Mentre il conflitto in Medio Oriente continua a infuriare, tra ipotesi di accordi e presunti colloqui, un episodio di grande rilevanza per la sicurezza nazionale statunitense ha ricevuto attenzione mediatica sorprendentemente limitata. Come riportato nell’articolo Drone Warfare Has Come to the United States pubblicato su The National Interest da Glen VanHerck (ex comandante di Northcom e Norad) e Ramon Marks, «sciami di droni non identificati hanno sorvolato ripetutamente Barksdale tra il 9 e il 15 marzo, senza che sia nota al pubblico alcuna risposta efficace da parte dell’esercito o del Department of Homeland Security (Dhs)».
Barksdale Air Force Base, in Louisiana, è la sede del Global Strike Command dell’US Air Force, responsabile della componente nucleare intercontinentale americana: missili balistici ICBM e le forze di bombardieri strategici, inclusi B-2, B-1 e B-52. La base ospita il 2° Stormo Bombardieri con i suoi B-52 ed è il principale centro di comunicazioni e supporto logistico per il coordinamento di queste forze. Il fatto che droni potenzialmente minacciosi abbiano potuto operare «con apparente impunità per diversi giorni» su un’installazione di tale criticità, dopo un episodio analogo durato 17 giorni alla Langley AFB oltre due anni fa, è definito dagli autori «sconcertante».
Confermate le incursioni di droni
Dettagli confermati sull’incursione a Barksdale da Air & Space Forces Magazine confermano che droni non autorizzati hanno sorvolato più volte la base durante la settimana del 9 marzo 2026. Barksdale ha annunciato il 9 marzo un ordine di «shelter-in-place» dopo un’incursione, e un portavoce del 2° Stormo Bombardieri ha confermato il 20 marzo che da allora si sono verificate molteplici incursioni non autorizzate».
Il generale Gregory M. Guillot, comandante del Northcom, ha invece accennato brevemente a una piccola incursione di un drone in una testimonianza scritta al Congresso il 17 e il 19 marzo. «Nelle prime ore dell’Operazione Epic Fury del mese scorso, un [kit di tecnologie anti-drone] ha rilevato e neutralizzato con successo un drone che operava sopra un’installazione strategica statunitense», ha scritto Guillot, riferendosi a un nuovo pacchetto di equipaggiamento schierabile progettato per rispondere rapidamente alle incursioni di droni sulle basi militari negli Stati Uniti.
Com’è possibile? La spiegazione tecnica più probabile, secondo gli esperti, è che si tratti di operatori (o squadre) sul suolo americano, probabilmente con droni assemblati/modificati con componenti di livello militare o “dual-use”. I droni sarebbero dotati di tecnologie che solo attori statali sofisticati (o loro proxy ben equipaggiati) possiedono oggi a livello operativo.
Un nuovo paradigma
Come sottolineano VanHerck e Marks, «il territorio nazionale era ampiamente considerato invulnerabile a minacce non strategiche», protetto dagli oceani e focalizzato su minacce nucleari dal Nord. Questo paradigma è crollato: «A partire dall’11 settembre, e ora con l’avvento dei sistemi aerei senza pilota (UAS) – inclusi droni di tipo militare e armi di precisione a lungo raggio come missili da crociera, balistici e ipersonici lanciati dallo spazio, dall’aria, da terra, dal mare e da sottomarini – quell’assunto confortevole di “rifugio sicuro” non regge più». L’incursione a Barksdale «non è un’anomalia ma un precursore di una nuova era nella guerra».
La difesa del territorio è diventata «una sfida ben più complessa». A Barksdale, come a Langley, «il governo apparentemente mancava di tecnologia efficace per identificare e contrastare i droni». Il jamming fallito suggerisce «capacità autonome o efficaci anti-jamming», indicando «un attore straniero sofisticato piuttosto che un hobbista di droni».
L’Isola al centro del mondo non è più sicura?
Gli Stati Uniti, per gran parte della loro storia, si sono percepiti come L’Isola al centro del mondo, un continente-isola benedetto dalla geografia: protetto a Est dall’Oceano Atlantico e a Ovest dall’Oceano Pacifico, con barriere naturali che rendevano il territorio nazionale essenzialmente invulnerabile a minacce convenzionali dirette. Questa “invulnerabilità geografica” – due vasti oceani come fossati invalicabili, deserti e laghi a Sud e Nord come ulteriori scudi – ha alimentato per secoli l’idea di un Paese sicuro, un rifugio privilegiato dove le guerre e le invasioni restavano lontane, confinate ai teatri esteri. Gli americani potevano proiettare potenza globale senza temere ritorsioni dirette sul suolo patrio, un lusso di cui pochi altri Paesi hanno goduto.
L’11 settembre 2001 ha rappresentato la prima frattura profonda in questa illusione. Quel giorno ha dimostrato che la geografia non bastava più a garantire sicurezza assoluta; le minacce potevano penetrare dall’interno, asimmetriche, low-cost, imprevedibili. Da allora, l’evoluzione tecnologica ha accelerato la fine definitiva di quel paradigma. E l’episodio di Barksdale è tutt’altro che marginale.
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