Dal 2012 ad oggi, Timber Sycamore equipaggia 50 fazioni in Siria, in uno sforzo che non è mai stato sufficiente per produrre una vera e propria opposizione moderata da contrapporre a Bashar Al Assad. Timber Sycamore è il nome del programma di assistenza della Cia, in corso da ormai quattro anni. Eppure, nonostante tutto, provare ad ipotizzare nel medio termine cosa sarà della Siria una volta sconfitto lo Stato islamico, risulta essere ancora una questione particolarmente delicata. Se da un lato la soluzione negoziata resta l’unica via percorribile per uscire dalla crisi siriana, dall’altro non vi ancora alcun passo significativo in tal senso.Per approfondire: Siria, quei crimini compiuti dai ribelliL’alternativa a Bashar al-Assad tarda ad arrivare mentre lo stesso processo di transizione, sembra essere stato messo da parte. Un pericoloso gioco tra avversari ed alleati del regime che continua a far comodo al possibile mostro di domani: al-Qaeda. L’organizzazione terroristica che ha sempre preferito un profilo basso rispetto alla controparte Isis, negli ultimi anni ha tatticamente proceduto ad incorporare truppe, ingrossando le fila. Lo Stato islamico è il male peggiore, ma si dimentica che nell’ombra Jabhat al-Nusra, affiliato siriano di al-Qaeda, continua reclutare da Idlib ad Aleppo ad un tasso di tremila unità mensili. Ed una strategia a medio termine non esiste. Confidare nella sola tempistica dell’azione militare per risolvere la crisi siriana (anche quella di domani), sarebbe insufficiente e comunque terrebbe conto della sola immediatezza.Il nuovo presidente degli Stati Uniti si ritroverà ancora in guerra con lo Stato islamico, probabilmente per buona parte del suo mandato: l’Isis può essere sconfitto territorialmente nel breve termine, ma continuerà a rappresentare una minaccia. Al-Qaeda, invece, potrebbe rappresentare il vero nemico del domani in Siria, profondamente radicato nel paese e capace di compiere attacchi su larga scala.Per approfondire: Perché i ribelli siriani hanno fallitoLa questione è prettamente pratica: sconfitto l’Isis sul campo, che ne sarà della Siria? Ecco che allora il destino di al-Qaeda è intrinsecamente legata al risultato del conflitto e di come andrà a finire. Ritorna alla memoria quella necessaria piattaforma di stabilità politica per tentare di risolvere la crisi siriana. Al-Qaeda ha sempre prosperato in Siria grazie ad una serie di fattori: conflitto costante, instabilità, uccisioni di massa da parte del regime ed una corrente principale non sufficientemente sostenuta. Se si invertissero tali fattori, si potrebbero invalidare le organizzazioni terroristiche come Al-Qaeda. Sconfitta militarmente l’Isis, si dovrebbe procedere, ad esempio, a privilegiare la protezione dei civili, intesa come opportunità di guadagnare una certa credibilità sul terreno delle truppe che hanno sconfitto l’Isis. I limitati interventi militari, andrebbero quindi visti come strumenti per garantire la stabilità del paese, punendo i crimini di guerra. Nello stesso tempo, si garantiranno (punendo i trasgressori) una serie di compromessi e concessioni che in centinaia di anni non sono mai state garantite alla popolazione. Condizioni che potrebbero portare da un lato a scoraggiare le fazioni più aggressive e dall’altro a garantire negoziati significativi.Le vendette settarie in corso stanno facendo il gioco di al-Qaeda. Finire la guerra contro lo Stato islamico per iniziarne un’altra contro al-Qaeda, avrebbe effetti devastanti sull’intera Siria, considerando che potrebbe raggiungere i 20 mila combattenti entro la fine dell’anno. Al-Qaeda ha già annunciato la creazione di emirato islamico nel nord-ovest della Siria. La sua creazione porterà all’inizio di una serie di attacchi contro l’Occidente. Quest’ultimo risponderà e la ciclicità degli eventi riprenderà il suo corso. Ad oggi, una strategia per l’immediato futuro in Siria non esiste e questo lo sa anche al-Qaeda.

Nel campo comunista di Goli Otok
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