Non ha avuto grande eco il bombardamento operato ieri dall’aviazione statunitense contro un convoglio di milizie sciite ad Al-Tanf, al confine tra Siria, Giordania e Iraq. Invece ha una certa rilevanza nel quadro del conflitto che si sta dipanando in terra siriana.Anzitutto va segnalata l’illegittimità dell’iniziativa bellica, dal momento che gli aerei statunitensi hanno colpito all’interno di uno Stato sovrano, la Siria, senza esserne autorizzati. Una illegittimità che è aggravata dall’obiettivo prescelto, dal momento che si tratta di milizie sciite alleate di Damasco.Peraltro non si è trattato neanche di un’iniziativa anti-terrorismo, giustificazione adottata in altre circostanze, dal momento che i miliziani in questione non erano considerati (o classificati, secondo una classifica a volte più che arbitraria) terroristi.Un’azione di guerra tout court, quindi. Che ricorda il bombardamento dell’aviazione statunitense su Deir Ezzor, quando le bombe Usa fecero strage di 60 soldati siriani senza alcun apparente motivo (non fu un errore), favorendo peraltro il successivo assalto alla città da parte dell’Isis, che la stringe d’assedio da anni (sul punto vedi anche Piccolenote).Il bombardamento ad Al-Tanf ha sicuramente fatto meno vittime di quello, ma l’entità dei morti ammazzati nel raid, sempre che ce ne siano stati, non è ancora nota. Le bombe hanno avuto una certo eco a Ginevra, dove si stanno tenendo i negoziati sul conflitto siriano, ma non hanno fatto saltare il banco.La Russia ha protestato, come anche la Siria, ma le trattative sono andate avanti. Anzi, il vice ministro degli Esteri russo Gennadiy Gatilov, al termine degli incontri, ha voluto dichiarare che le «trattative non sono state infruttuose». Cosa alquanto inusuale, dal momento che finora i negoziati di Ginevra non avevano ancora cavato un ragno dal buco.Il nucleo delle trattative è la proposta russa, volta a creare in Siria delle aree di de-escalation garantite da tutte le parti in causa, dove siano interdetti i bombardamenti e dove la popolazione civile possa trovare eventuale riparto. Zone dove sia anche consentito ai miliziani anti-Assad di esfiltrare dal Paese.Una di queste aree dovrebbe trovarsi proprio al confine tra Siria e Iraq, nella zona del bombardamento di ieri. Ma evidentemente i suoi confini sono ancora oggetto di trattativa, da qui il bombardamento di ieri, volto a rimarcare che la controversia sul punto è ancora in corso e a segnalare, a suon di bombe, che tale controversia è più che accesa.La guerra in Siria, al di là dei negoziati in corso, è ancora più che attiva. E Damasco e i suoi alleati stanno riconquistando palmo a palmo le aree strategiche del Paese. L’area più strategica è proprio quella al confine tra Siria e Iraq, che ancora sfugga al controllo di Damasco.Per intendersi, questa è l’area che aveva occupato l’Isis subito dopo il ritiro degli americani dall’Iraq. È in questa zona che lo strano sceicco del Terrore, al Baghdadi, ha creato il suo Califfato: proprio a cavallo dei due Paesi, tra Raqqa, in Siria, e Mosul, in Iraq.Ora che le milizie del governo iracheno, più o meno appoggiate dalla coalizione internazionale, sta strappando Mosul alla morsa dell’Isis, il confine siro-iracheno è diventato ancora più strategico.È sul controllo di quel confine che si gioca il destino di questa guerra. Gli sciiti intendono creare un collegamento diretto tra Teheran e Damasco, cosa che incontra plurime forze ostative. A temere il compimento della cintura sciita sono le Petrmonarchie del Golfo, ma soprattutto Israele, che percepisce hezbollah (la cui presenza è dilagata dal Libano alla Siria), come un nemico esistenziale.Il contrasto attivo al compimento di tale collegamento non aiuta la lotta al Terrore che si è stanziato in quell’area, anzi la frena non poco. Intervenendo direttamente (e illegittimamente) ad Al-Tanf, gli Stati Uniti hanno inteso porsi come garanti dei Paesi che temono il completamento della cintura (o mezzaluna) sciita.Va sottolineato come le proteste della Russia, necessitate anzitutto nei confronti dei propri alleati, sono state contenute. Le trattative non si sono fermate, neanche sotto le bombe. E questo è più che un bene,Mosca ha un approccio realistico al conflitto. Sa che rischia di impantanarvisi come accadde per l’Afghanistan. Considerazione che vale anche l’attuale amministrazione degli Stati Uniti. C’è una finestra di opportunità per attutire la tensione in Siria.Inutile illudersi di sciogliere subito un nodo tanto delicato come quello del Confine, quel limes oggetto di tanta controversia. Sarà sciolto a tempo debito, intanto si tratta su altro.Nel frattempo, però sarebbe meglio che gli Stati Uniti evitino altre iniziative come quella di Al-Tanf. Oltre che essere inaccettabili sotto un profilo umanitario, complicano il corso delle trattative.