al confine con il Ciad. Secondo Sudan War Monitor, l’aereo è stato abbattuto per errore dai separatisti della RSF, uno dei gruppi separatisti ribelli al centro degli scontri che stanno devastando il Paese.
Guerra civile sudanese e gli alleati delle due fazioni
In Sudan la guerra civile è scoppiata nell’aprile 2023 e vede l’RSF scontrarsi con l’esercito sudanese (SAF). Il conflitto ha lentamente lacerato il Paese, innescando la più grande crisi di fame e di sfollati nel mondo. La regione del Darfur non ha praticamente mai visto pace dal 2003, quando il Movimento popolare di liberazione del Sudan attaccò le forze militari sudanesi distruggendo aerei governativi all’aeroporto di Al-Fashir. Alla base del conflitto c’erano tensioni tra le comunità arabe e non arabe. Anche nella guerra civile in corso entrambe le parti in guerra sono state accusate di crimini di guerra e massacri etnici. Si parla di un conflitto che ha causato la morte di 150mila persone e costretto circa 10milioni di persone ad abbandonare le proprie abitazioni.
Nel contesto della guerra civile, l’esercito sudanese ha ottenuto il sostegno di Iran, Egitto e Ucraina, mentre le Forze di supporto rapido sono sostenute da Emirati Arabi Uniti e Russia. Il coinvolgimento di queste specifiche parti ha reso il Sudan un altro campo di scontro tra le forze ucraine e russe.
Sempre secondo Sudan War Monitor, all’interno dell’aereo c’era un carico di armi destinato al rifornimento delle stesse RSF. Successivamente, sul luogo sono stati trovati un passaporto russo e un certificato dell’ingegnere capo della Airlines Transport Incorporation FZC, società con sede negli Emirati Arabi Uniti e che ha legami saldi con Kirghizistan e Russia. A bordo si trovavano due russi, Viktor Granov e Anton Selivanets.
L’errore dell’RSF
Il video della scena immediatamente successiva all’abbattimento dell’aereo, ritrae i combattenti che esultano ignari della gravità delle loro azioni. Nello specifico, uno dei comandanti delle RSF nel Darfur, Ali Rizkallah “Savannah”, prende parola per mostrare l’orgoglio di aver utilizzato “missili guidati” con lo scopo di abbattere “Antonov egiziano”.
Infatti, qualche giorno prima il comandante capo delle RSF Mohamed Hamdan Dagalo aveva accusato l’aviazione egiziana di aver bombardato le sue truppe. Perciò, convinti si trattasse di un aereo egiziano di supporto al regime sudanese contro cui combattono, i ribelli delle RSF hanno finito col bombardare un aereo amico.
I dettagli dell’avvenimento sono però confusi. Alcuni rapporti parlano di un guasto tecnico, ma sia l’esercito che l’RSF affermano di aver abbattuto l’aereo. Qualcuno sostiene che potrebbe essere stato preso di mira per errore, ma l’alone di mistero ha insospettito la Russia.
Al momento il corpo diplomatico russo sta indagando sulle affermazioni delle RSF. Le forze paramilitari hanno dichiarato in un comunicato di aver abbattuto un “aereo da guerra straniero” che supportava l’esercito sudanese. L’RSF sostiene che fosse pilotato dall’esercito egiziano, accusato di aver bombardato civili, sebbene l’aereo fosse stato identificato come un Antonov, quindi di produzione sovietica. L’Egitto ha negato le accuse secondo cui avrebbe fornito supporto militare all’esercito sudanese durante il conflitto.
La carta di sicurezza rinvenuta identificava il mezzo come un Ilyushin Il-76 di fabbricazione russa operato dalla New Way Cargo del Kirghizistan. Il Jet sembra fosse in missione per consegnare equipaggiamenti e medicinali alla città di el-Fasher. Nonostante la mancata risposta tempestiva dell’aviazione civile del Kirghistan, il sito web Osint aviation safety network ha confermato quanto mostrato nelle immagini dei paramilitari.
É stato poi confermato dall’Ong Conflict observatory, che monitora la guerra in Sudan, il collegamnento degli Ilyushin Il-76 di New Way Cargo all’armamento dell’RSF. Nel rapporto si legge che la compagnia aerea ha facilitato il trasferimento di armi degli Emirati Arabi Uniti con voli verso l’aeroporto di Amdjarass in Ciad. D’altra parte, gli Emirati Arabi Uniti non hanno negato l’esistenza dei voli, ma hanno affermato che il loro scopo è quello di fornire supporto a un ospedale locale.
Il ruolo della Russia
Benchè storicamente la Russia sostenga le RSF sin da quando era al potere Omar al-Bashir, con il quale aveva stipulato accordi per lo sfruttamento delle risorse aurifere in Darfur in cambio di supporto militare e protezione politica, c’è la possibilità che la strategia russa preveda il doppio gioco. La Russia stava infatti tentando di avvicinarsi al governo di transizione, guidato per l’appunto dall’esercito sudanese. Lo scopo è quello di non perdere terreno nella conquista delle risorse africane e di realizzare il progetto di una base militare sul Mar Rosso.
In passato il supporto alle RSF ha permesso alla Russia di mantenere un flusso costante di oro, commercializzato attraverso gli Emirati Arabi Uniti, riuscendo così a finanziare le operazioni militari russe nonostante le sanzioni occidentali. L’inizio del conflitto interno in Sudan ha però portato la Russia a bilanciare il suo sostegno alle RSF e a riavvicinarsi quindi al Governo di transizione.
Dunque, le informazioni confuse sulle dinamiche dell’incidente, il doppio gioco della Russia e le dichiarazioni delle RSF potrebbero indurre a pensare che potrebbe non essersi trattato di un errore.

