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Guerra

Siria: Khimik, il gruppo dei servizi segreti ucraini che aiuta i jihadisti

I russi sembrano aver subito forti perdite ad Aleppo, mentre aumentano le voci sulla presenza di forze speciali ucraine.
siria

Il conflitto in Siria, già teatro di una guerra brutale e complessa, sta conoscendo una nuova fase di escalation che coinvolge direttamente le forze russe e i loro alleati. Secondo il Kyiv Post, che cita fonti della Direzione principale dell’intelligence ucraina (HUR), le truppe russe stanno subendo perdite significative nel governatorato di Aleppo, spingendo Mosca a rimpiazzare i vertici del comando militare in Siria. Il 1° dicembre, il Cremlino ha deciso di sollevare dall’incarico il generale Sergey Kiselyov, accusato di una cattiva gestione delle operazioni sia in Ucraina sia in Siria. Kiselyov, già criticato per i suoi fallimenti durante l’invasione dell’Ucraina, è stato sostituito dal generale Alexander Chayko, che aveva già comandato le truppe russe in Siria tra il 2017 e il 2019. Parallelamente, l’intelligence ucraina ha segnalato la presenza del comandante della Marina russa, l’ammiraglio Alexander Moiseev, presso la base navale di Tartus. La sua comparsa potrebbe indicare un tentativo russo di rafforzare le capacità militari e logistiche nella regione, in risposta alle recenti sconfitte sul campo.

Offensive pro-turche e perdite russe

Dal 27 novembre, una coalizione di gruppi militanti islamisti, guidata dall’ex affiliato ad Al Qaeda Hayat Tahrir al-Sham e sostenuta dalla Turchia, ha lanciato un’offensiva nel governatorato di Aleppo. Le forze russe hanno subito perdite pesanti, con unità accerchiate e centinaia di soldati dati per dispersi. Questa offensiva, proveniente dalla regione di Idlib, avrebbe coinvolto anche membri del Partito Islamico del Turkestan (TIP), un gruppo di combattenti uiguri.

Secondo fonti del Kyiv Post, alcuni di questi gruppi ribelli avrebbero ricevuto addestramento operativo da parte delle forze speciali ucraine della HUR, in particolare dal gruppo Khimik. Questo team si sarebbe concentrato sull’applicazione di tattiche sviluppate durante la guerra in Ucraina, incluse tecniche avanzate di utilizzo dei droni. Dal giugno 2024, le operazioni condotte dal gruppo Khimik hanno intensificato la pressione sulle forze russe in Siria. Tra queste:

• Settembre 2024: Un attacco a una base russa a Sud-Est di Aleppo, che ha distrutto droni militari e dispositivi esplosivi camuffati.

• Luglio 2024: Un complesso attacco all’aeroporto di Kuweires, a Est di Aleppo, dove sono stati distrutti mezzi militari russi.

• Giugno 2024: Attacchi mirati a checkpoint, avamposti e colonne militari russe sulle alture del Golan.

Queste operazioni dimostrano la capacità ucraina di proiettare il conflitto al di fuori dei propri confini, destabilizzando gli sforzi russi in un’altra area strategica.

Le implicazioni geopolitiche

Le recenti sconfitte russe in Siria mettono in discussione l’efficacia della loro presenza militare nel Paese e rafforzano il ruolo dell’Ucraina come attore destabilizzante per Mosca. La collaborazione tra forze ribelli siriane e unità speciali ucraine sottolinea una strategia più ampia, volta a indebolire l’influenza russa su più fronti. La Turchia, da parte sua, appare sempre più determinata a sostenere i gruppi ribelli nella regione di Idlib, sfruttando le debolezze russe per rafforzare la propria posizione strategica. Questo scenario apre la strada a una rinnovata competizione tra potenze regionali e internazionali, con la Siria ancora una volta al centro di equilibri fragili e conflitti prolungati.

Le perdite subite dalla Russia in Siria evidenziano non solo la crescente complessità del conflitto siriano, ma anche l’interconnessione tra i teatri di guerra globali. L’Ucraina, attraverso le sue operazioni speciali, sta dimostrando la capacità di colpire gli interessi russi ben oltre i confini europei, mentre la Turchia rafforza la sua influenza sulla regione. In questo contesto, la Siria continua a essere un campo di battaglia cruciale per le potenze internazionali, con conseguenze che potrebbero ridefinire gli equilibri geopolitici del Medio Oriente.

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