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Se volessimo trovare un inizio a questa storia, potremmo tornare al 5 febbraio 2003, quando il Segretario di Stato Usa Colin Powell sbandierò davanti alle telecamere di mezzo mondo una fialetta contenente antrace iracheno. Era la prova regina: Saddam Hussein possedeva armi di distruzione di massa e poteva usarle contro tutto l’Occidente. Assieme alla fialetta, una carrellata di immagini satellitari che mostravano i depositi di queste armi.Qualche anno dopo, però, si scoprì che la “gola profonda” che aveva girato le informazioni agli americani, l’ingegnere iracheno Rafid Ahmed Alwan al-Janabi, era stato imbeccato dai servizi Usa e da quelli tedeschi, come rivelò un’inchiesta del Guardian. Mezzo milione di morti circa per una bugia.Ecco, se volessimo trovare un’inizio, un macabro “c’era una volta”, per la guerra in Siria, dovremmo partire da qui: da una bugia. Già perché le bugie si sono dipanate a lungo nel corso di questi cinque anni di guerra civile.Prendiamo l’inizio del conflitto. Tutto viene presentato in modo assolutamente manicheo: c’è Assad (cattivo) e ci sono i ribelli (buoni). Il cattivo massacra il suo popolo (e, va detto, Assad non è esente da colpe, anche gravi) e i ribelli vengono martoriati. A Ghūṭa osa perfino attaccare i civili usando armi chimiche, provocando dai 281 ai 1729 morti. Una vera e propria ecatombe. Tutti sono disposti a crederci. Le immagini del massacro fanno il giro del mondo: è naturale stare contro il criminale che gasa donne e bambini. Peccato però che qualcosa non torni in questa storia e il premio Pulitzer Seymour Hersh si prende la briga di spiegare come, molto probabilmente, sono andate le cose quel 21 agosto del 2013: a compiere quel crimine efferato sarebbero stati infatti i ribelli.Per approfondire: La Siria e la strategia della tensioneNel corso di questi cinque anni le bugie sono state molte. La più grave, forse, è stata quella di non presentare i ribelli per quello che, in gran parte, sono: degli estremisti. Non che lo siano tutti, ovviamente. Ma, oggi, è la parte più legata all’islamismo a vincere. Come raccontava Maryam, donna di Aleppo, nel settembre 2012 a Francesca Borri (La guerra dentro, p. 15): “Sono tutti così religiosi, tutti così conservatori. E tutti sunniti”.E poi ci sono i bombardamenti. Anche in questo caso Assad ha le sue colpe: i caccia siriani sono stati spesso imprecisi e queste imprecisioni hanno provocato parecchi morti innocenti. Ma si parla solamente di queste vittime, non di quelle provocate dagli altri. Ad esempio: se un caccia siriano colpisce un ospedale, le immagini girano giustamente tutto il mondo. Ma se sono i ribelli a colpire un reparto di neonatologia nessuno ne parla.Per approfondire: Perché non vi faranno vedere questa fotoÈ il dramma della guerra moderna, fatta non solo a suon di bombe, ma anche di informazioni modificate per provocare drammi maggiori. Ma chi ne fa le spese, come sempre, sono i civili.

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