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Guerra

Stati Uniti, via all’escalation militare: pronti a schierare missili in Asia

Contenere l’ascesa della Cina e allo stesso tempo incrementare il proprio peso specifico in una regione chiave per gli interessi geopolitici presenti e futuri. Gli Stati Uniti, come ha confermato il nuovo capo del Pentagono, Mark Esper, sono pronti a...

Contenere l’ascesa della Cina e allo stesso tempo incrementare il proprio peso specifico in una regione chiave per gli interessi geopolitici presenti e futuri. Gli Stati Uniti, come ha confermato il nuovo capo del Pentagono, Mark Esper, sono pronti a dare il via a una pericolosa escalation militare che coinvolgerà l’intera Asia, con l’imminente decisione di schierare armi convenzionali nelle zone chiave del continente. La strategia di Washington arriva pochi giorni dopo l’uscita della Casa Bianca dal Trattato sul disarmo nucleare (Inf), un accordo sottoscritto da Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov nel lontano 1987 e nato per precludere ai due paesi firmatari di sviluppare missili di media gittata. Adesso gli Stati Uniti non devono più sottostare ad alcun limite e sono pronti a calare l’artiglieria pesante contro un nemico non più tollerabile: la Cina. Già, perché le armi di cui parla Esper saranno per lo più proprio missili a medio raggio. E con ogni probabilità saranno puntati contro Pechino.

La strategia di Washington

Per gli Stati Uniti la Cina rappresenta il nemico numero uno, un avversario che minaccia di ridurre l’influenza globale di Washington nel mondo intero. Donald Trump ha provato a colpire Pechino in ambito commerciale, ingaggiando una guerra dei dazi senza confine con la superpotenza asiatica che tuttavia si è dimostrata più resistente del previsto. E allora ecco il piano B: accerchiare la Cina nel suo cortile di casa, facendole capire che in caso di guerra militare non avrebbe alcuna chance di opporsi all’arsenale americano. Da questo punto di vista l’uscita di Trump dal Trattato sul disarmo nucleare potrebbe essere il pretesto ideale per testare nuovi missili da schierare a pochi passi dalla Grande Muraglia. La decisione di dare il via a un’escalation in Asia è coraggiosa ma per gli interessi statunitensi rappresenta anche un rischio eccessivo, perché la Cina non starà certo inerme di fronte alla provocazione di Washington.

Da Taiwan a Vietnam: dove gli Usa potrebbero schierare i missili

Considerando che i missili terrestri a medio raggio che gli Stati Uniti vorrebbero piazzare in Asia possono raggiungere una gittata compresa tra i 500 e i 5.500 chilometri, si possono fare alcune ipotesi sui paesi che Washington potrebbe utilizzare come centro di stoccaggio dei propri armamenti. Esper non, su questo, non si è sbottonato: “Non intendo fare speculazioni. Dobbiamo discuterne con gli alleati”. Quali sono gli alleati asiatici principali degli Stati Uniti? Il Giappone e la Corea del Sud sono in cima alla lista ma coinvolgere Tokyo e Seul nella nuova strategia della Casa Bianca potrebbe scatenare le ire della Corea del Nord, che mai e poi mai accetterebbe la presenza di missili americani in una zona già caldissima. Non avrebbe molto senso per Trump agitare l’amico Kim Jong Un, con il quale potrebbe presto esserci un accordo. Nel sud est asiatico Vietnam e Filippine potrebbero essere i soggetti adatti; i rispettivi presidenti hanno più volte strizzato l’occhio a Pechino per motivi commerciali, anche se fra le parti restano intense dispute territoriali sui confini del Mar Cinese Meridionale. Più a occidente troviamo l’India e lo Sri Lanka, che tuttavia proprio per la loro posizione geografica risultano fin troppo marginali. L’ultima ipotesi, anche la più pericolosa, è Taiwan; l’isola, considerata dalla Cina una provincia ribelle, ha tra l’altro già sottoscritto con gli Stati Uniti un accordo per l’acquisto di 2,2 miliardi di dollari di armi.

Un piano per imbrigliare la Cina?

Dietro alla futura escalation militare di Washington in Asia potrebbe nascondersi il vero motivo per cui Trump è uscito dal Trattato sul disarmo nucleare: creare un nuovo trattato che includa anche la Cina. Già, perché il precedente patto era storia a due fra Stati Uniti e Russia, mentre Pechino non è mai stato firmatario. Il governo americano ha fatto i suoi calcoli e sa che la Cina, nei prossimi anni, svilupperà armi sempre più pericolose. Per evitare una guerra aperta con il Dragone, alla Casa Bianca non resta che imbrigliare il rivale in un nuovo accordo riadattato al contesto attuale. Sulla carta il piano è perfetto ma bisognerà capire se i cinesi saranno disposti a scendere a patti. Di sicuro le parole di Esper non aiutano a rasserenare gli animi, quanto ad alimentare la corsa verso il riarmo: “La Cina? La nostra decisione per loro non dovrebbe essere una sorpresa perché ne parliamo da tempo ma soprattutto perché l’80% del loro arsenale è composto da armi di tipo Inf, quindi non dovrebbe sorprendere il fatto che anche noi vogliamo capacità analoghe”.





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