Siria, adesso l’Isis attacca la roccaforte di Al Nusra

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Il centro della Siria, sia per la sua natura desertica e sia per delle vicende militari che soltanto nelle scorse settimane sono riuscite a sbloccarsi a vantaggio dell’esercito di Damasco, è ancora un vero e proprio campo di battaglia dove la situazione rischia spesso di essere poco chiara; già dall’inizio del conflitto, specialmente a partire dal 2012, la fascia di territorio che va dalle zone orientali di Hama ed Homs fino ad Itriya è stata interessata da intensi combattimenti e proprio qui l’ISIS è riuscito a fissare la parte più occidentale del suo oramai ex sedicente califfato. Per tre intensi anni, città strategiche come Salamiyah o come le stesse Homs ed Hama (rispettivamente terzo e quarto centro urbano più esteso del paese), sono state sotto la minaccia non ravvicinata ma sempre latente degli uomini dello Stato Islamico; la situazione è poi mutata a partire dalle scorse settimane, quando la cattura ad opera delle truppe di Damasco di Rusafa prima e di Sukhnah poi, hanno consentito di chiudere in una grossa sacca il territorio in mano all’ISIS nel centro della Siria e, da quel momento, si è assistito ad un costante avanzamento dei soldati governativi.

L’ISIS in fuga dalla Siria centrale

All’interno della grossa sacca dove i miliziani jihadisti sono stati accerchiati, nonostante la prospettiva di una prossima ed inevitabile sconfitta non avendo più possibilità di contrattaccare, i terroristi hanno provato fino all’ultimo a resistere ed a complicare la vita all’esercito siriano; la situazione è sembrata più chiara soltanto con la caduta dell’unica vera roccaforte del califfato nell’area, ossia la cittadina di Uqayribat, centro strategico specialmente per via dei tanti assi viari provenienti dal deserto della provincia di Homs che convergono proprio in questo territorio. Pur tuttavia, i soldati fedeli al presidente Assad per circa un mese hanno continuato sì ad avanzare, ma con non poche difficoltà anche per via della vastità dell’area e del terreno impervio e non certo favorevole a creare solide basi difensive; soltanto una settimana fa da Damasco le forze di difesa hanno annunciato la fine definitiva della grande sacca dell’ISIS e quindi la messa in sicurezza di ampie aree centrali del paese.



Pur tuttavia la liberazione dal califfato di questo territorio, non ha coinciso con la fine delle operazioni militari; come detto ad inizio articolo, la situazione nella zona appare poco chiara e l’intera Siria centrale è un campo di battaglia dove gruppi più o meno piccoli legati all’ISIS potrebbero ancora essere in attività o dove, come accaduto a Qaryatayn, cellule dormienti del califfato sono in grado di creare non pochi grattacapi alle difese governative. Ad aggiungere ulteriore instabilità allo scenario di questa porzione vasta e strategica della Siria, è stato l’episodio accaduto nella giornata di lunedì: in particolare, durante le operazioni di evacuazione dei civili dai villaggi vicino Salamiyah recuperati dall’esercito, alcuni convogli formati da uomini e mezzi dell’ISIS sono riusciti ad infiltrarsi fuggendo via dalle ultime lande desertiche occupate tra Homs ed Hama e dirigendosi quindi verso nord.

L’ISIS all’attacco nella provincia di Idlib 

Dopo la fuga rocambolesca dei miliziani del califfato dalla Siria centrale, l’esercito siriano ha fortificato le difese lungo la strada che collega Salamiyah con Itriya, arteria secondaria prima del conflitto ma adesso più che mai vitale essendo l’unico asse che collega Aleppo con Damasco visto che l’autostrada M5 è al momento occupata dai miliziani di Al Nusra; pur tuttavia, i gruppi dell’ISIS in fuga, sapendo di un’eventuale forte reazione dell’aviazione russa e siriana in caso di occupazione della strada sopra menzionata, hanno preferito virare più a nord fino per l’appunto ai confini con Idlib. Sfruttando la natura desertica di questo territorio, intere carovane composte da pick up e camion con a bordo gruppi jihadisti sono riusciti a posizionarsi in alcuni villaggi a nord di Salamiyah; ma qui il controllo non era nelle mani dell’esercito di Damasco, bensì ai gruppi alleati dell’ex fronte Al Nusra, ossia la filiale siriana di Al Qaeda.

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Idlib è l’unica provincia rimasta totalmente al di fuori del controllo centrale: a sventolare nelle città più importanti sono le bandiere della Siria coloniale, scelte poi come identificative da parte dell’FSA (Free Syriam Army) all’inizio della guerra ma sotto cui oggi si raggruppano diverse sigle estremiste legate a gruppi radicali vicini in alcuni casi alla Turchia ed in altri invece per l’appunto ad Al Qaeda. Un vero e proprio ‘piccolo emirato’ in cui gli estremisti controllano una popolazione di quasi due milioni di abitanti; è qui che l’ISIS vorrebbe penetrare dopo aver definitivamente lasciato la Siria centrale: del resto, già tra il 2013 ed il 2014 le sigle islamiste presenti ad Idlib sono entrate in rottura con l’Esercito Islamico dell’Iraq e del Levante (nome con il quale era conosciuto all’epoca l’ISIS), provocando la separazione tra Al Nusra e le bandiere nere del futuro califfato.

La provincia di Idlib è stata già scossa da guerre intestine alle sigle terroriste nello scorso mese di luglio; a fronteggiarsi, in quel caso, sono stati i gruppi posti sotto le insegne di Ahrar Al Sham e Tahrir Al Sham: i primi sono gli estremisti legati alla Turchia e che Ankara tiene all’interno del sentiero impervio delle zone di ‘de escalation’ decise negli accordi di Astana, gli altri invece costituiscono gli islamisti fedeli per l’appunto agli ex del fronte Al Nusra; durante le battaglie combattute questa estate, Ahrar Al Sham ha tenuto il controllo soltanto della cittadina di Saraqib, mentre lo stesso capoluogo Idlib e tutti i valichi di frontiera con la Turchia sono stati conquistati dai seguaci siriani di Al Qaeda. Adesso la minaccia principale per le sigle che dominano in questa provincia, proviene direttamente da altri terroristi dopo che le bandiere nere dell’ISIS sono state inaspettatamente issate su almeno una decina di villaggi.

Gli scontri, segnalati anche in queste ore, appaiono molto intensi: i jihadisti che controllano la provincia di Idlib temono che la pressione derivante da sud da parte dei miliziani fedeli al califfato, possa essere fortemente destabilizzante per l’intero territorio; è per questo che già nella serata di lunedì infatti, sono stati effettuati contrattacchi da parte di alcuni militanti vicini ad Al Nusra, i quali hanno contribuito alla riconquista di alcune località. Tuttavia l’ISIS sembra intenzionato a continuare i combattimenti forte di tutto il materiale che è riuscito a portare via dalle zone della Siria centrale da cui è fuggito; uno scontro interno quindi tra le due più importanti sigle della galassia jihadista, le stesse che hanno contribuito a seminare morte e distruzione nel paese: è questo lo scenario che si profila anche per i prossimi giorni ad Idlib, una situazione da un lato di estrema tensione ma, dall’altro lato, che vede l’esercito siriano nel ruolo di attento osservatore e pronto ad approfittare di un eventuale reciproco indebolimento dei due gruppi rivali.