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L’opposizione siriana boicotta i colloqui di pace che si terranno a Sochi il 29 e 30 gennaio prossimi. L’annuncio è stato dato su Twitter dopo una votazione che si è tenuta a Vienna. 

Syrian Negotiation Commission agreed not to attend #Sochi conference. Our focus remains delivering a credible political transition for #Syria through UN-led #GenevaTalks.





— Syria Opposition SNC (@SyrianHNC_en) 27 gennaio 2018

L’annuncio non sorprende, anche perché l’opposizione si affida, come recita il messaggio diffuso sui social, sull’attività diplomatica delle Nazioni Unite. Quei colloqui di Ginevra che si trascinano da anni e che hanno portato scarsi risultati. L’incontro che tra due giorni si terrà a Sochi, oltre a dover fornire soluzioni credibili per il Paese mediorientale, servirà a comprendere qual è il peso specifico della Russia in questo conflitto.

Sia chiaro: tutte le iniziative internazionali sulla Siria, soprattutto dal 2015 in poi (anno dell’intervento militare russo), sono passate grazie al placet di Mosca che ha saputo creare nuovi tavoli per trovare soluzioni e possibilmente una fine alla guerra che da ormai sette anni martoria il Paese.

Ma c’è un alrto dato, passato un po’ in sordina, sul quale val la pena di riflettere: i curdi dello Ypg, tramite il co-presidente del consiglio esecutivo di Afrin, hanno chiesto aiuto a Damasco per fermare l’avanzata turca: “Lo Stato siriano con tutti i mezzi che ha, dovrebbe contrastare questa aggressione e dichiarare che non permetterà agli aerei turchi di sorvolare lo spazio aereo siriano”.

Singolare il fatto che un alleato degli Usa (i curdi), per difendersi dall’aggressione di un altro alleato degli Usa (Erdogan), chieda aiuto a uno dei più acerrimi nemici degli Usa (Assad). Passateci il bisticcio di parole, ma la situazione è parecchio complessa, ma sintomatica. 

Contro i curdi, i turchi stanno inoltre utilizzando come bassa manovalanza (circa 25mila combattenti) l’Esercito siriano liberoQuella stessa formazione che è stata addestrato anche da Washington per combattere il governo di Damasco e che ora gli si è ritorta contro.

Più preoccupanti ancora, sono le parole del ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu: “Dopo la loro eliminazione (dei terroristi, ndr), consegneremo la regione ai suoi legittimi proprietari. Ovvero, la consegneremo ai siriani”. Ma chi sono i siriani per i turchi? Sono quelli dell’Esercito siriano libero o Damasco?

La tragica esperienza dei curdi ad Afrin dimostra una cosa: gli Stati Uniti non muoveranno un dito per difenderli. Protesteranno, certo, come stanno già facendo. Ma nulla di più. E a questo punto, come mi disse un arcivescovo siriano due anni fa, gli Usa li scaricheranno. E non potranno far altro che tornare da Assad. 

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