Un’attività di sottomarini russi mai così intensa dai tempi della Guerra Fredda. È questa la rivelazione di Oana Lungescu, portavoce della Nato, su quanto avvenuto pochi mesi fa a largo delle coste della Norvegia, dove sono stati rilevati fino a dieci sottomarini russi, che, contemporaneamente, hanno preso il largo dai porti russi per avvicinarsi alle coste scandinave. A novembre, l’intelligence norvegese aveva parlato di dieci sottomarini, di cui otto a propulsione nucleare, salpati da Murmansk e diretti verso le profondità dell’Atlantico. Gli 007 norvegesi ritenevano che il piano russo prevedesse un duplice scopo. Da un lato, testare un nuovo missile balistico lanciato dal sottomarino Principe Vladimir: test riuscito con un viaggio di oltre 4mila chilometri che ha portato il razzo dal Mar Bianco fino alla penisola della Kamchatka. Dall’altro lato, l’obiettivo (non secondario) della missione era quello di testare le capacità di superamento delle linee nemiche nei mari del Nord, superando il cosiddetto Giuk Gap, e manifestando di fatto la possibilità di uscire in incognito dal guscio europeo fino a raggiungere le coste orientali degli Stati Uniti.
Il problema è che mentre il primo obiettivo è stato confermato dalla stessa Difesa russa, che ha comunicato il successo della prova balistica, il secondo obiettivo non era “evidente”, ma doveva essere una sorta di sorpresa nei confronti di tutti i rivali Nato, con un effetto sorpresa tale da allarmare tutti i comandi navali atlantici. Una provocazione, secondo gli esperti dell’Alleanza atlantica. Ma è una provocazione che ha avuto un impatto molto importante sulla percezione della marina russa da parte dei Paesi dell’Alleanza, i quali avevano già avvertito dei timori per una cresciuta esponenziale dell’attività russa nei mari del Nord Europa.
Lungescu, di fronti ai giornalisti della Redaktionsnetzwerk Deutschland, ha ribadito che l’esercitazione russa non è stata presa sottogamba dai comandi di Bruxelles. Ha detto che l’Alleanza ha già previsto un programma di aumento dei pattugliamenti nelle acque del Nord Atlantico e soprattutto che sono previsti nuovi finanziamenti dei mezzi per il contrasto delle attività nemiche sottomarine, a partire dagli aerei, dal momento che la stessa Lungescu ha definito quel settore come di “importanza fondamentale” per tutta l’Europa.
Tutti conoscono il potenziale bellico della Russia e tutti sono perfettamente consapevoli della modernizzazione degli apparati militari di Mosca, che da tempo ha dato il via a una vera e propria rivoluzione in seno alle forze navali per escludere il rischio di un crollo delle capacità dovute all’invecchiamento della flotta. Un pericolo forse maggiore anche dei suoi stessi nemici, ed è per questo che la Russia ha avviato un processo di modernizzazione quasi a tappe forzate che rafforzi non solo le capacità difensive della flotta russa, ma anche la sua capacità di proiezione di forza.
Le esercitazioni servivano a dimostrarlo, confermando anche le capacità russe di superare le linee dell’Alleanza nell’Atlantico settentrionale, lì dove Mosca ha due problemi: da un lato evitare che sia chiusa dalla Nato con un allargamento sempre più pressante; dall’altra parte, dimostrare di avere le capacità adeguate per confrontarsi alla parsi con l’Alleanza e con la Cina, con cui intrattiene rapporti economici e politici sempre più stringenti, ma vuole evitare di rimanere in una posizione di svantaggio nell’evoluzione degli apparati militari. E soprattutto nell’ambito della guerra sottomarina, Mosca ha da tempo dimostrato di essere all’avanguardia, destando seria preoccupazione in uno dei campi più complessi e fondamentali delle strategie militari contemporanee.
La guerra sottomarina rappresenta una chiave fondamentale per comprendere le strategia delle potenze. Ed è proprio per questo motivo che le esercitazioni al largo della Norvegia hanno incendiato i comandi di tutti Paesi che si affacciano sull’Atlantico. È da tempo che la flotta russa ha avviato i test per i sottomarini della classe Borei e la Nato teme che essi non soltanto siano estremamente silenziosi e molto più veloci del passato, ma anche potenzialmente molto più letali. Dotati dei nuovi missili ipersonici Zircon, i sottomarini possono rappresentare uno dei maggiori pericoli per la Nato anche per un altro motivo: la possibilità di danneggiare gasdotti e oleodotto, oltre allo scenario del danneggiamento dei cavi sottomarini in cui scorrono tutte le comunicazioni internet. La possibilità di questo nuovo fronte di guerra ibrida sottomarina terrorizza gli Stati Uniti e la Nato. E Vladimir Putin, con il passaggio dei suoi sottomarini a largo della Norvegia, ha lanciato a tutti un avvertimento.



