Prima di raccontare ciò che sta accadendo ora in Siria, è necessaria una premessa. La tregua, almeno per il momento, non è saltata. Già, perché se da una parte è vero che è iniziata una grande offensiva contro i ribelli della Ghouta orientale, dall’altra è altrettanto vero che le postazioni colpite dalle forze governative sono quelle legate ai gruppi qaedisti che, assieme a quelli affiliati allo Stato islamico, non rientrano negli accordi sul cessate il fuoco. Proprio questa, ovvero il tener fuori i gruppi jihadisti dall’accordo, era una delle condizioni imposte da Mosca all’Onu. Una condizione che permette un certo margine di manovra a Damasco.
Il controverso Osservatorio siriano per i diritti umani che ha sede a Londra ed è composto da un solo uomo (Rami Abdel Rahman), parla di bombardamenti contro Chifouniya, Harasta, Kafr Batna e Hamriya. In particolare, a Chifouniya si sarebbero verificati degli scontri tra le forze governative e i miliziani dell’Esercito dell’Islam, un gruppo jihadista legato all’Arabia Saudita.
Il giornale arabo Al Masdar, invece, spiega con maggiori dettagli l’offensiva di Damasco contro le forze ribelli. Ad Harasta, l’attacco governativo sarebbe stato condotto contro le linee di difesa di Faylaq Al-Rahman (sostenuto da Turchia e Qatar) e Hayat Tahrir al Sham (la vecchia Al Nusra, ovvero Al Qaeda in Siria, per capirci). Non siamo alla fase finale della battaglia, certo. Ma è chiaro che l’operazione di terra, dopo i pesanti bombardamenti aerei, è iniziata.
Secondo quanto fa sapere l’agenzia governativa Sana, oggi i ribelli avrebbero lanciato 21 missili contro Damasco. Una fonte religiosa della capitale, inoltre, racconta a Gli Occhi della Guerra che i miliziani della Ghouta avrebbero cercato di far entrare a Damasco un’auto imbottita di esplosivo e che l’esercito sarebbe riuscito a fermare l’attentatore suicida.
Ghouta e Idlib
Qualche giorno fa, Robert Fisk ha pubblicato un’interessante analisi in cui spiega come la conquista della Ghouta orientale sia fondamentale per Damasco. Le truppe governative sono arrivate nella capitale siriana alla luce del sole e i media governativi hanno rilanciato, su tutte le tv e i social, le immagini dei carri armati e dei militari. Un messaggio chiaro: Bashar al Assad vuole chiudere la partita con i ribelli: “La gran parte degli attacchi con autobombe a Damasco e il continuo bombardamento del centro della capitale negli scorsi anni – scrive Fisk – provenivano dalle forze ribelli della Ghouta, in particolare dal distretto di Douma”.
“Dopo questa dimostrazione di potenza, come possono fermarsi i russi e i siriani?”, si chiede Fisk. Semplicemente Mosca e Damasco non possono fermarsi e presto punteranno Idlib, al nord, dove sono stati trasferiti i ribelli presenti ad Aleppo. Per Damasco, quindi, sconfiggere i ribelli della Ghouta significa sconfiggere domani i ribelli in tutta la Siria.
L’Iran: “Le operazioni nella Ghouta continueranno”
Il capo di Stato maggiore iraniano, il generale Mohammad Bagheri, ha detto all’agenzia di stampa Irna che Teheran “rispetta questa risoluzione che è una decisione internazionale. Ma – ha aggiunto – le zone alla periferia di Damasco che sono nelle mani di Al-Nusra e altri gruppi terroristici non sono coperti dal cessate il fuoco”.



