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Nell’ormai lontano 2012 la storia era già scritta. Basta riprendere in mano qualche libro pubblicato in quegli anni, come La guerra dentro di Francesca Borri (Bompiani) e leggere le dichiarazioni dei siriani – anche ostili a Bashar Al Assad – all’indomani dello scoppio della guerra civile: “E sulle rovine della Siria, pianteranno la bandiera del fondamentalismo”. È quello che è successo in Libia e che sta accadendo in Siria.Come è noto, tra meno di dieci giorni l’opposizione siriana si riunirà a Riad per discutere l’approccio da adottare verso i negoziati di Ginevra, la ricerca di una visione politica realistica e la ricomposizione della delegazione negoziale a seguito delle dimissioni di Mohammed Alloush, esponente del gruppo islamista Jaysh al Islam.Per approfondire: La propaganda dei ribelli siriani? Made in UkSecondo quanto scrive Mohammed Barhouma in un editoriale sul quotidiano panarabo Al Hayat, “questa riunione si terrà mentre l’opposizione moderata ha perso terreno nel nord della Siria, per l’aumento dei suoi nemici e il rafforzamento della presenza delle milizie islamiche alleate con il Fronte al Nusra, braccio siriano di al Qaeda. Così, ai gruppi armati legati all’Alto comitato per i negoziati con sede a Riad è rimasta una sola enclave a nord di Aleppo, e il governo di Ankara, dato il declino della sua influenza nel nord della Siria, forse sarà costretto a cercare nuove alleanze con gli affiliati di Qaeda“.Per approfondire: Siria, cinque anni di bugieE questa è una delle prime cose importanti che dice Barhouma: Erdogan potrebbe cercare nuove sponde con i qaedisti siriani. Il motivo è evidente: mantenere il caos per provocare l’intervento occidentale contro Bashar Al Assad.”L’inviato dell’Onu Staffan de Mistura – ha aggiunto Barhouma – non ha fissato la data del nuovo round dei negoziati, poiché la mappa delle forze sta cambiando velocemente, e questo potrebbe essere un segnale che l’opposizione siriana ha perso l’occasione storica di poter raggiungere un compromesso“.