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La guerra in Siria ha devastato il tessuto sociale del Paese, distruggendo quel mosaico di etnie e religioni che rendeva la nazione siriana un mirabile esempio di convivenza di fedi diverse. Qui, incastonate tra il Mediterraneo e le sabbie del deserto, hanno convissuto per secoli cristiani, musulmani e comunità ebraiche, e, fino a pochi anni fa, il terrorismo di matrice islamica era solo un incubo lontano, non la triste realtà. Purtroppo la guerra ha ferito profondamente l’anima del popolo siriano, portando nel Paese un odio interreligioso che sembrava dover rimanere lontano. E la comunità cristiana, la più antica della Siria, ha pagato un prezzo altissimo. Negli scorsi giorni abbiamo parlato su questa testata del progetto di Mosca di sostenere la ricostruzione dei luoghi sacri, a partire proprio dalle chiese cristiane. Sconfitto lo Stato islamico e assicurate le basi russe nel Paese con il governo amico di Bashar al Assad, Vladimir Putin può infatti dare il via all’iter della pacificazione delle parti in conflitto. Per farlo, si dovrà necessariamente passare anche per la comunità cristiana, componente fondamentale del processo di rinascita della Siria e che non ha mai dimenticato la possibilità di esprimere la propria fede sotto il governo dell’alauita Assad né le barbarie del radicalismo islamico e della sua perversione declinata nel Daesh. In quest’opera, la Chiesa russa gioca un ruolo abbastanza peculiare, sia perché legata alle politiche del Cremlino, sia perché capace d intessere relazioni molto forti con le comunità cristiane del mondo cristiano in generale.

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Proprio per questo motivo, come riporta Asia News, l’arcivescovo Ilarion Alfeev, capo del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, ai microfoni di Russia 24 ha lanciato un appello, rivolgendosi a tutte le chiese cristiane del mondo, per fare il possibile per aiutare i profughi siriani cristiani a tornare in patria. I cristiani siriani scappati dalla furia dell’Isis e della guerra devono poter tornare in patria e riunirsi alle loro comunità ed è necessario che sia ricostruito tutto. Non solo i luoghi santi, ma tutto quanto necessario a vivere, prima ancora che a professare la propria fede. “Noi siamo in contatto con la Chiesa antiochena”, ha detto il metropolita al canale russo, e “sappiamo quali chiese sono state distrutte, profanate, e hanno bisogno di restauri e ricostruzioni. Abbiamo contatti diretti anche con la Chiesa ortodossa siriana, mentre gli Anglicani a loro volta sono in contatto con alcune comunità cristiane in Iraq. Quanto più sapremo comunicare tra noi su questi problemi, scambiandoci le informazioni e realizzando progetti comuni, tanto più saremo in grado di risolvere il problema del ritorno dei cristiani in quei luoghi, da cui sono stati cacciati per la guerra”. Queste le parole dell’arcivescovo così come tradotte dal portale Asia News. “Noi sappiamo che attualmente in Libano si trovano circa due milioni di profughi dalla Siria. Moltissimi sono anche in altri Paesi, anche in Europa e in America. Quelli che stanno più vicini ai propri luoghi nativi sono pronti a tornare, se si riuscirà a ripristinare delle normali condizioni di vita e di professione della propria fede”.

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Causale: ilgiornale per i cristiani

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Un compito non facile, indubbiamente. Il ritorno dei profughi, a prescindere dalla loro fede, è un tema delicato ed estremamente complesso per il governo di Damasco. Molti dei rifugiati non hanno intenzione di ritornare, per timore di rappresaglie, per l’incubo di non possedere più una casa e un lavoro o per la paura di essere di nuovo vittime di una guerra che sembra sempre minacciare la stabilità del Paese. Sono già migliaia i profughi siriani che vivono ormai da anni in Turchia, per esempio, e che non sembrano intenzionati a tornare. Profughi voluti dallo steso Erdogan, che grazie ad essi ha ottenuto migliaia di lavoratori qualificati e perfettamente integrati nel tessuto sociale turco. Altri profughi, specialmente in Europa, vivono in stato di clandestinità o hanno raggiunto le loro famiglie e non vogliono separarsene. Dalla Russia è arrivato un appello anche del muftì, Albir Krganov, presidente dell’Unione Spirituale dei musulmani, per aiutare i profughi di fede islamica a tornare in Siria. La rinascita della Siria deve ripartire dal ritorno dei suoi cittadini.

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