La battaglia nel Ghouta orientale prosegue, con l’azione dell’esercito siriano che oramai è giunta alla sua seconda settimana e che sembra entrare sempre più nel vivo; le difese islamiste, presenti in questa zona da almeno cinque anni, sono state letteralmente surclassate nella zona rurale della regione, con numerosi siti di lancio di missili verso Damasco recuperati e distrutti e con la capitale che, giorno dopo giorno, viene dunque messa sempre più al sicuro. Le operazioni delle truppe fedeli al presidente Assad, apparso peraltro nelle scorse ore in tv dichiarando di voler proseguire nell’offensiva, possono andare avanti grazie al supporto dell’aviazione siriana e russa con gli aerei militari che martellano ogni giorno le roccaforti dei terroristi; la tregua umanitaria delle scorse ore è servita, almeno per il momento, a portare viveri e medicinali alla popolazione civile ed a provare l’evacuazione degli abitanti, osteggiata però dalle stesse milizie jihadiste che temono di perdere scudi umani da poter usare come deterrenti anti governativo.

L’esercito siriano ha liberato il 40% della sacca del Ghouta

Da quando le operazioni militari si sono intensificate, la regione posta ad est di Damasco ha visto il ridimensionarsi della porzione occupata dagli islamisti; l’esercito, in particolare, avanza nelle aree rurali premendo sia da nord che da est e, grazie al superamento di importanti fortificazioni difensive con il supporto dell’aviazione, si è ritrovato praticamente a ridosso dell’area urbana da cui partono i maggiori pericoli per il centro di Damasco. Tunnel, campi minati, magazzini con munizioni pesanti e nascondigli sono stati scovati e distrutti e la loro individuazione ha dato l’idea del motivo per il quale la sacca islamista del Ghouta Est ha resistito, per almeno cinque anni, all’assedio dell’esercito; secondo fonti del ministero della Difesa siriano, le truppe governative hanno ridotto del 40% l’estensione della sacca controllata dalle sigle jihadiste, cifre che danno l’idea della portata dell’operazione ma anche della sua durezza, con diverse perdite a danno degli stessi uomini di Assad.

Nelle prossime ore, la sacca del Ghouta potrebbe essere anche spaccata e divisa a metà; le truppe siriane infatti, sarebbero pronte a lanciare un’offensiva in grado di raggiungere la cittadina di Misraba e, in tal modo, i due centri di Duma ed Irbin rimarrebbero separati l’uno dall’altro e questo, per i gruppi di miliziani che occupano questo territorio, potrebbe significare l’inizio della fine.

L’esercito alle porte di Duma

Le avanzate delle ultime ore hanno quasi interamente liberato la campagna del Ghouta e le relative zone rurali, ma adesso l’esercito si appresta a vivere uno dei momenti più difficili della battaglia visto che il fronte si è avvicinato alla parte urbana della sacca islamista; in particolare, le truppe fedeli ad Assad si trovano alle porte di Duma, la città più grande della regione ma anche simbolo delle prime rivolte del 2012 attorno Damasco. Questo grosso centro, importante anche in tempo di pace per via della sua vicinanza alla capitale, è la roccaforte più fortificata del Ghouta; è qui che hanno sede alcuni dei più importanti quartier generali islamisti, è in questa città che il controllo delle sigle jihadiste si è fatto molto stringente sulla popolazione già dai primi mesi di occupazione, ancora oggi chi prova a scappare da qui viene spesso bersagliato ed i corridoi umanitari sono messi a dura prova.

Arrivare alla periferia di Duma, non solo per l’esercito ma anche per tutti i siriani vuol dire molto in termini simbolici: far scomparire l’occupazione jihadista da qui, vorrebbe significare sia la messa in sicurezza di Damasco e sia, dall’altro lato, un duro colpo fatale alle velleità di resistenza degli oppositori e dei terroristi ancora asserragliati nel Ghouta. Tra i media siriani ci si divide: c’è chi infatti parla di future trattative che potrebbero prevedere, nel breve o medio periodo, il trasferimento dei miliziani ad Idlib tramite i fantomatici bus verdi, ma c’è chi invece prepara la popolazione ad una sanguinosa battaglia da combattere casa per casa. Lo stesso Assad, del resto, nella sua ultima intervista ha dichiarato che la battaglia per le città occupate del Ghouta ha la stessa importanza di quella che ha portato, nel dicembre 2016, alla liberazione di Aleppo.