“Il generale Soleimani combatte nel nostro paese su invito del governo iracheno per fornire consulenza militare all’esercito regolare”. È quanto ribadisce il comandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mehdi al-Mohandes, in una dichiarazione al canale in lingua araba al-Sumeria.Per approfondire: Chi è Qassem Soleimani“I consulenti iraniani, guidati dal caro fratello Qasem Soleimani, sono stati accanto a noi fin dall’inizio della guerra. La sua presenza è stata richiesta  dal governo, di concerto con il comandante in capo delle forze armate irachene”. “L’Iraq – ha aggiunto al-Mohandes, ex comandante della Brigata Badr che costituiva l’ala militare del partito islamico sciita – è in grado sconfiggere lo Stato islamico. Noi non abbiamo alcuna ambizione dopo la guerra, sosteniamo soltanto il processo politico”.Per il Pentagono, Mohandis è un terrorista. Già nel 2009 è stato oggetto di sanzioni da parte del Dipartimento del Tesoro americano per implicazioni in svariati attentati contro le forze statunitensi in Iraq. È stato anche condannato a morte in contumacia dai tribunali del Kuwait per gli attentati contro le ambasciate di Stati Uniti e Francia.Il 22 maggio scorso parlando a Qom, Seyed Hamid Hosseini, rappresentante della milizia popolare, ha ribadito il ruolo dell’Iran e del generale Soleimani per liberare il paese dal terrorismo e salvaguardare la sua integrità territoriale.”Eravamo circondati e avevamo perso tutto, ma questo comandante coraggioso è venuto in nostro aiuto con tutte le sue forze. Se la Repubblica islamica dell’Iran e il suo leader non ci avessero aiutato, lo dico esplicitamente, l’Iraq oggi non esisterebbe”.Iraq, alta tensione tra iraniani e sauditiCon il termine Hashd al-Shaabi, si indicano decine di gruppi paramilitari (compresi molti elementi dell’esercito regolare di Saddam) mobilitati per combattere lo Stato Islamico nell’estate del 2014.  Equipaggiato dall’Iran, la milizia opera a stretto contatto con le forze della Repubblica Islamica schierate in Iraq. Anche se, ufficialmente, la milizia popolare è inquadrata nel Ministero dell’Interno iracheno, rientra nella catena di comando iraniana. Sia in Iraq che in Siria, l’Iran ha plasmato le milizie sulle comunità sciite locali e straniere. Sotto la guida iraniana, le milizie sciite irachene si stanno evolvendo in una forza permanente, sempre si più simili alla Guardia Rivoluzionaria Iraniana. Non sarebbe errato definirla come una forza settaria che opera in tandem con i militari regolari iracheni.Il 22 settembre scorso, in una nota congiunta a firma delle Brigate di Hezbollah, l’Organizzazione Badr e la Lega dei Giusti, si è paventata una possibile escalation qualora aumentasse la presenza statunitense in Iraq.Sappiamo che la battaglia per riconquistare Falluja è guidata da Qassem Soleimani, comandante della Forza Quds o Brigata Gerusalemme, ala per le operazioni speciali del Corpo delle Guardie rivoluzionarie dell’Iran.Per approfondire: Soleimani guida la battaglia di FallujaIl premier Haider al-Abadi (che appare sempre più incerto) ha più volte garantito che Falluja sarebbe stata liberata e che non sarebbe stata teatro di vendette settarie. Falluja, conquistata dalle forze anti-governative nel gennaio del 2014, è la più grande città irachena nelle mani dello Stato islamico dopo Mosul. Proprio a Falluja, 50 chilometri ad ovest di Baghdad, sono nati i movimenti insurrezionali contro l’occupazione statunitense dell’Iraq. Si teme che la presenza di uno dei più alti rappresentanti militari dell’Iran possa avere implicazioni settarie.La presenza dei consiglieri militari iraniani in Iraq sotto il comando del generale Qassem Soleimani – si legge in una nota ufficiale del Ministero degli Esteri iraniano – è lecita perché richiesta ufficialmente dal governo del paese al fine di combattere i terroristi.Nel mezzo ci sono poi gli Stati Uniti che possono far poco al riguardo (non avendo un vero esercito regolare sul terreno, ma solo “consulenti”). In Iraq è proprio l’Iran ad aver preso il comando dell’offensiva di Falluja. A migliaia, le truppe sciite ammassate a ridosso della città sunnita. La Quinta Divisione dell’esercito iracheno nella provincia orientale di Diyala, ad esempio, è sotto il comando del gruppo Badr (ossia il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran).Il Grande Ayatollah Ali al-Sistani, leader religioso sciita a livello mondiale che vive a Najaf, nel sud dell’Iraq, si è detto preoccupato per il crescente ruolo dell’Iran in Iraq, invocando atteggiamenti consoni con il Corano. La continua debolezza delle normali unità dell’esercito iracheno e la loro dipendenza dalle milizie sciite, potrebbero ostacolare il più ampio sforzo del premier Haider al-Abadi di sconfiggere Stato islamico e vincere il sostegno a lungo termine dei sunniti iracheni. La divisione settaria tra la maggioranza sciita e la minoranza sunnita rischia di dividere il paese per sempre. E’ proprio la mancanza di forti unità dell’esercito regolare che consente alle milizie di rimanere come giocatori dominanti nei vuoti di potere nelle aree a maggioranza sunnita.”Il fuoco del terrorismo ha travolto le casi dei nostri fratelli sunniti – ha detto Soleimani lo scorso marzo durante a una cerimonia a Teheran – il takfirismo non metterà mai in ginocchio la Repubblica islamica”.“La Repubblica islamica compie dei sacrifici per difendere i musulmani. L’Iran combatte  un gruppo dedito al traffico degli schiavi. È sbagliato? La Repubblica islamica ha deciso si opporsi alla demolizione delle moschee e dei luoghi santi per i musulmani. È sbagliato? “La ripresa di Falluja sarà il banco di prova: si teme resa dei conti tra le forze governative irachene, le milizie sciite ed i sunniti che si trovano nella città assediata. Stati Uniti ed Iran, infine, in nome di un nemico comune, si ritrovano a combattere sullo stesso fronte. Washington, infatti, continua ad equipaggiare le truppe che rispondono all’Iran.

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