A Idlib la tregua è sempre più appesa ad un filo

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Guerra /

La tregua regge ma la tensione non è affatto diminuita: a più di dieci giorni dall’intesa per il cessate il fuoco raggiunta a Mosca, dopo sei ore di colloqui tra Putin ed Erdogan, la diminuzione dell’intensità degli scontri ad Idlib appare complessivamente un dato assodato. Tuttavia, non sono mancati episodi, anche nelle ultime ore, in cui il rumore delle armi è tornato a scandire la quotidianità in alcune parti dell’ultima provincia ancora parzialmente fuori dal controllo del presidente Assad. A darne notizia è stato, così come riportato dall’agenzia siriana Sana, lo stesso ministero degli esteri russo.

La denuncia di Mosca

Idlib non è soltanto teatro di scontri tra l’esercito siriano, che dallo scorso mese di gennaio ha ripreso ad avanzare, e le milizie islamiste che dal 2012 occupano buona parte della provincia. Qui in realtà passano buona parte degli interessi dei più importanti attori internazionali impegnati nel conflitto siriano. E, in particolar modo, di Russia e Turchia: la prima sostiene il governo del presidente Assad, la seconda invece le sigle islamiste convogliate sotto le insegne del National Syrian Army. Mosca ed Ankara sono dunque su due fronti opposti, tuttavia dal 2016 in poi il rapporto tra i due rispettivi governi ha iniziato ad essere molto stretto e questo ha portato spesso ad accordi bilaterali in grado di influenzare il corso degli eventi in Siria. Si inserisce in questo contesto il colloquio tra il presidente Putin ed il presidente Erdogan avvenuto lo scorso 5 marzo: dopo un’escalation durata diversi giorni tra esercito siriano e milizie islamiste, l’accordo preso al Cremlino dai due leader ha intaccato il cessate il fuoco.

Adesso però, come denunciato dal ministero degli esteri russo, una parte dell’accordo rischia di saltare. Secondo i responsabili della diplomazia di Mosca, alcuni gruppi islamisti anti Assad avrebbero lanciato attacchi mirati nei confronti dei soldati siriani. Questo è avvenuto in particolar modo nella parte meridionale della provincia di Idlib. Si tratta, almeno per il momento, di scontri a bassa intensità ma che indubbiamente rischiano di riaccendere definitivamente la battaglia, minando dunque dalla base lo stesso cessate il fuoco. Responsabili di queste prime parziali violazioni della tregua, sarebbero gruppi filo jihadisti quali Hayat Tahrir al Sham e Hurras al Din. Così come fatto sapere sempre dal ministero degli esteri russo, le sigle sopra citate non avrebbero mai accettato l’accordo raggiunto tra Mosca ed Ankara. Da qui i tentativi, per adesso comunque respinti, di attaccare nuovamente le postazioni dei soldati fedeli a Bashar Al Assad.

Proseguono i pattugliamenti congiunti

Nel frattempo procederebbe, seppur anche in questo caso con qualche intoppo, l’attuazione di altri punti dell’accordo siglato al Cremlino lo scorso 5 marzo. In particolare, quello relativo ai pattugliamenti congiunti tra truppe russe e turche lungo l’autostrada M4, l’arteria che collega la provincia costiera di Latakia con Aleppo e diventata in questo frangente linea di confine interna alla stessa provincia di Idlib. Così come scritto lunedì su InsideOver da Futura D’Aprile, i pattugliamenti sono iniziati il 15 marzo e non sono mancate prime tensioni. In particolare, alcune sigle islamiste avrebbero organizzato proteste lungo la stessa M4 per impedire ai russi di proseguire con le varie operazioni di pattugliamento. Diversi gruppi sono ostili alla Russia, in quanto Mosca appoggia militarmente il presidente siriano.

Per adesso però i programmi previsti e concordati tra russi e turchi procederebbero ugualmente. Non mancano però timori relativi a possibili attacchi annunciati, subito dopo l’accordo trovato tra Putin ed Erdogan, nei confronti dei soldati inviati da Mosca.