Uno scontro complesso fra gruppi mercenari di vario genere e non più solo una battaglia fra due eserciti regolari: questo è il destino che ormai sembra profilarsi per il conflitto in Ucraina. Dopo un anno e più dall’inizio dell'”operazione speciale”, fallita l’ipotesi di guerra lampo tanto auspicata da Mosca, il continuo proliferare di miliziani sembra prolungare sine die i combattimenti, oltre che balcanizzare il diorama delle forze in campo.
Se nel campo ucraino si sovrappongono l’esercito di Kiev alle operazioni della guerriglia anti-Putin, in quello russo si starebbe verificando una stratificazione fra le forze regolari, la brigata Wagner di Evgenij Prigozhin e i soldati di Ramzan Kadyrov. Le ultime due componenti si inseriscono nei vuoti di potere e di risultati di Mosca, mentre i loro leader si contendono non solo il favore di Vladimir Putin, ma restano gli unici a potersi permettere di sbeffeggiare il Cremlino per le sue mancanze.
Chi sono i miliziani di Gazprom
In questo complesso castello di divise e di bandiere si inserisce la milizia privata firmata Gazprom, il colosso energetico russo. La chiamata al reclutamento sarebbe avvenuta nell’agosto scorso, attraverso una riunione convocata mediante un gruppo di messaggistica ove comunicano personale e dirigenza: meno chiaro è il dove gli arruolamenti sarebbero avvenuti. Notizie certe giungono esclusivamente dalla Siberia, dove alcune mogli hanno testimoniato l’arruolamento volontario dei mariti. In molti si sarebbero rifiutati, sospettando delle promesse fin troppo allettanti.
Fra di loro numerosi veterani della guerra in Cecenia over 50, che sono stati arruolati mentre ricoprivano il ruolo di guardie di sicurezza per la multinazionale russa con la promessa di lauti guadagni e numerosi benefici a completamento della missione. Utilizzati occasionalmente, sono andati costituendo unità via via più importanti che stanno ricoprendo un ruolo decisivo, soprattutto all’indomani del fallimento dell’offensiva russa. Alcuni sono stati arruolati per tre mesi, altri per sei: molti di loro in quel di Soledar, proprio la città a nord di Bakhmut protagonista della sconfitta delle forze di Kiev nel gennaio scorso, che ha aperto il fronte interno russo tra l’establishment della Difesa e le forze della Wagner.

Le due unità principali: Potok e Fakel
Potok (flusso) e Fakel (torcia) sarebbero i nomi delle unità principali messe in piedi da Gazprom: due nomi evocativi per un titano degli idrocarburi, di cui oggi conosciamo l’esistenza grazie ad un’inchiesta del Financial Times che ha ricostruito le loro vite attraverso le testimonianze di parenti, commilitoni e reclutatori. L’azienda non si pronuncia sulla loro esistenza, tantomeno ha mai ammesso di essere dietro queste unità. Molti dei volontari sono stati reclutati da personalità di alto rilievo in Donbass piuttosto che in Crimea e spingono militarmente interessi politici ed economici ben evidenti, in questo caso quelli di precisi califfi del gas pronti a ricordare a Putin chi è stato sul libro paga di chi, contribuendo allo sforzo bellico.
A testimonianza di un conflitto che non prende di mira solo Kiev, ma di una lotta interna per la spartizione del potere. Tuttavia, Mosca ha bisogno e cerca spasmodicamente questa fonte inesauribile di mercenari: sia perché l’arruolamento privato fornisce delle guarentigie che il Cremlino non può dare (un milione di rubli per la missione, posto di lavoro assicurato e lunghissime ferie al termine dell’”operazione speciale”), sia perché ciò consente di non dover ricorrere ad una nuova mobilitazione generale che causerebbe panico e potrebbe generare il caos in Russia.
L’unica notizia certa che possediamo è che, agli inizi del 2023, il Primo Ministro russo Mikhail Mishustin aveva affidato a Gazpromneft, una filiale di Gazpom, il compito di formare “un’organizzazione di sicurezza privata”. Era stata la BBC News Russian a riportare per prima che il reclutamento era cominciato nella città di Omsk e che l’operazione aveva preso il nome di “Gazpromneft Security“. A capo, alti papaveri del Servizio di Sicurezza Federale russo e del ministero degli Interni. Nessuna conferma ufficiale nè alcuna dichiarazione di alto livello hanno mai confermato il collegamento tra questa organizzazione e le unità di cui sopra.
Tuttavia, ad aprile, alcuni milblogger pro-Putin hanno iniziato a mostrare combattenti del battaglione Potok, descrivendoli come legati a Gazprom: questa unità di sicurezza sarebbe stata mandata a Bakhmut per coprire i fianchi della Wagner. I miliziani in questione avrebbero lamentato mancanza di leadership e di equipaggiamenti. Tra l’inizio di aprile e la fine di maggio, poi, un prigioniero di guerra russo che ha dichiarato di chiamarsi Alexander Tkachenko avrebbe dichiarato che Gazprom, oltre a gestire l’unità Potok, sarebbe la burattinaia di Fakel e di una terza unità, denominata Plamya.
L’ira della Wagner
Sul fronte interno queste milizie non sono ben volute da tutti. Nel celebre video di 26 minuti pubblicato sul suo canale Telegram lo scorso aprile, il leader della Wagner accusava le due unità di voler interferire con la politica russa e di essere d’ostacolo ai suoi soldati. Se dal lato russo la loro importanza inizia ad essere pubblicizzata (non dall’alto) per via del ruolo rivestito in quel di Bakhmut, da Kiev giungono numerose smentite: la loro efficacia sul fronte sarebbe limitata; il gruppo sarebbe più utile a fare gli interessi dei propri patron per il futuro scacchiere nazionale russo.
Se, però, il video di Prigozhin legittima in qualche modo l’esistenza delle milizie a marchio Gazprom, vi sono altri dettagli che ne testimoniano la discesa in campo. Il web e i social network hanno fatto emergere alcuni video in cui operai di impianti Gazprom augurano buon Natale ai propri compagni in battaglia, mente il partito Pravaya Rossiya si è più volte definito un fiancheggiatore dell’unità Fakel, dichiarando anche di foraggiarla con numerose attrezzature: il partito sarebbe inoltre il padrino di un altro battagliano, composto da circa 260 unità, soprannominato “Skif”.
Ma se la rete fornisce una gran quantità di testimonianze, oltre al silenzio di Gazprom si fa assordante anche quello del Cremlino, che non si sbottona sulla partecipazione delle milizie del gas all'”operazione speciale”. Anche l’intelligence ucraina sembra essere a conoscenza del loro ruolo: in particolare l’unità Potok sembrerebbe dipendere da una forza militare più grande, Redut, composta da circa 7000 uomini, la stessa a cui avrebbero dichiarato di appartenere i miliziani di cui parla la BBC. Avrebbe avuto un ruolo importante nel fallito accerchiamento di Kiev e in quel di Kharkiv; in passato questa unità sarebbe stata al servizio degli interessi russi nello scenario siriano, occupandosi di progetti infrastrutturali gestiti da Stroytransgaz (una controllata del Volga Group), entrando in diretta concorrenza con la Wagner; un precedente che spiegherebbe buona parte dell’astio di Prigozhin per queste entità.
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