Sinjil, in Cisgiordania, è una cittadina a Nord-Est di Ramallah, abitata da circa ottomila persone che oggi si ritrovano incastrate dentro una nuova prigione a cielo aperto costruita da Israele. Infatti, nel confine orientale di Sinjil, Israele sta costruendo un imponente recinzione metallica di cinque metri che taglia in due il confine della città. Tutte le vie d’accesso e d’uscita dalla città, tranne una, sono state chiuse da pesanti cancelli e posti di blocco, attentamente sorvegliati dai soldati israeliani. Bahaa Foqaa, vicesindaco di Sinjil, ha dichiarato che 8.000 abitanti della cittadina sono costretti a vivere in un’area di appena 4 ettari, mentre sono isolati da 800 ettari di terreno di loro proprietà privata.


Parte della città di Sinjil è inaccessibile fin dal 1967 a causa di ordini militari israeliani ed a causa dell’espansione delle colonie israeliane nel territorio. La città è ad oggi circondata da cinque colonie israeliane e tre nuovi avamposti. Per costruire la nuova recinzione metallica l’esercito israeliano, tra febbraio e agosto 2024, ha confiscato circa cinque ettari di terra tra Sinjil e il villaggio vicino di Turmus Ayya, come riportato da +972 Magazine.
Prima che questa recinzione venisse costruita, Sinjil era nota per le commissioni di protezione locale che proteggevano gli abitanti palestinesi dai continui attacchi dei coloni. Ora però, la recinzione non permette più di raggiungere le case dei palestinesi in momenti di emergenza. La soluzione che gli abitanti di Sinjil hanno trovato e raccontato ai giornalisti di +972 è dunque quella di spostarsi più all’interno del villaggio. Tuttavia, la violenza coloniale continua e dunque continuano i feroci attacchi dei coloni, che solo pochi giorni fa hanno pestato fino alla morte due giovani palestinesi residenti a Jabal Al-Batin, vicino a Sinjil.
Uno dei due giovani si chiamava Sayfollah Musallet, aveva 20 anni ed era di origini americano-palestinesi. È morto dissanguato dopo essere stato brutalmente picchiato dai coloni, che hanno poi ostacolato l’intervento dei paramedici, impedendo ogni tentativo di soccorso. La seconda vittima era Mohammad Razek Hussein Al-Shalabi, di 23 anni, ucciso da un colpo d’arma da fuoco sparato dai coloni. Il suo corpo è stato ritrovato solo diverse ore dopo, nascosto dietro un albero di ulivo.
La situazione a Sinjil rappresenta una delle tante realtà invisibili ma drammatiche della Cisgiordania, dove la vita quotidiana dei palestinesi è segnata da restrizioni sempre più rigide, espropri forzati e violenze sistematiche. Mentre l’espansione delle colonie israeliane prosegue senza sosta, le comunità locali si trovano a dover reinventare strategie di sopravvivenza in un contesto di isolamento crescente e costante minaccia. La storia di Sayfollah Musallet e Mohammad Al-Shalabi non è un’eccezione, ma l’ennesimo tragico episodio di una spirale di violenza che sembra non avere fine.

