Durante una conferenza stampa convocata questo lunedì a Damasco, il viceministro degli Esteri siriano Faisal al-Moqdad ha riferito ai giornalisti presenti che un ulteriore attacco da parte degli Stati Uniti provocherà una risposta assai più decisa rispetto alla pazienza dimostrata dopo il bombardamento di aprile – il primo dell’amministrazione Trump in Siria – alla base militare di Shayrat.
L’avvertimento del viceministro arriva puntuale dopo le dichiarazioni della Casa Bianca della scorsa settimana, divulgate attraverso un comunicato dove è scritto che “il presidente siriano Bashar al-Assad starebbe preparando un nuovo attacco con armi chimiche”. D’altronde gli Stati Uniti avevano seguito lo stesso modus operandi quando ad aprile hanno deciso di colpire la base militare di Shayrat con 59 missili da crociera Tomahawk; poco prima Assad era stato accusato di aver utilizzato armi chimiche contro i civili a Khan-Sheikun, nella provincia – sotto il controllo dei gruppi “ribelli”, ovvero in mano ai terroristi – di Idlib. Sono scattati gli allarmi generali a Damasco allora, dove si teme che Washington stia mettendo le basi per giustificare un nuovo attacco contro le forze fedeli al presidente siriano. Ecco il perché dei toni forti utilizzati da al-Moqdad.
Anche perché l’utilizzo di armi chimiche da parte delle forze governative, che ha preceduto l’intervento statunitense di qualche mese fa, non è stato provato o, quantomeno, le prove dell’utilizzo del gas sarin sono considerate “per nulla affidabili”, come ha commentato il Cremlino. La maggior parte dei media si è subito scagliata sul “temibile e autoritario” regime di Assad che “uccide i suoi stessi cittadini” , ma c’è chi – come il premio Pulitzer Seymour Hersch – ha tentato di fornire la sua versione dei fatti, in totale contrapposizione alla vulgata americana. Nel frattempo pochi giorni fa è uscito il report dell’Organizzazione per il Divieto di Armi Chimiche, organo sotto il controllo delle Nazioni Unite, che ha confermato l’utilizzo del gas sarin da parte delle forze pro-Assad a Idlib. La Siria, insieme con i suoi alleati Russia e Iran, ha negato l’utilizzo di armi chimiche e ha commentato i dati presentati nel rapporto come “non credibili”.
Secondo al-Moqdad “la nuova amministrazione vuole far vedere al mondo intero la sua forza dimostrando che può bombardare ovunque voglia”, ha detto il viceministro, che ha concluso dicendo, secondo quanto riportato sul Middle East Eye, che “i pazzi possono bombardare ovunque (crazymen can strike anywhere)”. Temendo quindi che la recente accusa della Casa Bianca sull’utilizzo di armi chimiche possa essere il preludio a un nuovo bombardamento degli Stati Uniti, il funzionario siriano ha voluto dimostrare che il suo Paese è vigile e pronto, perché ormai ben consapevole del gioco dell’“accusa-e-bombarda”. L’avvertimento pronunciato da al-Moqdad – “Damasco e suoi alleati sono pronti a rispondere in maniera dura a ogni provocazione” – è il tentativo di dissuadere la Casa Bianca dal compiere un ulteriore intervento militare a danno di Assad in Siria. Sarà un deterrente efficace? Lo si potrà giudicare nei prossimi giorni.
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