Tra Hama ed Homs non ci sono più ostacoli: le due città siriane sono tornate ad essere “dirimpettaie” nel centro della Siria, dopo essere state divise per sei anni da una sacca islamista “figlia” delle offensive ribelli dei primi mesi di guerra. Lo scorso mercoledì il governo di Damasco ha ufficialmente dichiarato estinta la sacca occupata dai terroristi, con le bandiere siriane tornate a sventolare in città come Al Rastan, Houla e Talbiseh, roccaforti islamiste fino alle scorse ore. La polizia militare russa sta aiutando adesso l’esercito siriano a bonificare la zona, il tutto per permettere un rapido ritorno alla normalità. Non mancano le insidie: in questo giovedì, cinque soldati sono morti saltati su una mina a nord di Homs, il lavoro da fare in tal senso non sarà semplice.

L’accordo che ha permesso l’evacuazione

Quando Homs nel 2014 è stata interamente riconquistata dall’esercito siriano, in tanti ipotizzavano una lunga e difficile battaglia futura per l’estinzione della sacca islamista a nord della città. In parole povere, questa porzione di territorio in mano jihadista stava ad Homs come la sacca della Ghouta est stava a Damasco. Sono stati cioè territori dove le sigle estremiste hanno potuto con gli anni costruire fortificazioni e sopravvivere, nonostante gli assedi da parte dell’esercito regolare. Ben si intuiva come, dopo la riconquista della Ghouta da parte delle forze fedeli ad Assad gli occhi sarebbe stati puntati tra Homs ed Hama. Prime scaramucce del resto già nel mese di aprile si erano verificate lungo la linea del fronte, con l’esercito intervenuto sia con l’aviazione che con le truppe di terra.

La constatazione di essere circondati e senza via di scampo, unita alla mediazione della Russia e (molto probabilmente) della Turchia, ha fatto sì che gran parte delle sigle accettassero la prospettiva di scendere a patti con Damasco e cedere il territorio senza combattere. Ad inizio mese, i famigerati “bus verdi” sono entrati in azione pronti ad attuare quanto già fatto ad Aleppo, nella Ghouta ed in altre vecchie sacche islamiste: trasportare i gruppi estremisti – ribelli ad Idlib o Jarabulus. Alcuni oramai ex combattenti, hanno deciso di cedere le armi e rimanere in loco sfruttando la legge per la riconciliazione del governo siriano, altri invece sono saliti a bordo dei bus verdi raggiungendo le zone sopra accennate.

Adesso l’evacuazione è terminata, Damasco per l’appunto può rivendicare anche la riconquista di questa regione e l’avvio di una fase di normalizzazione tra Homs ed Hama. La riapertura di questo tratto dell’autostrada M5, vitale anche per i collegamenti tra la capitale ed Aleppo, avrà la priorità: sarà infatti possibile in tal modo accelerare il percorso di ricostruzione di Homs e delle zone liberate dalla presenza jihadista.

Homs definitivamente liberata

Con il centro storico tornato sotto il controllo del governo nel 2014, la terza città siriana oramai da quattro anni ha visto il prevalere di un periodo piuttosto sereno specie se paragonato a quanto vissuto da Aleppo e dalla periferia di Damasco negli ultimi due anni. Nella cinta urbana di Homs non si è più combattuto, pur tuttavia la presenza di un territorio presidiato dagli islamisti a nord ha creato non pochi grattacapi. Sotto un profilo militare, la sacca jihadista ha obbligato l’esercito ad essere ancora massicciamente presente ad Homs tra posti di blocco e barriere poste immediatamente fuori città. Da un punto di vista economico, la sacca islamista ha impedito per anni facili collegamenti con Hama e con le arterie che conducono verso altre importanti regioni del paese.

Ma adesso per Homs la percezione della guerra sarà sempre più ridotta: la fine della sacca a nord del centro pone la città completamente libera da ogni simbolo del conflitto, già in queste ore si sta provvedendo alla rimozione di blocchi e filo spinato, la normalità inizia dunque ad essere parte integrante dell’attualità. Per il governo di Damasco tutto ciò non è ovviamente un qualcosa di secondario: poter ricostruire senza particolari affanni per la sicurezza la terza città siriana, che proprio in queste ore tra l’altro sta festeggiando la riapertura del suk della città vecchia, politicamente è un dato molto più che rilevante. La fine del conflitto tra Homs ed Hama non avrà, in parole povere, un effetto soltanto sotto il profilo militare: essa rappresenta una buona notizia per Assad anche a livello politico e mediatico.