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Gli Stati Uniti hanno il sospetto che Bashar Al Assad abbia impiegato “nuovamente” armi chimiche durante la sua offensiva in Siria. Sono queste le accuse mosse dal governo Usa a Damasco, che ha detto anche di essere pronta a reagire se confermato l’uso di armi proibite dal Protocollo di Ginevra. Ma è chiaro che dopo diversi episodi a dir poco controversi (ne vere e proprie fake) sull’uso di armi chimiche, anche in questo caso ma potrebbe trattarsi nuovamente di “falso” allarme.
Pronti a rispondere rapidamente e in modo appropriato”, sono queste le dichiarazioni che giungono dalla Casa Bianca che cita anche i propri alleati nell’ipotesi di un intervento militare che seguirebbe alla conferma dell’uso di armi chimiche da parte di Assad. “Gli Stati Uniti continuano a monitorare da vicino le operazioni del regime di Assad nel nord ovest della Siria, incluse le indicazioni di un nuovo uso di armi chimiche da parte del regime” ha affermato il portavoce del Dipartimento di Stato, Morgan Ortagus, “Sfortunatamente continuiamo a vedere segnali sul fatto che il regime di Assad possa averle usate di nuovo, incluso un presunto attacco il 19 maggio”, ma già in precedenza i dossier redatti dagli ispettori dell’Opac – Organizzazione internazionale per la proibizione delle armi chimiche – diedero riscontri vaghi sul reale impiego di armi chimiche da parte dell’esercito di Assad.
Il nuovo sospetto ricade sull’uso di munizioni contenti gas cloro in un attacco sferrato domenica. Il cloro in questa accezione è un gas soffocante che si diffonde una volta colpito l’obiettivo e provoca a chi è nell’area lesioni polmonari che possono portare alla morte per asfissia. Questo gas veniva già usato durante il primo conflitto mondiale per poi essere bandito quale arma chimica. Secondo le accuse delle Nazioni Uniti il medesimo gas era già stato impiegato negli attacchi di Duma e Saraqeb (prima sospetto di essere Sarin). Le indagini dell’Opac confermarono tracce di cloro, senza poter dichiarare con certezza se il gas fosse stato impiegato in maniera offensiva o se fossero stati colpiti dei depositi di armi chimiche dei ribelli.
Intanto il Dipartimento di Stato americano dipinge come “deplorevoli” questi “segnali” che continuano a giungere dalla Siria. “Stiamo ancora raccogliendo informazioni su questo incidente” di domenica “ma ribadiamo il nostro avvertimento” a Damasco sull’uso di questo tipo di armi “proibite”, ha reso noto la portavoce americana Morgan Ortagus. Se le informazioni dovessero essere confermate, Washington ordinerebbe un ulteriore attacco come quello già effettuato lo scorso aprile, quando Usa, Regno Unito e Francia lanciarono una serie di strike per colpire un centro di ricerca per armamenti proibiti a Damasco e un deposito di armi chimiche a ovest di Homs.
Gli “Stati Uniti ed i loro alleati risponderanno in modo rapido e appropriato”, hanno riconfermato le fonti della Casa Bianca, nel caso Assad abbia ricorso nuovamente all’uso di armi chimiche nel conflitto. Secondo quanto riportato da Reuters la portavoce del Dipartimento di Stato americano si è riferita al presunto utilizzo nell’attacco di domenica come “parte di una campagna violenta del regime di Assad che viola un cessate il fuoco che ha protetto milioni di civili nell’area di Idlib”, definendo questo atto una “Rinnovata offensiva del regime siriano diretta contro comunità di quest’area che comprende moltissimi siriani già sfollati a causa delle violenze da altre zone della Siria”. “Gli attacchi del regime sono contro le comunità del nordovest della Siria”, ha concluso la Ortagus.
Questa ulteriori accuse si aggiungono al quadro riportato dagli emissari dell’Onu, che segnalano almeno 180mila civili costretti ad abbandonare le proprie case tra le regioni di Hama e Idlib nelle ultime settimane. La zone è infatti al centro di un’offensiva del governo siriano – con appoggio aereo russo – lanciata contro le fazioni jihadiste. Il presidente americano Donald Trump aveva annunciato nei mesi scorsi l’intenzione di un completo ritiro delle truppe americane dalla Siria in seguito alla sconfitta dell’Isis nel Paese. Ma questi nuovi eventi e la mancanza di un allentamento della tensione in Siria potrebbero farlo tornare sui suoi passi, ordinando al contrario un nuovo raid che preveda l’impiego di missili Tomahawk e di bombardieri strategici su obiettivi siriani, e riportando la tensione a livelli altissimi. Tensione già alta tra Washington e Damasco a causa della decisione di Trump di riconoscere l’annessione israeliana dei territori occupati sulle Alture del Golan. Se Trump aveva annunciato di voler lasciare il Medio Oriente, il fronte di scontro con l’Iran dove il Pentagono sta schierando la sua forza di deterrenza, e la possibilità di un nuovo fronte in Siria fanno sfumare le intenzioni “pacifiste” del tycoon.
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