Circola in rete una foto scattata qualche mese fa a Latakia, provincia siriana al confine con la Turchia e importante centro sul Mediterraneo. In essa si vede un murales, disegnato dai bambini sotto i bombardamenti: è tutto colorato. Allegro, verrebbe quasi da dire. Si vedono tante persone che si tengono per mano, bimbi e bimbe. Alcuni hanno il viso un po’ troppo squadrato e le proporzioni non esistono. Ma non è questo che conta. Il disegno è quasi secondario rispetto alla scritta che lo sovrasta: “Syrian children love each other”. I bimbi siriani si amano a vicenda. Senza distinzione di credo, quindi. Né di zona – controllata dai ribelli o no – in cui si trovano.Ecco, questa foto dovrebbe essere su tutte le prime pagine dei giornali. Non perché sia esteticamente bella, anzi… Ma perché in tutto quel caos di sangue e disperazione e morte che è la Siria c’è ancora un po’ di speranza nel cuore dei bambini. Che non sanno o non riescono ad odiare.E proprio questa è stata la forza della Siria fino al 2011: non si poteva odiare. Anzi: come mi raccontò un sacerdote armeno, prima delle primavera araba non si poteva nemmeno chiedere a una persona a che religione appartenesse. Si era tutti uguali. Tutti siriani.Ora la Siria si sta trovando davanti a un momento cruciale. Se Aleppo dovesse venire completamente liberata dalle forze ribelli che la tengono in ostaggio, tutto il castello di carte portato avanti anche dall’Occidente per far cadere Bashar Al Assad verrebbe giù. E i siriani dovranno imparare da quei bambini di Latakia: dovranno riuscire a non odiare. 

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