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Il Mediterraneo ribolle in vista della prossima offensiva su Idlib, in Siria. La marina militare russa, dopo le voci su un presunto attacco chimico preparato dalle forze di Bashar al Assad, ha fatto arrivare in massa la flotta davanti alle coste siriane. Un dispiegamento superiore alle aspettative che ha fatto capire quanto Vladimir Putin abbia interesse a fare in modo che nessuno tra Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti attacchi l’esercito siriano mentre assedia l’ultima roccaforte jihadista.

Putin ha mandato un segnale chiarissimo, tanto che la Nato, alleanza quasi invisibile durante la guerra in Siria, ha chiesto a tutti gli attori in campo (Mosca compresa) di “moderarsi”. Il rischio di un’escalation è molto elevato. E mentre la Russia rafforza la sua presenza navale al largo delle coste siriane, anche gli Stati Uniti muovono le loro pedine.

Sono due i mezzi della Us Navy arrivati nel Mediterraneo a destare particolare interesse (e allarme dal punto di vista russo e siriano). Il primo, è il cacciatorpediniere lanciamissili Uss Ross. Un portavoce del ministero della Difesa russo, il generale Igor Konasheknov, ha dichiarato alla stampa che “il 25 agosto il cacciatorpediniere della Marina Militare americana Uss Ross è entrato nel Mediterraneo con 28 missili Tomahawk, in grado di colpire tutto il territorio della Siria”.

Lo Uss Ross naviga nel Mediterraneo

L’arrivo di questo cacciatorpediniere è particolarmente rilevante per due motivi. Il primo è chiaramente di natura strategica. Il lancio di missili Tomahawk è infatti uno dei metodi più utilizzati dalle forze americane per colpire le basi siriane ritenute coinvolte negli attacchi con armi chimiche di cui il Pentagono ha accusato Damasco.

Anzi, in generale l’uso di questi missili che partono dalle navi della marina Usa è preferito alle operazioni aeree proprio per il basso livello di pericolo cui vengono sottoposti gli uomini delle forze armate di Washington ed è da sempre il metodo sfruttato per colpire obiettivi precisi senza scatenare operazioni più impegnative e con implicazioni politiche con i Paesi vicini.

Ma c’è anche un altro motivo per cui l’arrivo della Uss Ross preoccupa.Come già scritto su questa testata, “il cacciatorpediniere lanciamissili è stata infatti la nave da cui è partito l’attacco dell’aprile del 2017 ordinato dal presidente Donald Trump dopo le accuse contro l’esercito siriano dell’attacco chimico su  Khan Shaykhun “. L’attacco americano fu lanciato contro la base aerea di Shayrat  .

L’arrivo del sottomarino Uss Newport News

Ma adesso c’è un altro mezzo a destare allarme per la Siria: lo Uss Newport News. Come riporta il Gibraltar Chronicle, il sottomarino a propulsione nucleare classe Los Angeles ha attraccato nel porto di Gibilterra venerdì scorso. Secondo il ministero della Difesa britannico ha commentato la notizia in maniera molto sbrigativa, dicendo che si tratta di una “visita programmata”.

Testimoni oculari hanno anche parlato di un incidente fra la marina spagnola e un’imbarcazione della Gibraltar Defence Police, che ha allontanato il mezzo di Madrid che si stava avvicinando al sottomarino Usa.

Lo Uss Newport News, armato con missili Tomahwak, è il secondo sottomarino degli Stati Uniti a visitare Gibilterra nel 2018. Lo scorso marzo, ricorda il quotidiano del territorio dell’enclave, “il sottomarino della classe Virginia Uss John Warner si fermò a Gibilterra in rotta verso il Mediterraneo orientale”. Pochi giorni dopo, lo stesso sottomarino lanciò sei missili Tomahawk contro le basi di Assad in Siria.

Un messaggio sulle prossime mosse degli Stati Uniti in Siria? Forse soltanto un avvertimento. Ma le coincidenze, in questa guerra, non sono mai dettato dal caso. Soprattutto quando si tratta del Pentagono.

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