Siria, prosegue la caccia all’alawita sotto lo sguardo benevolo dell’Unione Europea

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI

Nell’imbarazzante silenzio della stampa “mainstream” e delle cancellerie occidentali ed europee, proseguono le violenze settarie contro gli alawiti in Siria, la minoranza religiosa di cui fa parte anche l’ex presidente Bashar al-Assad. Violenze che vengono commesse nella piena complicità del regime del presidente ad interim Ahmed Husayn al-Sharaa, meglio noto come Abu Muhammad Al Jolani, ex leader del gruppo jihadista Hayat Tahrir al-Sham (HTS), evoluzione di Jabhat al-Nusrah, o “Fronte al-Nusra”, l’ex ramo di al-Qaida in Siria. Un regime di chiaro stampo ultraconservatore sunnita/islamista che l’Ue ha accolto con favore, come testimoniato dal pellegrinaggio alla corte di Al Jolani dei ministri degli Esteri europei e dalla decisione del Consiglio dell’Unione europea di sospendere una serie di sanzioni economiche contro la Siria.

Nuove violenze contro gli alawiti in Siria

Dopo le esecuzioni sommarie del 6 marzo scorso, come la morte di oltre 1.000 persone tra le quali anche donne e bambini, le violenze contro la minoranza alawita non si sono mai fermate, nonostante la promessa di Al-Sharaa/Al-Jolani di intervenire e porre così fine alle barbarie. Come rivela un’esclusiva dell’agenzia Reuters, sebbene il presidente ad interim Ahmed al-Sharaa abbia dichiarato di aver inviato forze per fermare le violenze costiere, i testimoni riferiscono che la violenza settaria si è estesa anche nella capitale, Damasco, con presunti membri del nuovo General Security Service (GSS) coinvolti nei rapimenti degli alawiti. Il Governo ha minimizzato l’estensione geografica degli scontri, ma le testimonianze indicano un’escalation preoccupante, mentre Human Rights Watch chiede indagini approfondite per rompere il ciclo di impunità.

Quattro persone uccise nella provincia di Tartous

Lunedì scorso, secondo quanto riportato da Abc News, un ragazzo di 12 anni è rimasto ucciso insieme ad altre tre persone nella provincia di Tartous, in Siria, la regione costiera a maggioranza alawita, secondo quanto riferito dai funzionari provinciali. Gli assalitori, non identificati e tuttora latitanti, hanno aperto il fuoco nel villaggio di Haref Nemra, nella campagna di Baniyas, come riportato da Amer al-Madani, capo della sicurezza di Baniyas, che ha assicurato che le forze di sicurezza locali stanno cercando i responsabili per consegnarli alla giustizia.

Kamal, un residente di un villaggio vicino e parente di tre vittime, ha raccontato che uomini mascherati, da lui ritenuti membri delle forze di sicurezza governative, sono arrivati cercando il mukhtar locale prima di sparare, uccidendo almeno quattro persone, tra cui il ragazzo e un ottantenne della stessa famiglia.

Un regime autoritario

Nel frattempo, nessuna riforma “democratica” è stata varata. Anzi. Human Rights Watch ha inoltre accusato la nuova dichiarazione costituzionale siriana, approvata il 13 marzo 2025 dal presidente ad interim Ahmad al-Sharaa, di concentrare il potere nell’esecutivo, rischiando di compromettere l’indipendenza della magistratura e i diritti fondamentali. La dichiarazione concede al presidente un’autorità fuori misura, inclusa la nomina dei giudici della Corte Costituzionale Suprema e di un terzo del Parlamento transitorio senza controlli o supervisione, giustificando tali poteri come necessari per la fase di transizione. Secondo l’organizzazione, l’assenza di garanzie robuste e di un organismo indipendente per vigilare su nomine giudiziarie e legislative potrebbe consolidare un controllo autoritario, minando lo Stato di diritto e la transizione verso una democrazia rispettosa dei diritti. È questa la transizione che auspicava l’Unione europea, di fatto beneficiando la nascita del nuovo regime?

Tra violenze settarie e autoritarismo, il silenzio dell’Ue su ciò che accade in Siria è un’omissione vergognosa, un tacito avallo a un sistema che calpesta ogni principio di giustizia e libertà, lasciando il popolo siriano – e le minoranze etniche e religiose – abbandonato a un destino di oppressione rinnovata. Non hanno proprio nulla da dire i diversi leader e rappresentanti politici occidentali che sono transitati in Siria, dopo la caduta di Assad, alla corte di Ahmed Husayn al-Sharaa, tra cui Jean-Noël Barrot, ministro degli Esteri francese – che ha visitato Damasco a gennaio – e Annalena Baerbock, ministra degli Esteri tedesca, anch’ella nella capitale lo scorso gennaio?