Era uno dei gioielli della Siria, prima che la guerra devastasse ogni cosa. Un centro di ricerca all’avanguardia con una banca delle sementi che faceva invidia a molti grandi Stati del mondo. Perché in Siria, come in tutto il Medio Oriente, dove è nata 10mila anni fa, l’agricoltura ha ancora un ruolo fondamentale.

Proteggere le coltivazioni per il futuro è una preoccupazione che esiste da più di 40 anni nelle zone aride del Medio Oriente. La siccità, la cattiva gestione delle risorse idriche e le guerre sono una minaccia costante per il futuro alimentare della regione. E la Siria è da sempre in prima linea per questa sfida.

Fondato nel 1977, a Tal Hadya, alla periferia di Aleppo, il Centro internazionale di ricerca sull’agricoltura delle aree secche (Icarda, per l’acronimo in inglese) ha raccolto negli anni oltre 150mila campioni di semi di diversi tipi di cereali e legumi provenienti da 150 Paesi. Un vero e proprio tesoro di cui Ali Shehade, scienziato siriano, ne è il custode. E che il giornale spagnolo El Confidencial è riuscito a intervistare.

Shehade è nato ad Aleppo e, come ogni siriano, è stato vittima di quella guerra che ha colpito non solo la sua famiglia ma anche il suo lavoro. Icarda era parte del programma ministeriale dell’agricoltura e i ribelli l’hanno subito considerato un nemico. Ed è dovuto fuggire in Libano proprio per continuare la sua missione di salvaguardare il patrimonio alimentare del Paese e di tutta la regione.

Quella dell’Icarda di Aleppo era la più grande banca di semi e geni dell’intera regione. Un’area di oltre mille ettari coltivati che serviva per studiare e mantenere coltivazioni utilissime in un periodo dove la siccità sembra avere il sopravvento in molte aree del pianeta. Un vero gioiello siriano, incastonato in quella Siria ferita (ma non annientata) da questa terribile guerra .

Un gioiello che permesso alla Siria di produrre abbastanza coltivazioni da essere indipendente dalle importazioni. Un risultato enorme per un Paese tutto sommato economicamente debole, come è la Siria, e che dimostra l’assoluta importanza di questo progetto. Tanto che il governo siriano, nel 2012, decise di prendere le dovute precauzioni. “La direzione generale ha deciso di prendere ricercatori dell’Icarda e le loro famiglie e, per precauzione, abbiamo spostato parte del materiale e tutti i file dell’impianto in un posto più sicuro ad Aleppo “, ricorda Shehade.

Ma le cose non sono andate per il verso giusto. Aleppo subì la cattura da parte delle frange terroriste e nell’ottobre del 2015 i ribelli hanno preso Tal Hadya e impedito al personale del centro di accedere ai locali. Icarda era considerato parte del regime, non una risorsa preziosa per l’intera popolazione siriana. Shehade riuscì a salvare l’erboristeria e un gregge di 150 pecore Awassi e si trasferì a Tebor, nella valle della Beqa’ in Libano. “L’amministrazione ha deciso di decentralizzare Icarda e dal 2015 la missione è distribuita tra Libano, Marocco ed Etiopia, dove continuiamo a condurre ricerche e coltivazioni”, ha detto Shehade.

Il centro di Tebor, che temporaneamente funge da quartier generale, ha recuperato il 75% della raccolta di campioni che erano conservati nella banca dei semi e dei geni di Aleppo. E hanno dovuto prendere in prestito i semi duplicati depositati sette anni fa presso la stazione artica delle Svalbard. 

Ora, i campi agricoli della valle della Bekaa raccolgono la speranza di nutrire il futuro della Siria. Il sogno è di tornare presto ad Aleppo, quando la guerra sarà finita. “Fino ad ora non ci sono stati danni alle strutture (di Tal Hayda). Sono fiducioso che la maggior parte dei campioni della banca del seme non siano stati danneggiati “, dice Shehade.

Il settore agricolo in Siria “è stato seriamente danneggiato dalla guerra”, ha avvertito Shehade. Secondo uno studio della Fao, il danno all’agricoltura del Paese è stato di 16 miliardi di dollari nel 2017. L’Icarda potrebbe svolgere un ruolo chiave nella ricostruzione agricola in Siria. Il futuro della Siria riparte anche da questo gioiello del suo recente passato. La guerra ha tentato di distruggere tutto ma, metaforicamente come letteralmente, i semi sono destinati di nuovo a germogliare.

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