Sovranità a rischio? Panama si ritrova gli Usa alle porte del canale

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Non proprio il ritorno allo status di colonia, ma qualche cedimento di sovranità sì, evidentemente era necessario. Le pressioni dell’amministrazione Trump hanno ottenuto il dispiegamento di truppe statunitensi vicino al Canale di Panama per “attività militari, esercitazioni e altre operazioni”. L’intesa, firmata nei giorni scorsi, è riportata da France Press, e arriva dopo che la Casa Bianca aveva più volte minacciato di “riprendersi” il Canale se il Governo panamense non avesse rivisto al ribasso le tariffe imposte alle navi americane. Un vero e proprio atto di bullismo, che adesso potrebbe aver dato dei frutti. Vedremo se soltanto simbolici o qualcosa di più.

Pur evitando la riapertura di basi militari statunitensi in territorio panamense: un’ipotesi ventilata nei giorni scorsi da Pete Hegseth, ex ufficiale, ex mezzobusto televisivo e ora capo del Pentagono, l’accordo rappresenta quindi una parziale concessione a una delle sparate più controverse del Trump 2.0, che all’inizio del secondo mandato ha promesso di riprendersi il Canale con le buone o le cattive. Truppe statunitensi saranno dislocate in installazioni sotto controllo panamense, alcune delle quali costruite originariamente dagli stessi Stati Uniti durante il periodo in cui Washington controllava la zona a ridosso del Canale come una vera e propria colonia, con tanto di apartheid tra cittadini Usa e panamensi.

No a nuove basi, sì a cooperazione militare

A chiarire la posizione del Governo panamense è stato il ministro della Sicurezza di Panama, Frank Abrego: “Panama ha ribadito, per voce del presidente José Raúl Mulino, che non possiamo accettare basi militari o siti di difesa stranieri”. Parole che sembrano rispondere direttamente alla linea più aggressiva suggerita da Hegseth, che il giorno prima aveva dichiarato che gli Stati Uniti, “su invito”, avrebbero potuto “riattivare le basi” per proteggere la “sovranità” panamense.

Il tema della sovranità è infatti il nodo politico più delicato dell’intera vicenda. Se nella dichiarazione congiunta pubblicata in spagnolo l’8 aprile si riconosce “l’inalienabile sovranità di Panama sul Canale e le sue aree adiacenti”, la versione inglese dello stesso testo omette questa affermazione. Quando interpellato sulla questione, Hegseth ha eluso una risposta diretta, affermando che “è importante proteggere la sovranità panamense da influenze maligne”. Tuttavia, lasciando il Paese, ha assicurato ai giornalisti: “Rispettiamo certamente la sovranità dei panamensi e del Canale”.

La Cina nel mirino di Washington

Dietro la retorica della cooperazione e del rispetto, si intravede una partita ben più complessa e strategica: contenere l’influenza cinese nella regione. “Ci stiamo riprendendo il Canale dall’influenza cinese”, ha detto Hegseth, collegando la nuova cooperazione militare a una guerra economica sempre più aspra tra Pechino e Washington.

Solo a marzo, Trump ha elogiato il progetto – ancora non concluso – per l’acquisizione di importanti terminal portuali panamensi da parte di un consorzio guidato da BlackRock, colosso statunitense della finanza. Tuttavia, l’operazione rischia di bloccarsi a causa di problematiche burocratiche e giudiziarie che coinvolgono l’attuale gestore dei porti, Ck Hutchinson, un’impresa con sede a Hong Kong accusata di non aver pagato le dovute tariffe.

Un ritorno, 25 anni dopo

Il Canale di Panama era stato costruito e gestito dagli Stati Uniti dal 1903 fino al 1999, quando, in base ai trattati Torrijos-Carter, la gestione venne ufficialmente trasferita al Governo panamense. L’attuale ritorno delle forze militari statunitensi, anche se formalmente sotto un’egida cooperativa, rappresenta il primo dispiegamento significativo sul territorio dai tempi del ritiro definitivo.

L’intesa segna dunque un cambio di paradigma importante nella politica regionale statunitense, in un momento in cui Washington sembra voler rafforzare la propria presenza nei punti nevralgici del commercio globale. Ma riporta anche in primo piano le tensioni irrisolte sullo status del Canale e sul rapporto di forza, mai del tutto paritario, tra Panama e il suo potente vicino del Nord.