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Israele ha ammesso di aver utilizzato in azioni di combattimento il nuovo caccia di quinta generazione F-35 “Lightning II”. A riferirlo è il comandante della Iaf, generale Amikam Norkin, che oggi ha presentato al pubblico immagini del nuovo caccia in volo sopra Beirut ed ha affermato che “lo stormo di F-35 è diventato operativo. Stiamo utilizzando gli F-35 ovunque in Medio Oriente” aggiungendo però che il velivolo non sarebbe stato usato nell’ultimo attacco contro la Siria. 

Sempre il generale Norkin ha però aggiunto, come riporta il quotidiano Haaretz, che F-35 con la stella di Davide sono stati impiegati precedentemente in almeno due occasioni andando a colpire sospette postazioni iraniane in Siria e depositi di armi di Hezbollah nei pressi del confine libanese.

Gli F-35 di Israele

La Iaf ha ricevuto sino ad oggi nove F-35 “Lightning II” – ribattezzati “Adir” da Israele – assegnati al 140esimo stormo “Golden Eagle” che ha sede presso la base aerea di Nevatim. I primi due velivoli sono stati consegnati il 12 dicembre del 2016 mentre cinque hanno ricevuto lo status Ioc (Initial Operational Capabilty) il 2 dicembre dello scorso anno. 

Per il 2018 è prevista la consegna da Israele di altri sei F-35 portando così il numero a 15 e facendo della Iaf la prima aeronautica straniere ad avere in forza un così alto numero di questi nuovi cacciabombardieri dalle caratteristiche stealth

Quelli israeliani sono i primi caccia F-35 ad aver conseguito la Ioc, eccezion fatta per quelli americani in forza all’Usaf e al Usmc. I velivoli italiani, che al momento sono otto compreso il primo F-35B recentemente consegnato alla Marina Militare, non hanno ancora conseguito tale qualifica. 

Che cosa significa Ioc?

La Initial Operational Capability è una qualifica che certifica che una forza aerea possiede un adeguato numero di velivoli, piloti addestrati, personale di terra ed equipaggiamenti per condurre missioni operative usando tutta una serie di sistemi d’arma e di missione registrati. In parole povere significa che un velivolo è effettivamente in grado di compiere una missione operativa.

Gli F-35 israeliani, però, hanno una serie di componenti e modifiche apportate localmente – pod Ew (Electronic Warfare), munizionamento, sistemi C4 ecc – che li distinguono dai loro simili in forza negli altri Paesi utilizzatori, e a quanto risulta, la Iaf sta ancora procedendo alla loro integrazione nella cellula del velivolo. 

Questo però non impedisce agli “Adir” di effettuare missioni per la validazione delle nuove procedure tattiche di utilizzo del velivolo, per affinare le sue capacità Elint (Electronic Intelligence), per geolocalizzare e classificare i sistemi d’arma nemici così come per testare i sistemi d’arma – compresi quelli autoctoni – in reali operazioni di combattimento che includono un “pacchetto” di altri velivoli per missioni speciali e per supporto Ew. 

L’unicità degli F-35

Sicuramente la caratteristica che rende unico l’F-35 non è tanto la sua invisibilità ai radar, tecnologia ormai nota da decenni, bensì la capacità di integrazione – e condivisione – dei dati raccolti sul campo di battaglia in tempo reale. Il “Lightning II” è in grado di fare da vero e proprio “aereo spia” raccogliendo, grazie ai suoi sensori, tutte le informazioni elettroniche (radar, Ir ecc) del nemico e, tramite i suoi avanzati software, di “fonderle” e quindi fornire una completa visione del teatro di combattimento condividendola in tempo reale con gli altri asset ad esso collegati. 

Questa capacità rappresenta la vera innovazione del caccia di quinta generazione in quanto quelli precedenti – come F-15, 16 e 18 – sebbene siano ancora efficaci nel loro ruolo di attacco/interdizione, non sono in grado né di raccogliere dati di intelligence né di analizzarli e condividerli in tempo reale. Prima occorrevano diversi velivoli con compiti “ad hoc” i cui dati raccolti dovevano essere comunicati ad un centro preposto allo scopo che successivamente inviava la nuova situazione strategica agli stormi da attacco, e via discorrendo. 

Ora tutto questo è possibile farlo con un unico velivolo in un unico istante, e grazie soprattutto alla condivisione in tempo reale dei dati elaborati, l’F-35 diventa una macchina bellica davvero unica nel suo genere in grado di dare un effettivo vantaggio a chi lo utilizza. 

Il problema della presenza russa

La forte presenza di piattaforme Elint e radar russi in Siria causa qualche preoccupazione: i russi sono effettivamente in grado, grazie alla portata dei propri sistemi, di identificare i velivoli israeliani in tempo reale al momento del loro decollo e quindi sono in grado di “caratterizzare” la specifica segnatura radar dell’F-35 assegnandole una precisa lunghezza d’onda, come già fatto per gli F-22.

I caccia stealth sono stati studiati per risultare “invisibili” ai radar dotati di frequenze specifiche come quelli operanti in banda X, C, S e Ku la cui particolare accuratezza è data proprio dal fatto che operino in alte frequenze (più è alta più un radar è preciso). 

In ogni caso una volta che la frequenza supera una certa soglia si viene a formare un effetto di risonanza che rende maggiormente identificabili i velivoli stealth. Ad esempio un radar Atc (Air Traffic Control) che opera su basse frequenze è teoricamente in grado di individuare un velivolo di questo tipo proprio a causa dell’effetto di risonanza

Altri radar che operano a frequenze inferiori ai 300 Mhz come quelli di Early Warning o con capacità “oltre l’orizzonte”  sono considerati particolarmente pericolosi per un velivolo stealth in quanto, sebbene non siano in grado di avere una precisione tale da poterne tracciare con esattezza quota e posizione, possono comunque fornire un vettore per la caccia avversaria dotata di sistemi Irst (Infra Red Search and Track). 

Per questo motivo così come gli aerei spia occidentali che orbitano intorno allo spazio aereo siriano hanno raccolto informazioni sugli Su-35S, Su-30SM e sugli S-300 ed S-400, allo stesso modo i sistemi avanzati di difesa aerea russi si sono “settati” sugli F-35 israeliani e hanno imparato a riconoscerli costringendo quindi la Iaf a rivedere i suoi piani di impiego dei cacciabombardieri. 

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