Dopo l’ok del governo siriano, nella notte tra giovedì e venerdì è entrato a Daraya, una località alla periferia sud di Damasco controllata dai ribelli, il secondo convoglio umanitario contenente cibo per la popolazione civile stremata da cinque anni di conflitto.Consegnate migliaia di razioni alimentariLo scorso primo giugno, infatti, per la prima volta dal 2012, nel sobborgo di Damasco, fra i primi a sollevarsi contro il governo di Bashar al Assad, grazie ad un accordo raggiunto fra governo siriano e Nazioni Unite, sono entrati nella città decine di camion contenenti medicine, vaccini, latte artificiale e altri beni di prima necessità. In questa seconda consegna invece, operata dalla Croce Rossa siriana in cooperazione con l’Onu, sono state distribuite alla popolazione civile soprattutto razioni di cibo. Nella località di Daraya e in altre zone della Siria dove proseguono i combattimenti sono in molti, infatti, anche i bambini che rischiano di morire per la malnutrizione, come ha fatto sapere l’ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha).Le razioni alimentari messe a disposizione dal World Food Programme (Wfp) saranno sufficienti, secondo quanto ha dichiarato la stessa organizzazione, per il fabbisogno mensile di 2.400 persone. Sono stati consegnati, inoltre, a Daraya, sacchi di farina di grano sufficiente per l’intera popolazione di 4.000 persone per il prossimo mese, e generi alimentari tra cui riso, legumi, olio, sale e zucchero. Il Programma Alimentare Mondiale ha inoltre comunicato che, grazie all’ok del governo siriano, nel mese di giugno altri 19 convogli umanitari saranno diretti in altrettante aree assediate della Siria, e che un ulteriore lancio aereo di cibo è stato effettuato in favore delle 100.000 persone residenti a Deir Ezzor, città controllata per più della metà dall’Isis. L’obiettivo dell’agenzia delle Nazioni Unite è di raggiungere 4 milioni di siriani in condizioni di vulnerabilità. Se all’inizio del mese, però, per consentire la distribuzione del primo carico di aiuti era stata raggiunta una tregua, concordata da Washington, Mosca e Damasco, oggi, subito dopo la consegna delle razioni alimentari sono ripresi i bombardamenti dell’aviazione siriana sui ribelli, come ha annunciato il Consiglio locale della città.Ad Aleppo i cristiani distribuiscono pasti ai musulmani poveriE ad Aleppo, mentre continuano i combattimenti, l’arcidiocesi siro-ortodossa della città ha iniziato la distribuzione di viveri alle famiglie musulmane più indigenti della città. I cristiani siro-ortodossi forniscono così ai musulmani più poveri del quartiere di Sulaimaniyah, il necessario per mettere in tavola la prima colazione e il pasto serale, gli unici due pasti consentiti ai fedeeli islamici durante il mese del Ramadan, dedicato alla preghiera e, appunto, al digiuno.I generi alimentari vengono distribuiti dalla Cattedrale di Sant’Efrem, ad Aleppo, “nell’auspicio di contribuire a ripristinare col tempo la convivenza tra le varie comunità etniche e religiose che caratterizzava la società siriana prima della guerra” e per “esprimere i sentimenti di solidarietà tra concittadini di diversa appartenenza religiosa”, secondo quanto riporta l’agenzia Fides.Una convivenza sempre più difficile da recuperare, però, con i cristiani che restano le vittime principali delle persecuzioni in Siria ed in Iraq, e la cui presenza in queste terre si sta sempre più assottigliando.Cristiani perseguitati: per Acs è “genocidio”Tanto che la fondazione di diritto pontificio, Aiuto alla Chiesa che Soffre, ha lanciato una campagna per far sì che le istituzioni riconoscano quello perpetrato dall’Isis e dagli altri gruppi jihadisti contro i cristiani in Siria ed in Iraq come un vero e proprio “genocidio”. Un appello che ha trovato il sostegno di monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, e del cardinale Jean Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, che si è dichiarato concorde nel ravvisare l’esistenza di “un piano d’azione per cancellare il cristianesimo dal Medio Oriente”, che “può chiamarsi o quantomeno richiamare il genocidio”.La maggior parte della popolazione siriana, infine, continua a vivere in una situazione di vulnerabilità estrema e secondo le ultime stime delle Nazioni Unite, sarebbero in 593.000 a vivere nelle aree assediate e interessate dai combattimenti. E in favore di una “maggiore protezione dei civili” e di un “libero accesso umanitario” per la popolazione in difficoltà si è pronunciato ieri in una conferenza stampa al Palazzo di Vetro di New York, anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon.