Nella notte Israele ha dato il via all’operazione “Leone sorgente” con la quale ha colpito siti nucleari in Iran ed eliminato figure di spicco delle IRGC (Islamic Revolutionary Guard Corps) e alcuni scienziati del programma atomico di Teheran.
L’azione, massiccia, si configura non come una semplice rappresaglia ma come l’inizio di una campagna sistematica per la distruzione/disarticolazione dell’intera architettura atomica iraniana: lo stesso premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha affermato infatti che “questa operazione continuerà per tutto il tempo necessario” per eliminare il pericolo del nucleare dell’Iran.
Si è trattato di un’operazione complessa e coordinata benché principalmente aerea: secondo le prime informazioni, l’attacco ha coinvolto oltre 200 velivoli in cinque ondate di attacchi, durante le quali sono state utilizzate oltre 330 munizioni. Il coordinamento si è avuto con il Mossad, che risulterebbe aver neutralizzato parte della difesa aerea iraniana prima dell’arrivo dei cacciabombardieri israeliani (F-15I, F-16I ed F-35I).
La difesa aerea di Teheran può contare infatti su un discreto numero di sistemi missilistici, tra cui 4 batterie di S-300 e altrettante di S-300PMU-2 di fabbricazione russa, che accompagnano 10 batterie di S-200 e altri sistemi autoctoni a medio e lungo raggio.
La lista degli obiettivi colpiti è lunga, anche se non del tutto confermata: nella regione di Teheran colpite Qaitria e Niaoran, colpiti bersagli vicini all’aeroporto di Mehrabad, il comando delle Forze Armate, il sito nucleare di Natanz, il più grande per l’arricchimento dell’uranio e quello di Parchin dove l’AIEA riteneva, sin dal 2011, si stesse fabbricando la prima bomba nucleare iraniana; colpite anche numerose basi militari e distrutti siti radar, ma soprattutto Israele riferisce di aver colpito i siti di lancio dei missili balistici prima che venissero lanciati.
L’attacco, come dicevamo, ha eliminato anche personaggi di spicco legati al programma nucleare iraniano e comandanti delle forze armate: il generale Hossein Salami, comandante in capo delle IRGC dal 2019, il generale Gholamali Rashid, capo di Khatam-al Anbiya (istituzione finanziaria e commerciale delle IRGC), Mohammad Bagheri, capo di Stato maggiore della Difesa, Fereydoon Abbasi-Davani, ex capo dell’agenzia iraniana per l’energia atomica e parlamentare, Ali Shamkani, ex ministro della Difesa, il comandante delle forze di difesa aerea Sabhai Fard, il dottor Mohammad Mehdi Tehranchi, fisico teorico e il dottor Abdolhamid Minoochehr, insieme a Ahmad Reza Zolfaqari, Seyed Amir Hossein Feqhi, Matlabizadeh, ovvero sei scienziati collegati strettamente allo sviluppo del programma nucleare. Colpita anche l’abitazione del presidente Masoud Pezeshkian.
Sostanzialmente quindi, in una sola notte Israele ha sferrato un micidiale colpo di decapitazione (in gergo militare decapitation strike) alle forze armate iraniane, Pasdaran compresi.
Il regime degli ayatollah sta correndo ai ripari per evitare un pericoloso vuoto di potere, che potrebbe essere sfruttato da movimenti di rivolta/insurrezione eterodiretti (e non): con due decreti separati, il leader supremo Khamenei ha nominato Mohammad Pakpour nuovo comandante delle IRGC e Abdolrahim Mousavi nuovo capo di Stato maggiore della Difesa.
L’attacco, come detto, ha utilizzato i cacciabombardieri che per raggiungere i punti di lancio del loro armamento, presumibilmente di tipo stand-off (missili da crociera e bombe guidate plananti), hanno dapprima violato lo spazio siriano e successivamente quello iracheno. Questa volta non ci sono dubbi sulle capacità di attacco in profondità delle forze aeree israeliane: in rete è apparso un video che ha confermato quanto avevamo affermato nel corso dell’attacco di rappresaglia dello scorso ottobre, ovvero che i velivoli hanno effettuato rifornimento in volo. Con parte delle difese aeree iraniane messe fuori combattimento dal Mossad, è ragionevole supporre che gli F-35I siano penetrati agevolmente nello spazio aereo di Teheran per eliminare i siti radar e così spianare la strada agli F-15I e agli F-16I. Del resto anche nell’attacco di ottobre, che pure non ha disarticolato pesantemente la rete di difesa aerea iraniana, gli “Adir” con la stella di Davide sono entrati nello spazio aereo nemico e hanno potuto colpire i loro bersagli.
Non è ben chiaro che tipo di azione abbia condotto il servizio segreto israeliano: probabilmente si è trattato di sabotaggi di tipo cinetico, ma non è nemmeno da escludere un qualche tipo di attacco informatico inabilitante.
La reazione iraniana non si è fatta attendere molto, ed è stata caratterizzata da un primo lancio di un centinaio di droni one way (osservati Shahed-136 nel cielo giordano) ma sembrerebbe che nessuno di essi sia riuscito a colpire venendo tutti abbattuti, a quanto pare anche con l’ausilio di cacciabombardieri di Regno Unito e Stati Uniti. Gli Stati Uniti si dicono estranei all’attacco, e potrebbe anche essere vero dato che Israele possiede una piccola rete autonoma di satelliti militari per la ricognizione, la sorveglianza, le comunicazioni e il targeting, come il satellite Ofek-13 messo in orbita nel 2023 e dotato di radar.