Nuove esplosioni nella notte in alcune basi siriane ad Hama e Aleppo. Secondo l’agenzia di Stato della Siria, Sana, che cita fonti militari, l’attacco è avvenuto alle 22:30 ora locale.

Per ora, le notizie sono molto poche e vaghe. Un rapporto su una pagina Facebook del quotidiano siriano Tishreen attribuisce l’attacco agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna. Secondo questa pagina, l’attacco sarebbe stato realizzato attraverso il lancio di nove missili balistici partiti dal territorio della Giordania. Lì, sia Regno Unito che Stati Uniti hanno una delle più importanti basi militari della regione.

Ma molti fanno ricadere i sospetti su Israele. Il motivo è da ricercare nelle specifiche basi colpite dall’attacco. Come riporta il quotidiano israeliano Haaretz, le basi attaccate da questo (ancora misterioso) bombardamento erano presidiate dall’esercito siriano ma anche dalla Guardia rivoluzionaria iraniana. In sostanza, era una di quelle centrali della presenza iraniana in Siria che il governo israeliano ritiene la minaccia numero uno per la propria sicurezza regionale. 

Secondo il quotidiano libanese Al Akhbar, le basi, fra le altre cose, ospitavano diversi depositi di armi. In questo caso però, i media aggiungono un altro particolare: sembra siano stati utilizzati i missili Bunker Buster. Subito dopo le esplosioni, il Centro sismico euromediterraneo ha dichiarato che le esplosioni hanno causato un terremoto di magnitudo 2,6 in tutta l’area colpita dalle bombe.

I sospetti su Israele

In molti hanno subito puntato il dito contro Israele, già autore di attacchi chirurgici sulle basi che ritiene essere gli avamposti iraniani in Siria. Il presidente Trump ha parlato poche ore prima di questo attacco con il primo ministro Benjamin Netanyahu e, come riporta la Casa Bianca, i due hanno “discusso le continue minacce e sfide che affronta il Medio Oriente, in particolare i problemi posti dalle attività destabilizzanti del regime iraniano”.

La telefonata è avvenuta poche ore prima che Netanyahu si incontrasse per la prima volta con il nuovo Segretario di Stato, Mike Pompeo, in tour in Medio Oriente. Domenica scorsa, il ministro della Difesa Avigdor Lieberman ha detto che Israele avrebbe mantenuto in qualunque caso la libertà di manovra in Siria.

“Non abbiamo intenzione di attaccare la Russia o di interferire nelle questioni interne siriane”, ha detto Lieberman alla conferenza annuale organizzata dal Jerusalem Post. “Ma se qualcuno pensa che sia possibile lanciare missili o attaccare Israele o persino il nostro aereo, senza dubbio risponderemo e risponderemo con molta forza”.

Nessuna reazione della difesa anti-missile?

Mentre nell’ultimo bombardamento ad opera di Usa, Francia e Regno Unito, le agenzia di stampa sia russe che siriane avevano subito confermato che più della metà dei missili occidentali erano stati abbattuti dalla difesa di Damasco, questa volta, tutto tace.

Fonti locali affermano che non ci sia stata alcuna reazione. Un segnale strano. La Russia non poteva non sapere dell’attacco. In molti sospettano che Vladimir Putin abbia optato per una linea soft con Israele. L’idea è che il Cremlino voglia garantirsi la Siria, ma non entrare nella sfida fra Iran e Israele. In qualunque caso, Putin perderebbe un partner fondamentale per la Russia.

La tragica conta dei morti

Le notizie finora giunte dalla Siria parlano di un numero imprecisato di morti nelle basi colpite dall’attacco. Fonti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani (la ormai nota agenzia legata ai ribelli con base a Coventry) parlano di 26 morti accertati e 60 feriti nell’attacco alla base di Hama, appartenente alla 47esima Brigata. Di questi morti, soltanto quattro sarebbero siriani. Gli altri sarebbero militari iraniani