I gruppi ribelli siriani, in un comunicato diramato pochi minuti fa, hanno annunciato una nuova offensiva contro le forze governative, sancendo la fine del cessate il fuoco.
La nota congiunta è stata sottoscritta anche dal Free Syrian Army e dal potente gruppo armato siriano Ahrar al-Sham.
“Risponderemo con forze contro le milizie governative che hanno violato la tregua colpendo i civili”.
L’accordo sul cessate il fuoco è stato più volte messo in discussione nelle ultime settimane durante i feroci scontri che si sono svolti ad Aleppo. Si sarebbero verificate violazioni da entrambe le fazioni che hanno sottoscritto la cessazione delle ostilità. Le forze lealiste avrebbero condotto raid aerei anche a nord di Homs.
Nell’annunciare una nuova offensiva, i ribelli siriani hanno anche comunicato la creazione di una struttura operativa congiunta per coordinare gli attacchi in risposta alle violazioni dell’esercito di Assad.
Da rilevare che poche ore fa, alcuni negoziatori dell’opposizione siriana hanno esortato i ribelli a riprendere le ostilità contro l’esercito siriano. Tra i ribelli il malumore è crescente per il timore che i colloqui di pace di Ginevra possano continuare a tempo indeterminato, favorendo l’attuale regime. L’accordo sulla cessazione delle ostilità mediato da Stati Uniti e Russia è entrato in vigore il 27 febbraio scorso, con l’obiettivo di consentire i colloqui di pace. Sia Mohammed Alloush che Asaad Zoubi, membri della Higher Negotiation Committee, hanno affermato che le forze di opposizione dovrebbero rispondere a qualsiasi attacco del governo.
La scorsa settimana, la coalizione delle opposizioni siriane appoggiata dall’Arabia Saudita, ha annunciato che avrebbe accolto favorevolmente un governo di transizione con i membri dell’attuali regime, ma non con lo stesso Assad.Se tra qualche ora il cessate il fuoco dovesse concludersi ufficialmente, con la ripresa delle ostilità su larga scala, le conseguenze potrebbero essere imprevedibili.La Casa Bianca ha già previsto il piano B con la fornitura massiccia di sistemi d’arma ai ribelli per controbilanciare le forze sul terreno.
Il “Piano B” diverrebbe operativo qualora il cessate il fuoco dovesse fallire ed i combattimenti estendersi su larga scala. Qualora si verificassero queste condizioni, la Central Intelligence Army invierebbe tramite gli alleati nella regione, sistemi d’arma in grado di respingere le forze governative appoggiate dalla Russia. A beneficiare dei sistemi d’arma saranno i gruppi armati identificati dagli Stati Uniti come ribelli moderati. Il piano della CIA è stato svelato agli alleati poco prima che entrasse in vigore il cessate il fuoco, il 27 febbraio scorso, durante una riunione segreta avventa in Medio Oriente. La CIA avrebbe rassicurato gli alleati e garantito sull’equipaggiamento avanzato che sarebbe stato fornito qualora le trattative fallissero. Spetterà comunque alla Casa Bianca approvare la consegna finale dei sistemi. Arabia Saudita e Turchia spingono per armare i ribelli con sistemi terra-aria, seppur limitati in alcune loro caratteristiche.Come è ormai noto, la CIA ha avviato il programma volto a destabilizzare il governo di Assad nel maggio del 2013:è diviso in cinque fasi. La prima era indirizzata al reclutamento dei “comandanti di fiducia” a cui fornire, nella seconda fase del programma, equipaggiamento e formazione sulla strategia da adottare. La terza fase, prevedeva la fornitura di equipaggiamento “speciale”, come i missili TOW (acronimo di Tube-launched Optically-tracked Wire-guided). La quarta fase prevedeva la fornitura dei missili anticarro, iniziata nel gennaio del 2014, tramite l’Arabia Saudita. Nel 2013, l’Arabia Saudita ha acquistato 13.975 missili anticarro, fornitura interamente consegnata. La quinta fase, che avrebbe dovuto ricreare un Afghanistan 2.0, non è mai divenuta operativa per timore che anche i missili terra-aria cadessero nella mani dei terroristi. La storia insegna che il divario tecnologico e numerico, sebbene possa essere incolmabile tra le parti, non sempre sancisce la vittoria della compagine più forte. Anzi, proprio la consapevolezza di essere “più forti”, a volte, impedisce di ipotizzare controffensive efficaci o difese da possibili sortite, elaborate in un modo del tutto inaspettato, ma ugualmente letali.