La Forza Spaziale è divenuta ufficialmente operativa il 20 dicembre 2019, dopo un anno di intensi lavori da parte dell’amministrazione Trump. Il nuovo esercito delle forze armate statunitensi, pensato per essere completamente separato ed autonomo dall’Aeronautica, dalla quale dipenderà nei primi mesi di attività nell’attesa di formare un proprio personale, ha ottenuto un bilancio di lancio stellare: 14 miliardi e 400 milioni di dollari.

Le aspettative della Casa Bianca e del Pentagono sono altissime: la Forza Spaziale dovrà gettare le fondamenta per l’estensione dell’egemonia a stelle e strisce dal pianeta Terra alla realtà extra-atmosferica, ossia rendere possibile la militarizzazione dello spazio, creare degli avamposti extra-terrestri sia a scopo difensivo che offensivo, per assicurare a Washington il primato indiscusso sui potenziali rivali.

I primi passi

La Forza Spaziale ha poco meno di tre mesi di vita ma dispone già di un bilancio incredibilmente alto, che le consentirà di costruire la propria rete, elaborare strategie, portare avanti la formazione di nuove figure professionali, e svolgere le prime attività di ricerca e sviluppo. Quest’ultimo punto è il più importante, perché 10 miliardi e 300 milioni dei 15 miliardi disponibili, ossia 1/3 del totale, andranno proprio alla R&S.

I restanti 5 miliardi saranno divisi come segue: 2 miliardi e 600 milioni per le operazioni spaziali, l’addestramento e l’equipaggiamento delle truppe, 2 miliardi e 400 milioni per l’acquisto di satelliti, l’equipaggiamento per le operazioni di terra e altri servizi correlati, e circa 100 milioni per le operazioni spaziali e l’armamento della tecnologia realizzata.

L’obiettivo per il breve termine è il potenziamento della tecnologia satellitare esistente, in particolar modo lo sviluppo della nuova generazione dei sistemi infrarossi basati nello spazio (SBIRS), in maniera tale da pensionare quelli esistenti, divenuti obsoleti. Questi satelliti sono capaci di captare il lancio di missili balistici contro gli Stati Uniti, rendendo possibile il dispiegamento rapido delle forze armate; il loro perfezionamento punterà a immunizzare completamente Washington dal rischio di attacchi improvvisi, e potenzialmente devastanti, lanciati da altri continenti ed è una chiara risposta al programma russo sulle armi ipersoniche.

Per il raggiungimento dell’ambizioso e costoso obiettivo, la Forza Spaziale si sta affidando al personale temporaneamente preso in prestito dall’aeronautica e ai servizi delle grandi firme della tecnologia militare, come la Lockheed Martin. La compagnia statunitense, leader mondiale del settore aerospaziale, che già si è occupata della produzione dei satelliti SBIRS, ha recentemente vinto una commessa da oltre 240 milioni di dollari per lo sviluppo dei satelliti di nuova generazione, ribattezzati Next-Gen OPIR, disegnati per essere estremamente resistenti agli attacchi elettronici e cibernetici, e per lo sviluppo di un nuovo sistema protetto di comunicazioni satellitari tattiche (PTS), funzionale al miglioramento delle comunicazioni riservate fra gli Stati Uniti ed i loro alleati.

Una rivoluzione (anche) economica

I grandi privati statunitensi hanno accolto calorosamente l’idea della Forza Spaziale, comprendendo quali potrebbero, e probabilmente saranno, le implicazioni della costruzione di una vasta economia spaziale, alimentata parzialmente da regolari e vasti fondi federali. Si è discusso dell’argomento durante un evento organizzato a inizio anno dal Consiglio per lo Sviluppo Economico di Los Angeles, che ha raggiunto una conclusione unanime: la formazione di nuove figure specialistiche e le commesse provenienti dalla Forza Spaziale riverbereranno i loro effetti sull‘intera economia nazionale, stimolando al tempo stesso gli affari delle grandi corporazioni e la nascita di nuove imprese, le cosiddette start-up.

Elon Musk, il miliardario visionario che, recentemente, ha iniziato a dedicarsi allo spazio – è amministratore delegato di SpaceX – è stato fra i primi a celebrare la nascita della nuova forza armata, scrivendo su Twitter: “Che inizi la flotta spaziale”. Musk ha spiegato qual è la sua idea per il futuro del paese: stretta collaborazione fra i settori privato e federale, costruzione di una flotta capace di missioni spaziali nello spazio prossimo, per colonizzare Luna e Marte, ed anche remoto, ed aumentare il divario tecnologico con la Cina, che rappresenterebbe la principale minaccia nella corsa allo spazio.

Non solo idee, ma anche fatti: Musk sta dedicando tempo e risorse ad un progetto molto ambizioso nello stabilimento di Boca Chica, Texas, ossia lo sviluppo di un veicolo spaziale adatto a viaggi di lunga durata e al trasporto di carichi pesanti, fino a 100 tonnellate. L’obiettivo è quello di trasformare da sogno in realtà lo sbarco di esseri umani sul satellite terrestre, o sul pianeta rosso, aventi al seguito il materiale necessario per avviare la colonizzazione, la costruzione di piccole città.

L’intelligence spaziale

Lo sviluppo di un corpo di intelligence adibito esclusivamente alle questioni spaziali richiederà numerosi investimenti, non soltanto nel personale, ma anche a livello di tecnologie: dovranno essere sviluppati strumenti capaci di monitorare attentamente lo spazio e di captare ogni potenziale minaccia, elevando significativamente le capacità di sorveglianza dalla dimensione terrestre a quella extra-atmosferica.
I sistemi di sorveglianza attualmente esistenti, infatti, sono specializzati nel tracciamento di oggetti, nel monitoraggio del traffico, nella protezione dei satelliti dalla collisione in orbita, ma la Forza Spaziale avrà bisogno, perché è nata per questo, di strumenti ed operatori capaci di decifrare le minacce di origine spaziale ed istruire le forze di terra su come intervenire.
Il forte impulso che l’economia nazionale riceverà dalla rinata corsa allo spazio, in termini di progresso tecnologico e posti di lavoro, ed il lavoro pionieristico che compirà la Forza Spaziale, diventando la prima entità militare, in assoluto, ad avviare la colonizzazione della realtà extra-terrestre, potrebbero consentire agli Stati Uniti di mantenere una posizione egemonica indiscussa sulle altre grandi potenze, perché il futuro del pianeta si gioca nello spazio.