Guerra /

Questa mattina il Ministero della Difesa russo ha tenuto una conferenza stampa in cui è stato presentato il video che ricostruisce quanto accaduto lo scorso lunedì 17 settembre in occasione del malaugurato abbattimento dell’aereo spia Ilyushin Il-20M nei cieli siriani durante un attacco aereo condotto da F-16 di Israele.

Il generale Igor Konashenkov, portavoce del Ministero, ha illustrato le motivazioni che portano il Cremlino ad accusare Israele di comportamento negligente in occasione dell’attacco. Durante la ricostruzione, infatti, Konashenkov ha apertamente accusato i piloti degli F-16 di comportamento negligente a causa delle loro manovre, e soprattutto ha accusato Tel Aviv di aver sostanzialmente infranto l’accordo bilaterale di de-escalation in vigore dal 2015 che prevede la comunicazione di qualsiasi operazione di volo a entrambe le parti, in modo tale da poter evitare il ripetersi dell’incidente che portò all’abbattimento del Su-24 colpito dagli F-16 turchi a novembre dello stesso anno. 

La ricostruzione russa

Il video mostrato dal Ministero della Difesa presenta una ricostruzione in 3D dell’accaduto immediatamente prima dell’abbattimento dell’Il-20M.

Russia’s Defense Ministry releases video and report contradicting Israel’s official accounting of incident in which 15 Russian airmen were killedhttps://t.co/NrlqPXlrbu pic.twitter.com/SE97xI5tWS

— Haaretz.com (@haaretzcom) 23 settembre 2018

Si possono notare quattro F-16 israeliani in volo sul mare a ovest di Latakia, la posizione della fregata francese tipo FREMM “Auvergne” e la posizione dell’Ilyushin Il-20 che in quel momento era in volo sulla Siria del nord.

Alle 21:39, come sostiene sempre Konashenkov, un ufficiale israeliano comunica al comando russo l’inizio del raid, specificando che questo sarebbe stato sul nord della Siria.

Alle 21:40 comincia l’attacco vero e proprio, e gli F-16 che sino a quel momento stavano pattugliando la zona di mare prospiciente Latakia si avvicinano alla costa e sganciano le bombe Gbu-39 colpendo obiettivi industriali e militari nei pressi della città siriana. 

In questo momento, come si vede nel filmato che riporta i tracciati radar, l’Il-20M è in volo, sempre con rotta sud, sulla città di Idlib, nel nord della Siria.

Questo è il primo momento decisivo per la nostra analisi, e lo vedremo successivamente.

Alle 21:51, quindi ben 11 minuti dopo l’attacco, comincia ad attivarsi la difesa aerea siriana. In questi 11 minuti intercorsi, gli F-16 di Israele sono rimasti in orbita sul tratto di mare, in acque internazionali, circa 70 chilometri a est di Latakia, la stessa zona in cui erano di pattuglia prima dell’attacco.

L’Ilyushin Il-20M nello stesso momento è a sud, in volo sul villaggio di Ein Elkorum, sito a circa metà strada tra Latakia e Tartus.

Questo è il secondo momento decisivo.

Alle 21:59 uno degli F-16 si stacca dalla formazione e punta verso la costa siriana, con una rotta diversa, più meridionale, rispetto a quella dell’attacco di pochi minuti prima.

Quando questo accade l’Il-20M è ora in volo sul mare, diretto verso nord, in un tratto che si trova, orientativamente, tra le città costiere di Baniyas e Tartus. 

Secondo Konashenkov, alle 22:03 un missile S-200 del 49esimo reggimento della difesa aerea siriana ingaggia l’Il-20M e lo abbatte.

Alle 22:07 l’aereo spia Il-20M con 15 membri dell’equipaggio scompare dai radar e si inabissa nel Mediterraneo Orientale circa 35 chilometri a ovest da Latakia. 

Gli F-16 di Israele continuano a restare di pattuglia sul mare sino alle 22:40.

Quello che non convince delle accuse russe

L’accusa di Konashenkov, oltre che vertere sul ritardo della comunicazione dell’attacco, sottolinea come Tel Aviv abbia annunciato un attacco sul nord del Paese, mentre Latakia è a ovest. Quando però l’attacco era già cominciato e le prime esplosioni scuotevano i sobborghi di Latakia, il velivolo russo era, come abbiamo visto, sul nord della Siria, circa sulla verticale di Idlib, quindi il comando russo avrebbe avuto già un chiaro segnale delle intenzioni israeliane.

Nonostante questo, e nonostante il fatto che gli F-16 israeliani, terminato l’attacco, fossero rimasti di pattuglia a ovest di Latakia, l’Ilyushin Il-20, invece di virare verso est nella sua rotta sud e mettersi al riparo dalla possibile reazione della contraerea siriana, continua il suo avvicinamento alla zona di operazioni oltrepassando con una larga virata la base aerea di Khmeimim da dove era decollato.

Questo comportamento è spiegabile in un modo solo: la premura del comando russo non era quella di far rientrare il velivolo alla base per metterlo al sicuro, bensì, data la sua stessa natura, quella di andare a osservare da vicino quanto stava accadendo in quella porzione di cielo, anche vista la presenza della fregata francese, che, a questo punto della ricostruzione, sembra essere esclusa da ogni intervento nella vicenda non essendo stata chiamata in causa dal Ministero della Difesa nella ricostruzione.

Perché, infatti, una volta cominciato l’attacco il velivolo spia, che era in una zona sicura, ha continuato ad avvicinarsi al teatro delle operazioni? Perché una volta raggiunta la regione di Khmeimim non è subito atterrato, oppure non ha virato verso l’entroterra per allontanarsi dai caccia israeliani, ma, al contrario, vi si è avvicinato con una lunga virata?

Bastano queste due domande, alle quali abbiamo cercato di rispondere, per mettere in dubbio l’impianto accusatorio russo.