Il 4 maggio un aereo kenyota diretto in Somalia, con un equipaggio di sei persone a bordo e carico di aiuti umanitari da portare nel Paese del Corno d’Africa per arginare la pandemia di coronavirus, è precipitato in territorio somalo: nessun sopravvissuto e tutti gli aiuti perduti.
Immediati gli interrogativi; un errore, una falla, un problema dell’aereo, oppure un incidente. Dopo poche ore dall’episodio altre domande hanno iniziato a farsi largo: un’esplosione, l’aereo è precipitato o è stato abbattuto?
A distanza di una settimana ha iniziato a farsi largo l’ipotesi che l’aeroplano possa esser stato abbattuto dalle truppe etiopi. Un rapporto, trapelato su Twitter , del comandante della forza dell’Unione Africana in Somalia Tigabu Yilma Wondlmhunean dichiarava infatti che: ”le truppe etiopiche potrebbero aver abbattuto un aereo di soccorso in Somalia”.

L’aereo, dell’African Express Airways è precipitato nel pomeriggio del 4 maggio a Bardale dopo aver sorvolato Mogadiscio e fatto uno scalo a Baidoa. Il rapporto affermava che le truppe etiopi presenti a Bardale che non fanno parte della missione di peacekeeping dell’Unione Africana ma che compongono l’organico di una missione di mantenimento della pace che contrasta la presenza di Al Shabaab nella regione, hanno abbattuto l’aereo a causa della sua rotta di volo irregolare. ”La mancanza di comunicazione e conoscenza”, recita il rapporto, ”ha portato i soldati di Addis a sparare sull’aereo perchè convinti che si trattasse di un attacco kamikaze condotto dai terroristi somali”. Dalle ipotesi si è passati in breve tempo ad avere la certezza che sia stato un errore delle truppe etiopi ad aver provocato la tragedia, e ad ammetterlo è stato lo stesso governo etiope attraverso un comunicato pubblicato dall’emittente Al Jazeera.

L’indagine su quanto è accaduto è ancora in corso e stanno collaborando le autorità dei tre paesi coinvolti, ma il timore è che la conferma dei fatti possa portare a un’esacerbazione dei rapporti tra Kenya, Somalia ed Etiopia, le cui relazioni, da sempre, sono caratterizzate da tensioni e talvolta anche scontri ed escalation militari. Smaïl Chergui, Commissario per la pace e la sicurezza dell’Unione Africana, ha invitato a non trarre conclusioni affrettate ma attendere il rapporto definitivo che verrà stilato tra 45 giorni al termine dell’indagine congiunta. Intanto però Murithi Mutiga, direttore del progetto per il Corno d’Africa dell’International Crisis Group ha dichiarato: “L’incidente fa luce sull’apparente mancanza di coordinamento tra gli attori etiopi e kenioti attivi in Somalia” e non hanno tardato ad arrivare le rispettive accuse reciproche tra le rappresentanze dei tre paesi.

La presenza etiope in Somalia non è mai stata ben vista dalla popolazione dell’ex colonia italiana che, a seguito delle dispute territoriale tra le due nazioni e della guerra dell’ Ogaden, ha sempre considerato le forze di Addis Abeba come truppe d’occupazione. Un argomento quest’ultimo strumentalizzato in più occasioni dalla propaganda di Al Shabaab. Ora, a seguito dell’incidente, nel mirino delle polemiche sono finiti in primis i 4’395 uomini dell’Ethiopian National Defence Forsces di stanza in Somalia, la maggior parte dei quali impegnati all’interno della missione di peacekeeping e inoltre l’abbattimento del volo rischia di congelare e bloccare anche i progressi che nel 2019 si erano conseguiti in campo diplomatico tra Kenya e Somalia.

Da anni è in corso una disputa territoriale tra le due nazioni per definire i confini terrestri e marittimi ma i negoziati si sono sempre conclusi con dei fallimenti diplomatici tanto che il Kenya, a febbraio 2019, richiamò il proprio ambasciatore in Somalia e si dichiarò pronto a riconoscere la provincia separatista del Somaliland. Mogadiscio, per tutta risposta, sospese i voli diretti verso Nairobi. Per riappacificare la situazione, nel marzo 2019 fu necessario l’intervento del primo ministro etiope Abiy Ahmed, che portò alla firma di un primo accordo tra i due paesi che venne ratificato a settembre in occasione della 74esima Assemblea Generale Onu a New York. Ora però il rischio è che tutto quello che è stato fatto possa sgretolarsi a causa dell’abbattimento del volo dell’African Express Airways che oltre ad essere una tragedia umana e umanitaria è anche un incidente diplomatico molto serio in una regione dove gli equilibri tra le nazioni sono precari e terribilmente fragili.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME