La guerra nel deserto siriano procede con la progressiva eliminazione dell’ISIS stretto ormai tra le avanzate siriane da un lato e quelle irachene all’altro, con il califfato costretto a chiedere l’arruolamento forzato dei ragazzi compresi tra i 20 ed i 30 anni nella provincia di Deir Ez Zour, l’unica dove oramai le sue ‘truppe’ hanno una certa libertà di movimento per giostrare le esigue riserve ed  i pochi rinforzi rimasti. Nelle scorse ore un colpo decisivo alle pretese del califfato presso la provincia di Homs, è stato dato dalla conquista ad opera delle forze armate siriane della città di Sukhnah, l’ultimo baluardo della zona centrale del deserto dei miliziani fedeli all’ex califfo Al Baghdadi; non un grosso centro urbano, ma uno snodo strategico lungo la strada che conduce da Palmyra a Deir Ez Zour che, anche in tempo di pace, ha sempre avuto un’importante funzione di comunicazione tra l’anima urbana e quella desertico/rurale della Siria.

La battaglia lampo per Sukhnah

Al pari di molte altre zone del deserto centrale, Sukhnah è rimasta fuori dal contesto bellico fino alla primavera del 2015 quando, forti di un’avanza che stava iniziando a minacciare anche l’ovest del paese, gli islamisti dell’ISIS hanno occupato questo territorio spingendosi poi nel maggio di quell’anno verso Palmyra destando al mondo molto clamore per via delle tragiche velleità portate avanti dai miliziani, tra razzie di ogni genere e distruzione di alcune delle più belle opere d’arte della ‘perla del deserto’ costruita dai romani. Da quel momento, complice anche un’alleanza con alcuni leader delle tribù locali, l’ISIS ha potuto fortificare le sue posizioni facendo di Sukhnah una delle sue roccaforti del deserto, capace di rimanere lontana dall’avanzata siriana per diversi mesi dopo la liberazione della vicina Palmyra avvenuta nel mese di marzo.

Secondo molti analisti, l’esercito siriano ha in questi giorni provveduto ad avanzare da Rusafa e lungo l’Eufrate verso Deir Ez Zour proprio perché la battaglia per riprendere Sukhnah avrebbe potuto durare anche diverse settimane visto che, per l’appunto, l’ISIS ha avuto modo di impiantare in questi anni un imponente sistema difensivo fatto non solo di diverse munizioni d’armi a disposizione e checkpoint, ma anche di tunnel e gallerie attorno la città; pur tuttavia, dopo una lenta ma costante avanzata ad est di Palmyra avvenuta nella scorsa primavera, a maggio è arrivata la conquista del villaggio petrolifero di Arak e, da allora in poi, le forze di Damasco hanno provveduto a creare i presupposti per il definitivo attacco verso Sukhnah. Il quattro agosto, secondo fonti militari siriane, l’esercito si è attestato alla periferia della cittadina e, nel giro di appena 48 ore, è stato in grado di riportare la bandiera siriana nei palazzi governativi a più di due anni dalla ritirata sotto i colpi dell’ISIS. Vitale per la repentina resa dei miliziani è stata l’aviazione, sia russa che siriana, la quale ha provveduto a distruggere i vari sistemi difensivi costruiti dallo Stato Islamico negli anni di occupazione.

L’importanza della presa di Sukhnah

In Siria la caduta di Sukhnah è stata salutata dai media nazionali come uno degli eventi più importanti degli ultimi mesi di guerra; la sconfitta del califfato nel paese sembra avvicinarsi sempre di più e, con la fine della presenza jihadista in questa parte della provincia di Homs, adesso appare soltanto una questione di tempo prima di vedere l’espulsione di Daesh (acronimo con cui in arabo viene indicato l’ISIS) dall’intero territorio siriano. L’importanza della conquista di Sukhnah è strategica sia da un punto di vista simbolico che militare: da un lato infatti, come accennato precedentemente, la città sembrava una fortezza del deserto difficilmente espugnabile, un’esplicita testimonianza di come l’ISIS ha potuto dominare dal 2015 in poi in lungo ed in largo nel cuore rurale della Siria, spostando quasi indisturbatamente carovane di uomini e mezzi tra le principali arterie di collegamento; la repentina caduta della città, adesso consegna all’attualità di questo conflitto l’immagine di un califfato in preda ad un’inesorabile ritirata.

Ma Sukhnah è stata per gli islamisti anche una base strategica, per l’appunto, da cui è stato possibile lanciare attacchi sia verso Palmyra che Deir Ez Zour; trovandosi a metà strada tra queste due città, il suo controllo ad opera dei miliziani ha fatto sì che le principali vie di collegamento tra le sponde dell’Eufrate e la provincia di Homs  si sono di fatto trasformate nel 2015 nel punto di forza delle offensive del califfato volte a minacciare anche la parte occidentale della Siria. Il ‘fortino’ di Sukhnah ha reso inespugnabile per anni questa parte del deserto, con annessa la strada per Deir Ez Zour e l’intera area dei campi petroliferi ad est di Homs; adesso tutto questo appare consegnato definitivamente alla storia, con il califfato costretto a ritirarsi per via della mancanza di nuovi importanti punti difensivi da cui poter rilanciare un ipotetico contrattacco: in queste ore, l’esercito siriano e gli alleati sono impegnati nella creazione di una ‘zona cuscinetto’ al fine di mettere in sicurezza Sukhnah dopo l’avvenuta liberazione.

Deir Ez Zour sempre più vicina

Dopo l’avanzata compiuta dalla provincia di Raqqa, che nei giorni scorsi ha portato le ‘Tiger Force’ dell’esercito siriano a 60 km da Deir Ez Zour, la conquista di Sukhnah rende il capoluogo più orientale del paese adesso sempre più nel mirino dell’esercito di Damasco: come ben si sa, la città sopra menzionata è un’enclave governativa da quattro anni assediata dall’ISIS  che nel tempo è riuscita a resistere ad ogni tentativo di definitiva conquista da parte dei miliziani; adesso la fine dell’assedio appare più vicino, visto che con la presa di Sukhnah il fronte orientale si è portato a 120 km da Deir e soprattutto non appaiono più esserci fortificati bastioni difensivi per i militanti jihadisti. Avanzando su due precise direttrici e con le principali città oramai strappate allo Stato Islamico, anche l’estrema provincia orientale siriana si appresta ad essere attaccata dalle forze lealiste e le bandiere nere che per tre anni hanno incarnato il terrore della furia terrorista in Siria si avviano, nel breve volgere forse di pochi mesi, ad essere definitivamente ammainate.