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Guerra

Somaliland, arriva la legge che (finalmente) condanna gli stupri

È una notizia di quelle che infondono fiducia e che fanno si che la parola speranza non sia esclusa a priori dalle analisi sull’avvenire di certi Paesi africani, quella che è arrivata dal Somaliland. Nella Repubblica non riconosciuta del Somaliland,...

È una notizia di quelle che infondono fiducia e che fanno si che la parola speranza non sia esclusa a priori dalle analisi sull’avvenire di certi Paesi africani, quella che è arrivata dal Somaliland. Nella Repubblica non riconosciuta del Somaliland, un tempo Somalia Britannica, è stata varata per la prima volta una legge che condanna lo stupro. Una decisione che ovviamente è dimostrazione di una volontà governativa di tutelare i diritti delle donne e interrompere quella che sino adesso era la pratica imposta alle vittime: sposare il proprio stupratore per evitare la stigmatizzazione e il disonore sociale.

A diffondere la notizia della legge introdotta nello stato non riconosciuto del Corno d’Africa è stata la Bbc. L’emittente ha riportato le parole del portavoce del governo Bashe Mohamed Farah che così si è espresso in merito all’introduzione della nuova legge: ”Ultimamente noi abbiamo assistito, nel nostro Paese, a un aumento dei casi di violenza contro le donne. E non solo, ma si sono registrati anche episodi di stupro di gruppo. Quindi con questa legge noi vogliamo proprio eradicare il problema”.





La decisione del governo di Hargeisa ovviamente non è stata improvvisa ma è il frutto anche di anni di battaglie da parte delle associazioni di difesa dei diritti delle donne e dei minori e Nafisa Yusuf direttrice della rete Nagaad, composta da 45 associazioni di donne del Somaliland, ha così parlato al quotidiano The Guardian: ”Questo è un importante traguardo raggiunto dalle donne del Somaliland. È una legge molto importante che arriva in un momento cruciale. A causa della siccità che ha afflitto la nostra regione migliaia di persone del Somaliland hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni e questo non ha fatto che rendere la situazione delle donne ancora più vulnerabile ed esposta a violenze”.

Sebbene in queste ore i toni euforici e l’entusiasmo prevalgano occorre però essere precisi nel dire che la legge è stata approvata dalla camera bassa del parlamento e occorre ancora l’approvazione da parte della camera alta che si esprimerà in merito il primo marzo. Nel Paese tutti sono fiduciosi sul fatto che la legge a marzo diventerà attiva a tutti gli effetti, ma nonostante ciò, comunque restano degli interrogativi e delle ombre. Guleid Ahmed Jama, presidente di Human Rights Centre Somaliland, sempre attraverso il quotidiano londinese, ha contestato il fatto che la legge non prende in considerazione le violenze domestiche e le mutilazioni genitali e sottolinea che il governo da questo punto di vista non avrebbe dovuto tralasciare questi due aspetti mentre redigeva un ordinamento sulla violenza contro le donne.

In ogni caso, quanto fatto dal Somaliland è di sicuro un passo in avanti rilevante in materia di diritti civili e non bisogna scordarsi che il Paese oggi si trova coinvolto in una guerra di confine con il Puntland, è esposto alle infiltrazioni degli jiahdisti di Al Shabaab e il rapporto con la Somalia, dove non c’è una legge che punisce lo stupro, è sempre permeato da una forte tensione. Probabilmente la legge ha anche una funzione politica, come hanno sottolineato diversi analisti, ovvero quella di mostrare al mondo che il Somaliland è un’effettiva democrazia impegnata nella tutela dei diritti umani e che un riconoscimento internazionale potrebbe rendere la nazione un interlocutore affidabile in una regione instabile a causa di crisi umanitarie, conflitti e jiadhismo.

In ogni caso ora, la dimostrazione più importante di voler cambiare lo stato delle cose e lottare contro la piaga della violenza sulle donne, è affidata alla società somalilander che dovrà liberarsi dal morbo della stigmatizzazione. Al di là di qualsiasi legge dovranno essere infatti i parenti delle vittime e i membri delle cabile a combattere contro il retaggio culturale che vede nelle donne violate una vergogna e non delle vittime da difendere. Quindi solo se i colpevoli verranno consegnati alla giustizia e nessuna donna sarà più costretta a sposare poi il suo carnefice, ecco allora che la legge avrà raggiunto il suo scopo.

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