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La Marina Militare si dota di nuovi sottomarini. A Roma è stato firmato il contratto tra Fincantieri e l’Organizzazione internazionale per gli armamenti (Occar) per due nuove unità denominate U212NFS che saranno consegnate nel 2027 e nel 2029 sostituendo due sottomarini della classe Sauro.

L’accordo, di cui si parlava già a gennaio, è stato salutato come un successo sia dalla Forza Armata che dal colosso della cantieristica italiana. Il capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio di squadra Giuseppe Cavo Dragone, ha espresso la sua soddisfazione in un comunicato in cui, tra le altre cose, si evidenzia soprattutto l’importanza strategica dell’accordo, vista soprattutto la rilevanza della dimensione subacquea nella tutela degli interessi strategici nazionali. Per Giuseppe Bono, Amministratore delegato di Fincantieri, l’accordo aiuta anche l’Italia a “restare nella ristrettissima cerchia dei Paesi capaci di costruire unità così sofisticate”, sottolineando anche la partnership non solo con i tedeschi di Thyssenkrupp Marine Systems ma anche con Leonardo, che collaborerà per un nuovo Combat Management System e un laboratorio per la simulazione e l’addestramento per Taranto.

Il rafforzamento della flotta sottomarina è uno dei temi più importanti delle marine militari di tutto il mondo. Le capacità subacquee di un Paese non sono infatti semplicemente di carattere prettamente militare, ma esistono tutta una serie di interessi strategici che sono tutelati e promossi attraverso l’utilizzo dei sommergibili. Basti pensare al ruolo preponderante che in questi anni hanno assunto le linee sottomarine di approvvigionamento energetico così come il ruolo fondamentale dei cavi sottomarini per il settore delle telecomunicazioni. Le infrastrutture fisiche verso cui passano energia e dati, praticamente gli elementi fondamentali della società di oggi, sono in larghissima parte costruite sulla superficie dei fondali marini.

Per la protezione di questi interessi nazionali, è chiaro che una flotta subacquea moderna diventa sempre più necessaria, tanto è vero che quasi tutte le principali forze navali del mondo stanno ampliando le loro capacità sottomarine, sia sotto il profilo delle capacità offensive, sia sotto quello delle potenzialità tecnologiche, della capacità di raccolta dati e per il monitoraggio delle aree di interesse strategico.

Quello che accade sotto in fondali marini molto spesso appare lontano dalla percezione dell’opinione pubblica ma anche delle classi dirigenti. Il sottomarino, anche forse per la sua stessa natura e per la sua “invisibilità” è considerato talvolta un’unità di secondaria importanza o comunque poco corrispondente a quelle che appaiono come le esigenze primarie di uno Stato nel mare. In realtà, come appunto scritto sopra, il sottomarino a oggi è un prodotto non solo di altissima tecnologia, ma anche un elemento che sta assumendo delle posizioni sempre più elevate nella gerarchia delle unità in dotazione alle varie flotte. L’immagine dei sottomarini nucleari ha il sapore della Guerra fredda, con un connotato quasi cinematografico o quantomeno lontano da ciò che si immagina per l’Italia. Ma la realtà di oggi non permette errori di percezione: la tutela di quello che è sotto la superficie dell’acqua, in molti casi, è addirittura prioritaria rispetto a quello che scorre sopra di essa. I mezzi di cui si dota l’Italia, che saranno costruiti nei cantieri di Muggiano, confermano che il grande gioco del Mediterraneo ha per protagonisti anche gli abissi.

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