La guerra in Siria, soppiantata sotto il profilo mediatico da quanto accade in Libia, non è affatto finita ed anzi continua a produrre i suoi effetti tanto a livello militare quanto a livello politico. Se oramai tutti i principali fronti che negli anni caratterizzano il conflitto appaiono stabilizzati, tra zone tornate sotto il controllo del governo di Damasco e territori in mano ai filo curdi dell’Sdf, continua ad essere Idlib la provincia al centro della guerra siriana. Qui sono i gruppi islamisti collegati all’ex fronte Al Nusra, filiale locale di Al Qaeda, ad avere il possesso delle principali città di questo territorio. Ed è proprio qui che, da qualche giorno a questa parte, tornano a farsi sentire gli echi della battaglia.

I raid dell’aviazione russa

Con la riconquista della provincia di Daraa ad opera dell’esercito siriano avvenuta nello scorso mese di luglio, per diverso tempo nella Siria occidentale cessano le operazioni di combattimento. Con le principali città tornate in mano al governo guidato dal presidente Assad, tanto i siriani quanto soprattutto i russi sembrano voler in qualche modo acquietare le acque. Da quel momento di fatto in Siria si combatte solo nelle zone ad est dell’Eufrate, con l’Sdf impegnata a conquistare gli ultimi brandelli di territorio ancora sotto le insegne del califfato islamico. Una situazione che permette all’esercito di Damasco ed alla popolazione siriana di tirare il fiato: militari e società appaiono allo stremo dopo sette anni di logorante conflitto, la prudenza emersa da luglio ad oggi serve a ridare tempo e riorganizzarsi in vista delle possibili evoluzioni della guerra.

In poche parole, per riprendere l’unica provincia ancora in mano agli islamisti occorre mettere assieme i pezzi del puzzle. Ecco perché ad Idlib in questi mesi si sparano pochi colpi e non si assiste ad importanti escalation, almeno fino alle scorse settimane. La situazione si riaccende quando per due giorni consecutivi la base aerea russa di Latakia, la più importante usata da Mosca per operare in Siria, viene bersagliata da alcuni droni lanciati da gruppi islamisti stanziati all’interno della provincia di Idlib. La base in questione non viene danneggiata, né tanto meno gli ordigni creano feriti tra i militari: la contraerea russa appare in grado di far fronte a delle offensive più simboliche e velleitarie che altro, ma rischia comunque di causare problemi all’operatività dei mezzi di Mosca e di Damasco.

Ecco perché l’aviazione russa decide di entrare nuovamente in azione. Nella provincia di Idlib da giorni i bombardamenti si intensificano e ad essere presi di mira sono soprattutto località in cui i gruppi islamisti nascondono armi e munizioni. Raid di una certa intensità, che hanno come obiettivo quello di rendere meno operativi i siti utilizzati dalle sigle estremiste per attaccare russi e siriani nelle zone attigue a quelle del fronte. Ed infatti al momento il capoluogo Idlib appare parzialmente risparmiato dai bombardamenti di questi giorni. Ad essere bersaglio dell’aviazione, è soprattutto la parte meridionale della provincia ed in particolar modo quella confinante con le località a nord di Hama. È qui che si concentrano la maggior parte degli sforzi dei due principali alleati: partiti su iniziativa russa, adesso è anche l’aviazione siriana a lanciare quei raid che appaiono le prime vere operazioni militari nella Siria occidentale dopo quasi un anno.

L’obiettivo dei bombardamenti

Come detto in precedenza, la provincia di Idlib è l’ultima controllata da gruppi salafiti ed estremisti. In questa parte nord occidentale della Siria, confinante con la Turchia, nel 2011 si assiste ad uno dei primi episodi di sangue durante le manifestazioni contro Assad. Poi, negli anni successivi. la provincia diventa una sorta di porta d’ingresso per centinaia di miliziani che arrivano in Siria con l’intento di dare manforte ai gruppi jihadisti operativi contro il governo di Damasco. La svolta più importante arriva nel 2015, quando nel mese di gennaio di quell’anno gruppi legati al Fronte Al Nusra entrano nel capoluogo che da allora viene controllato dagli islamisti. In tanti, dopo la riconquista della Ghouta e di Daraa, pronosticano già da mesi l’avvio di un’azione di riconquista della provincia di Idlib da parte dell’esercito siriano. Ma i bombardamenti di questi giorni difficilmente possono rappresentare il via ad una simile operazione.

E questo per diversi motivi. In primis, perché in questa provincia operano migliaia di miliziani ben armati ed addestrati, molti dei quali trasportati da altre zone della Siria riprese dal governo di Damasco dopo trattative mediate dai russi. Dunque, andare ad intraprendere un’azione militare ad Idlib potrebbe vedere un ingente impiego di forze e uomini che, tanto da un punto di vista tattico quanto politico, potrebbe essere difficilmente digeribile dai siriani. In secondo luogo, all’interno della provincia di Idlib ci sono anche i turchi, i quali appoggiano alcune sigle che controllano parte del territorio. Proprio nelle scorse ore una postazione di controllo turca risulta colpita e costretta al ritiro: primi report parlano di un’azione dell’aviazione siriana, ma prende corpo l’ipotesi di “fuoco amico” islamista. Di conseguenza, prima di dare seguito ad un’azione militare nella provincia, Mosca probabilmente aspetta ulteriori passaggi diplomatici con Ankara: Idlib, in poche parole, potrebbe diventare pedina di scambio con la Turchia, il cui governo ha il timore di avere ai propri confini migliaia di jihadisti in fuga in caso di avanzata siriana.

Appare quindi molto più probabile che i bombardamenti di questi ultimi giorni, svolgano come detto una funzione di ridimensionamento delle forze islamiste nella regione. Il tutto per mettere in sicurezza le zone a nord di Hama e ad est di Latakia, rispondendo in tal modo alle provocazioni degli estremisti ed in special modo di chi si rende protagonista dei tentati attacchi alla base russa per mezzo dei droni. Difficile inquadrare il possibile futuro di Idlib: una presa “manu militari” sarebbe molto rischiosa per Damasco o comunque dispendiosa, specie per un esercito provato da otto anni di guerra. Ma è pur vero che il dialogo politico con gruppi di ispirazione salafita appare ugualmente se non ancora più difficile, anche con la mediazione di Russia e Turchia. Soltanto nelle prossime settimane, al netto dei bombardamenti di questi giorni, è possibile verificare le reali intenzioni di siriani ed alleati.





Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.