Il generale iraniano Qassem Soleimani, capo della Forza Quds dei Guardiani della Rivoluzione, è arrivato a Baghdad.

Secondo quanto riportato dalla televisione locale Al Hurra Iraq, lo stratega della guerra dell’Iran in Siria si è recato nella capitale irachena con i leader sciiti considerati vincenti nelle ultime elezioni.

Gli incontri di Soleimani con i capi politici sciiti si sono avuti nella Green Zone. L’area è nota per essere il quadrante della capitale in cui sono presenti ambasciate e sedi del governo. Ed è una la zona più blindata di Baghdad.

Secondo i risultati preliminari delle elezioni, a vincere dovrebbe essere stata la Coalizione degli Uomini in Cammino. Questa coalizione è il frutto di una complicata e fondamentale alleanza politica tra il movimento del leader sciita Moqtada al-Sadr e il partito comunista iracheno. Un’alleanza che a molti sembrerebbe impensabile, ma che invece garantisce agli sciiti la maggioranza del Paese.

Al secondo posto, la Coalizione Fatah, guidata da Hadi al-Amiri, a sua volta legato all’Iran e capo dell’Organizzazione Badr. Fondata dall’Ayatollah Sayyed Mohammed Baqir al-Hakim nel 1982, la brigata è diventata nota nel 214 e nel 2015 per aver combattuto contro lo Stato islamico a Tikrit ed essere risultata una delle principali organizzazioni all’interno delle milizie sciite in Iraq.

L’Iraq sempre più filo-iraniano

L’arrivo del generale Soleimani in Iraq dopo le elezioni è un segnale chiaro. L’Iran ha un controllo sempre più forte sulla politica irachena. 

Il generale a capo delle forze Quds dei Pasdaran è l’artefice della strategia iraniana in tutto il Medio Oriente. Dalla Siria, all’Iraq, passando per lo Yemen, la sua mano è presente in ogni fronte in cui sono coinvolti alleati dell’Iran o forze collegate a Teheran.

Per l’Iran, la vittoria degli sciiti in Iraq è un punto a favore estremamente importante. La costruzione della cosiddetta mezzaluna sciita dal territorio iraniano al Mediterraneo orientale passa per forza dall’Iraq. Passaggio necessario per le sue forze che vanno in Siria, l’Iraq è un Paese fondamentale per la strategia degli Ayatollah.

Ed è anche una vittoria d’immagine nei confronti degli Stati Uniti. È stata anche la guerra americana in Iraq nel 2003 ad aver creato i presupposti per l’ascesa politica dei movimenti sciiti. E Moqtada al Sadr, che pure ha un rapporto complesso con l’Iran, ora gioca un ruolo fondamentale in questo sogno della mezzaluna sciita.

La lotta all’Isis e l’importanza dell’Iraq

Per l’Iran, il controllo dell’Iraq significa aprire un secondo fronte ancora più importante nella lotta allo Stato islamico. Dopo il fronte occidentale, quello siriano, contro la sacca dell’Isis al confine siro-iracheno. ora si aggiunge anche il fronte orientale che da Baghdad guarda alla Siria.

L’aviazione irachena ha iniziato a martellare l’Isis in territorio siriano. E sta ottenendo vittorie importanti. Il rapporto fra Iraq e coalizione occidentale è complesso, ma non possono abbandonare il legame con l’Occidente. Gli Stati Uniti e le forze occidentali hanno basi importanti. E la Turchia, nel nord, contrasta i curdi.

Per gli iraniani, mettere un nuovo piede in Iraq vuole dire estendere la sua influenza verso occidentale e compattare tutto il fronte sciita. Dopo l’uscita degli Stati Uniti dal 5+1 sul programma nucleare iraniano e dopo i recenti tentativi di creare una coalizione araba che intervenga proprio fra Siria e Iraq, conquistare la leadership di Baghdad è da ritenere una vittoria politica, ma anche strategica.

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