La Cina è la minaccia numero uno per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Parola di Mark Milley, generale dell’esercito americano appena nominato da Donald Trump al vertice delle forze armate, che ha così parlato di Pechino alla commissione per i servizi militari del Senato statunitense. Altro che disgelo sulla guerra dei dazi, avvicinamento e rilassamento; il rischio è che nei prossimi anni Washington faccia di tutto per tenere alta la tensione con il Dragone, sempre più in ascesa e sempre più un pericolo per l’economia a stelle e strisce.

I vertici militari americani confermano: Pechino la nostra più grande minaccia

Il particolare da tenere bene a mente è l’arco temporale utilizzato da Milley. La Cina non solo è già oggi una minaccia per gli Stati Uniti, ma lo sarà anche domani, nei mesi a venire ma soprattutto nei prossimi decenni. Nelle parole del generale c’è anche una annotazione che suona come un avvertimento per Trump e i suoi eventuali successori: “La Cina – ha detto il generale – è venuta a scuola da noi. Ci hanno osservato da vicino nella prima e nella seconda guerra del Golfo. Hanno osservato le nostre capacità e ci hanno imitato in molti modi. Pechino ha adottato molte delle nostre dottrine e del nostro modo di organizzarci”. La lotta al terrorismo islamico non è dunque più al primo posto nella lista delle principali sfide che gli Stati Uniti devono affrontare; prima ci sono le nuove minacce incarnate da Cina e Russia.

Come nasce la minaccia cinese

La Cina, grazie alla seconda più grande economia mondiale, sta investendo fiumi di denaro per rafforzare le proprie capacità militari per sfidare apertamente il predominio degli Stati Uniti in tutto il mondo, con un particolare occhio di riguardo nell’area circoscritta all’Asia-Pacifico. Pochi giorni fa Washington ha denunciato alcuni test missilistici effettuati da navi cinesi nel Mar Cinese, rimarcando come episodi del genere non agevolino il percorso verso la fumata bianca nella guerra dei dazi. Pechino ha migliorato il proprio esercito, soprattutto nel settore spaziale, aereo, ma anche cibernetico e marittimo e questo non può certo far piacere al Pentagono. “La Cina – ha però concluso Milley – non è un nemico, voglio chiarire questo punto. È solo un avversario”. Ma un avversario, questo il generale l’ha probabilmente solo pensato, che potrebbe trasformarsi in nemico da un momento all’altro.

Più di una guerra

Tra Stati Uniti e Cina, al momento, è in corso una guerra economica che si è presto estesa ad altri rami. Accanto al braccio di ferro sul commercio, infatti, c’è una forte competizione in abito tecnologico, dove Pechino ha dimostrato di essere più avanti degli avversari, soprattutto per quanto riguarda il 5G e le nuove tecnologie come il controllo facciale e l‘intelligenza artificiale. Da non trascurare neppure le guerre minori che ruotano attorno all’influenza culturale da estendere al resto del mondo e alla supremazia scientifica, tra nuove scoperte e missioni spaziali. La guerra militare è uno spauracchio ancora ben lontano e assai improbabile, ma le due potenze, intanto, tra una tariffa e l’altra, pensano a come rinforzare i rispettivi eserciti.