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Masih Alinejad, 44 anni, è una giornalista e attivista iraniana residente negli Stati Uniti. Vincitrice del Women’s Rights Award per “aver dato voce a chi non ha voce e risvegliato la coscienza dell’umanità per sostenere la lotta delle donne iraniane per i diritti umani fondamentali, la libertà e uguaglianza”, era finita nel mirino dell’intelligence della Repubblica Islamica per le sue prese di posizione critiche nei confronti del regime degli Ayatollah. Il piano – sventato dall’Fbi – era quello di rapire Masih Alinejad e riportarla in Iran. Come riporta Nbc News, infatti, i pubblici ministeri federali hanno accusato quattro agenti dell’intelligence iraniana di aver architettato il rapimento ai danni della nota attivista per i diritti umani. I quattro uomini – Alireza Shavaroghi Farahani, Mahmoud Khazein, Kiya Sadeghi e Omid Noori, tutti residenti in Iran – sono accusati di aver cospirato e tentato di rapire la giornalista che ora vive a Brooklyn, New York. Un quinto, Niloufar Bahadorifar, è accusato di aver fornito sostegno finanziario all’operazione. Le autorità non hanno specificato il nome della vittima, ma Masih Alinejad ha confermato a Nbc News che l’obiettivo dell’operazione del regime iraniano negli Usa era proprio lei. “Sono stata preso di mira per un certo numero di anni, ma questa è la prima volta che un complotto così audace è stato ordito e sventato”, ha spiegato Alinejad all’emittente Usa.

Così le spie iraniane volevano rapire l’attivista

Secondo le autorità statunitensi, l’ordine di rapire la giornalista e attivista e riportarla in Iran, sarebbe arrivato direttamente da Teheran. Alireza Shavaroghi Farahani è un funzionario dell’intelligence iraniana che vive in Iran, e Khazein, Sadeghi e Noori sono risorse dell’intelligence iraniana che lavorano per lui, ha confermato il dipartimento di Giustizia. Secondo l’accusa, gli uomini avrebbero assunto investigatori privati, travisando identità e obiettivi, per sorvegliare la giornalista a Brooklyn negli ultimi due anni. Secondo i pubblici ministeri Usa, la rete di Farahani aveva già pianificato tutto, compresa la fuga dalle coste degli Stati Uniti con un motoscafo che li avrebbe condotti in Venezuela, Paese sudamericano che ha ottime relazioni con il regime iraniano, ha sottolineato il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

“Un complotto pernicioso”

“Attraverso questa accusa – si legge negli atti – portiamo alla luce uno di questi perniciosi complotti per danneggiare un cittadino americano che stava esercitando i suoi diritti sanciti dal Primo Emendamento e ci impegniamo a consegnare gli imputati alla giustizia”. “Come affermato, quattro degli imputati hanno monitorato e pianificato il rapimento di un cittadino americano di origine iraniana che ha criticato l’autocrazia del regime e di portare con la forza la vittima designata in Iran, dove il destino della vittima sarebbe stato quanto meno incerto”, ha affermato il procuratore statunitense Audrey Strauss per il distretto meridionale di New York. “Tra le libertà più care a questo Paese c’è il diritto di esprimere la propria opinione senza timore di rappresaglie del governo. Un cittadino statunitense che vive negli Stati Uniti deve essere in grado di difendere i diritti umani senza essere preso di mira da agenti dell’intelligence straniera”.

Il governo iraniano, prosegue la nota, “ha diretto un certo numero di attori statali a cospirare per rapire una giornalista e cittadina americano che risiede negli Stati Uniti e a condurre attività di sorveglianza sul suolo statunitense, il tutto con l’intenzione di attirare il nostro concittadino in Iran”, ha affermato il vicedirettore Alan E. Kohler Jr. della Divisione controspionaggio dell’Fbi. “Utilizzeremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per indagare in modo aggressivo sulle attività estere di agenti che cospirano per rapire un cittadino americano solo perché il governo iraniano non ha approvato le critiche della vittima al regime”. La rete che Farahani ha messo in piede avrebbe preso di mira anche altre vittime in altri Paesi come Canada, Regno Unito ed Emirati Arabi Uniti.