Siria, militari in allerta per possibili raid statunitensi

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Dopo l’ultimatum del presidente americano Donald Trump e il raid messo a segno da due F-15 israeliani nella base militare T-4 nella provincia di Homs le forze armate di Damasco sono in stato di massima allerta su tutto il territorio siriano.

A riverlarlo all’agenzia di stampa tedesca Dpa è il presidente dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, Rami Abdel Rahman. I generali di Damasco, insomma, si aspetterebbero un attacco da un momento all’altro. Per questo, secondo le testimonianze degli attivisti che collaborano con l’Osservatorio basato a Londra, lo “stato di massima allerta” sarebbe stato esteso “a tutti gli aeroporti, alle basi militari situate a Damasco e nei sobborghi, a Homs e nelle zone costiere di Latakia e Tartus”, dove sono presenti le infrastrutture dell’esercito russo. I militari siriani avrebbero abbandonato per precauzione anche “i principali check-point” della provincia orientale di Deir Ezzor, stando a quanto riferiscono gli attivisti sul terreno.

Mentre nel Mediterraneo orientale, dove un cacciatorpediniere statunitense starebbe avanzando seguito a distanza ravvicinata da diversi jet di Mosca, la tensione è altissima, lo scontro sul piano diplomatico è già esploso. La Casa Bianca punta il dito contro Russia e Iran, senza i quali, ha detto la portavoce del presidente Trump, Sarah Sanders, il governo siriano non avrebbe potuto portare a termine l’attacco a Douma. Mosca e Teheran, da parte loro, chiedono “un’inchiesta imparziale”. “Emettere un verdetto senza alcuna indagine, riduce la manovra degli sforzi diplomatici” per risolvere il conflitto in Siria, ha avvertito il portavoce del Cremlino, Dmitrj Peskov, che ha accusato gli Stati Uniti e “altri Paesi” di aver “adottato una posizione non costruttiva”. Per il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, il presunto attacco con armi chimiche nei sobborghi di Damasco sarebbe soltanto un “pretesto” per “interferire” nel Paese arabo.

Lo scambio di informazioni tra il presidente americano, Donald Trump e quello francese, Emmanuel Macron, invece, “conferma a priori l’uso di armi chimiche”. E da Parigi il portavoce del governo, Benjamin Griveaux, si schiera di nuovo al fianco della Casa Bianca, confermando l’ipotesi di “una risposta”, forse congiunta, se fosse stata superata “la linea rossa”.Intanto, è salito a sette il numero dei consiglieri militari iraniani uccisi nel raid israeliano sulla base aerea T-4, conosciuta anche come Tiyas, tra Homs e Palmira.