Diventa fotoreporter IMPARA DAI PROFESSIONISTI
Guerra /

Quando le acque del Mediterraneo iniziano a ribollire, gli Stati Uniti hanno sempre un’opzione: inviare il gruppo d’attacco della portaerei Uss Harry S. Truman. E anche questa volta, con la Siria nel pieno delle tensioni per Idlib e per l’attacco israeliano contro Latakia, il Pentagono ha optato per la stessa tattica.

In questi giorni, il comando della Sesta Flotta degli Stati Uniti, di base a Napoli, ha annunciato che il gruppo d’attacco è entrato ufficialmente nel suo settore operativo. Secondo le informazioni rilasciate dalla stessa marina militare statunitense, il gruppo d’attacco che ha lasciato la base di Norfolk per dirigersi verso le coste europee prevede la nave ammiraglia di classe Nimitz Uss Harry S. Truman, nove squadroni aerei, l’incrociatore lanciamissili della classe Ticonderoga Uss Normandy, e i cacciatorpedinieri classe Arleigh Burke del Destroyer Squadron, che comprendono la Uss Arleigh Burke e la Uss Forrest Sherman. Nell’area operativa scelta dal “carrier strike group” sono inoltre già presenti i cacciatorpedinieri Uss Bulkeley e lo Uss Farragut.

Dove questo dispiegamento possa essere realizzato, è ancora ufficialmente un mistero. La Sesta Flotta sovrintende alle forze navali presenti in tutti i mari europei e nordafricani, dal Baltico al Mediterraneo orientale, compreso anche il Mar Nero e il Caspio. Ed è quindi chiaro che non si possa sapere esattamente dove opererà il gruppo d’attacco. Ma è altrettanto evidente che l’arrivo della Uss Truman nei mari europei indica un avvicinamento alle forze russe in un momento di particolare tensione con Mosca.

Questo è dato anche dal fatto che il gruppo d’attacco della Truman è lo stesso che è stato inviato vicino alle coste siriano l’11 aprile di quest’anno. Pochi giorni dopo, gli Stati Uniti, insieme a Francia e Gran Bretagna, hanno intrapreso l’attacco contro le basi siriane ritenute parte del programma di armi chimiche di Bashar al Assad dopo le accuse al governo di Damasco di aver utilizzato armi chimiche contro Douma.

Il segnale quindi sembra chiaro: il Pentagono ha intenzione di posare di nuovo l’occhio sul Mediterraneo o, in generale, sulle aree nei pressi delle operazioni russe. E del resto non è una novità che gli Stati Uniti abbiano di recente scelto di aumentare la loro forza navale nelle aree più calde del cosiddetto Mediterraneo allargato. Specialmente in un momento in cui le tensioni con l’Iran non accennano a diminuire e in cui la Russia ha incrementato in modo sensibile la presenza navale nelle acque antistanti la Siria. 

Nelle ultime settimane, il governo degli Stati Uniti ha fatto arrivare il sottomarino a propulsione nucleare classe Los Angeles Uss Newport News, armato con missili Tomahwak, nel porto di Gibilterra. Una visita programmata, hanno fatto sapere dal comando britannico che sovrintende la Difesa di Gibilterra. Ma, come segnalato anche su questa testata, non va sottovalutato che lo scorso marzo, il sottomarino della classe Virginia Uss John Warner si fermò a Gibilterra per fare rotta verso il Mediterraneo orientale pochi giorni prima dell’attacco contro la Siria in cui lo stesso sottomarino lanciò sei missili Tomahawk contro le basi siriane.

E guarda caso, anche in questi giorni, dopo alcune settimane dall’arrivo di un nuovo sottomarino a Gibilterra, la Siria è stata attaccata. Un attacco realizzato da Israele ma in cui resta ancora misterioso il coinvolgimento di altre forze, in particolare della Francia. E proprio per questo motivo, la marina russa ha deciso di dare il via a nuove imponenti esercitazioni in tutte le acque fra Siria, Cipro e Libano. Un messaggio evidentemente rivolto all’aeronautica israeliana, ma anche inevitabilmente, a tutte le flotte aeree e navali interessate a quanto avviene in Siria. 

.
Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY