Il mondo intero era ancora incredulo di fronte alle immagini di Donald Trump sanguinante da un orecchio e scampato al proiettile che l’avrebbe ucciso, quando una decina di giorni dopo è giunta notizia dal Caucaso di un possibile tentativo di assassinio politico. Mercoledì 24 luglio, i servizi per la sicurezza della Georgia hanno dichiarato di aver scoperto una cospirazione ordita da alcuni ex funzionari governativi e da ex agenti delle forze dell’ordine, che aveva l’obiettivo di eliminare Bidzina Ivanishvili, primo ministro del Paese caucasico dal 2012 al 2013 e presidente di Sogno Georgiano, partito attualmente al governo.
I servizi di sicurezza dello Stato hanno diramato la notizia attraverso pubblicazione sulla loro pagina Facebook, scrivendo nero su bianco che l’obiettivo era rovesciare l’esecutivo in carica e generare disordini volti a minare l’ordine costituzionale. Ormai da qualche tempo, gli attentati contro politici illustri sono, purtroppo, tornati di moda, costringendo i servizi segreti di tutto il mondo a tenere alta la guardia in un clima internazionale sempre più incandescente a causa dei conflitti in Ucraina e in Medio Oriente.
Proprio la guerra nell’Est Europa avrebbe, secondo le autorità di Tbilisi, una certa rilevanza nell’inquietante vicenda che le stesse hanno denunciato. La rete televisiva Imedi, considerata molto vicina al governo, ha dichiarato che le autorità sarebbero venute a conoscenza del complotto grazie all’interrogatorio di alcuni cittadini georgiani che si erano recati in Ucraina per combattere come legionari stranieri contro l’esercito russo. Non a caso, qualche foreign fighter ha dichiarato che, dopo il ritorno in patria, è stato convocato e interrogato dai servizi di sicurezza perché si teme che tra alcune frange dei combattenti si stia preparando il tanto temuto golpe. È il caso di Lasha Chigladze e di Gela Kakhabrishvili – entrambi soldati in Ucraina fino a non molto tempo fa – che sono stati convocati a pochi giorni di distanza da un giudice per far loro delle domande sull’indagine condotta dalle autorità competenti.
Proprio le dichiarazioni dell’avvocato di Kakhabrishvili, rilasciate a margine dell’interrogatorio del suo assistito, sono state riprese dai media filogovernativi come Imeda perché, stando a come il conduttore della rete televisiva ha riportato il fatto, il legale avrebbe detto: “Si sta preparando un atto terroristico contro Bidzina Ivanishvili e altri leader del Sogno Georgiano”. Qualche ora dopo, però, l’avvocato in questione ha rilasciato un’intervista a Georgian Service RFE/RL affermando che le sue parole erano state travisate, poiché lui aveva riferito che al suo cliente era stato chiesto se fosse stato coinvolto o avesse intenzione di partecipare a un atto terroristico senza che le autorità giudiziarie gli avessero confermato l’esistenza di un piano eversivo contro le alte sfere del potere.
L’indagine al momento risulta classificata, ma il solo comunicato dei servizi è bastato ad accendere gli animi, non solo tra le colonne dell’informazione, ma anche tra i ranghi della maggioranza governativa e le file dell’opposizione. Il leader di Sogno Georgiano in Parlamento, Mamuka Mninadaraze, ha prontamente dichiarato: “L’agenda del fascismo pseudo-liberale includeva il tentativo di assassinio di Trump, il tentativo di assassinio di Fico, alludendo all’assassinio di Irakli Kobakhidze. E ora si scopre che era stato pianificato un attentato contro Bidzina Ivanishvili… È una coincidenza?”. La capa dell’opposizione, Tina Bokuchava, ritiene che l’intera questione sia invece un’opera di manipolazione, di disinformazione e di propaganda in stile russo “che i nostri partner occidentali chiamano guerra ibrida”.
Queste schermaglie probabilmente aumenteranno nei prossimi mesi, dato che la Georgia in autunno dovrà affrontare le elezioni politiche che, secondo molti osservatori, saranno in grado di suggerire se il Paese virerà verso l’Occidente o la Russia. Sogno Europeo ha sempre desiderato avvicinarsi all’Ue, tanto che nel dicembre 2023 la Georgia si è vista riconosciuta lo status di candidato all’adesione dell’Unione a 27, ma riguardo alla guerra in Ucraina ha condannato l’invasione russa senza però infliggere alcuna sanzione a Mosca. Non solo, a maggio il parlamento ha approvato una legge sulle interferenze straniere che i media occidentali hanno etichettato come “filo-russa”, in quanto prevede che le organizzazioni che ricevono il 20% dei finanziamenti dall’estero debbano registrarsi come “agenti di influenza straniera”, inducendo così Bruxelles a sospendere l’iter per l’adesione.
A prescindere dall’esito delle elezioni, per gli equilibri mondiali dei prossimi mesi la Georgia sarà una pedina importante sullo scacchiere internazionale, ma l’auspicio è che la scia di sangue che ha tinto di rosso il palcoscenico del confronto politico nel mondo non trovi spazio anche qua.
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